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Dall'intesa con Bivi all'incredibile gol contro il Lecce: Bergossi racconta il Bari di Bolchi
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Dall'intesa con Bivi all'incredibile gol contro il Lecce: Bergossi racconta il Bari di Bolchi

di  Mercoledì 12 gennaio 2022 5 min Letto 9.909 volte
FORLÌ - «Nel capoluogo pugliese ho trascorso gli anni migliori della mia giovinezza e della mia vita». Parole del 62enne Alberto Bergossi, calciatore di un Bari rimasto per sempre nei cuori dei tifosi: quello che nel 1985 tornò in serie A dopo 16 anni.

La formazione dei biancorossi recitava così: Imparato, Cavasin, De Trizio, Cuccovillo, Loseto, Piraccini, Cupini, Sola, Bivi, Lopez, Bergossi. Il n.11 era proprio Alberto, attaccante fornito di buona tecnica che viene ancora ricordato per i suoi splendidi gol segnati al Lecce, di cui uno realizzato scartando mezza difesa salentina, compreso il portiere.

A Bari disputò quattro stagioni tra il 1984 e il 1989, con la parentesi di un prestito al Forlì, sua città natale e luogo dove risiede attualmente. Abbiamo così intervistato questa vecchia gloria dei Galletti, oggi procuratore sportivo e simbolo di un’epoca in cui il mondo del pallone era nostalgicamente circondato da un alone di romanticismo.

Che ricordi hai di quel Bari?

Arrivai con tanto entusiasmo in Puglia. Venivo da tre anni in A con l’Avellino, ma quando ricevetti la proposta del Bari non ci pensai due volte a dire di sì: intuii infatti che la squadra era in fase di lancio. Aveva appena vinto il campionato in C e la società voleva puntare nell’immediato a tornare nella massima serie. Fui voluto fortemente dal presidente Vincenzo Matarrese, dal direttore sportivo Franco Janich e soprattutto dall’ottimo allenatore Bruno Bolchi.

Qui facesti coppia in attacco con un altro nuovo arrivato: Edi Bivi…

Trovammo immediatamente una grande intesa e diventammo anche amici. Lo siamo del resto ancora oggi e ci sentiamo molto spesso. Ma quello era comunque un gruppo fantastico composto da giocatori di spessore come Luciano Sola e Totò Lopez. Il primo anno centrammo la promozione in A e la città scoppiò di gioia.

In 110 presenze totali con i biancorossi hai realizzato 10 reti e una viene ricordata come tra le più belle ed emozionanti della storia del Bari. Ce la racconti?

È quella del derby contro il Lecce del 30 settembre 1984. Fu una partita accesa e combattuta: nessuna delle due squadre voleva perdere e la sfida era molto sentita. Bivi segnò la rete del vantaggio. Eravamo quindi sull’1-0 quando a quattro minuti dal termine partì un’azione in contropiede. Mi avventai sul pallone all’altezza della linea del centrocampo e cominciai a dribblare gli avversari uno dietro l’altro. Mi feci guidare dall’istinto e quando mi presentai davanti alla porta lo stadio ammutolì. Perché tutti attendevano il tiro che però non arrivò subito: in quel momento mi venne infatti spontaneo scartare di netto il portiere e affrontare poi un altro difensore prima di depositare finalmente la palla in rete. Fu un gol incredibile. A distanza di più di trentacinque anni in tanti lo ricordano ancora: certi momenti non si dimenticano facilmente.

Il Lecce divenne la tua vittima predestinata. L’anno dopo, in serie A, realizzasti un altro gol storico contro i salentini.

Giocare contro i cugini leccesi per me è sempre stato emozionante, vista la rivalità che c’è tra le due tifoserie. Era il 27 Ottobre 1995 ed eravamo in vantaggio grazie alla rete di Paul Rideout. A 10 minuti dal termine puntai dritto verso la porta e tirai un bolide che si infilò all’incrocio dei pali, alla sinistra del portiere. Fu la rete del definitivo 2-0 che fece esplodere lo Stadio della Vittoria.

Da come ne parli sembri molto legato a Bari.

Ho un ottimo ricordo della città. Nel capoluogo pugliese ho passato gli anni migliori della mia giovinezza e della mia vita. Non solo perché ho avuto la fortuna di esibirmi in una piazza molto importante dove il calcio è vissuto in maniera passionale, ma soprattutto per i tanti amici e calciatori che qui ho conosciuto. Persone con cui sono riuscito a mantenermi in contatto. Torno spesso a Bari, diverse volte all’anno, sia per lavoro che con la famiglia e sempre con grande piacere. Qui tra l’altro mi sono laureato in Giurisprudenza, titolo che mi ha permesso in seguito di intraprendere l’attuale professione di agente.

A proposito del tuo lavoro: è tra i più criticati del sistema calcio. Che cosa ne pensi?

Credo che il problema risieda nel fatto che oggi questo mestiere è esercitato da gente che non ha una grandissima professionalità e nemmeno un bel passato. Dal 2015 è stata infatti liberalizzata l’attività. Prima per fare il procuratore bisognava essere diplomati ed era obbligatorio superare un esame a Roma presso la Figc per ottenere l’idoneità. E per superare la prova era necessario studiare tanto, preparandosi sulle norme della Fifa e su quelle delle corti nazionali e internazionali. Ora non è più così: chiunque può quindi inventarsi agente e svolgere quello che rimane un ruolo molto delicato.

Prima di concludere, una curiosità: ma è vero che ti sei salvato quasi per miracolo dalla strage di Ustica?

Sì. Quel venerdì 27 giugno del 1980 fa sarei dovuto essere sul Dc-9 che, partito da Bologna, s’inabissò nel Mar Tirreno non giungendo mai all’aeroporto di Palermo. In quel periodo giocavo infatti in Sicilia, avevo 21 anni e dovevo sostenere la maturità in un liceo. Per prepararmi tornai però a casa, a Forlì, per studiare con un mio compagno di classe: Pietro Spanò. Alla fine di giugno io e lui prenotammo il volo per ritornare a Palermo, ma il giorno prima di imbarcarci la mia fidanzata Marina mi chiese di rinviare la partenza per festeggiare il suo compleanno. Decisi di accontentarla e così facendo, quella che sarebbe poi diventata mia moglie, mi salvò la vita.

Nella foto: Alberto Bergossi esulta dopo la vittoria per 4-0 ottenuta dal Bari contro il Bologna. Era il 3 Marzo 1985

Il video dello splendido gol realizzato da Alberto nel 1984 contro il Lecce:

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