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Piedi fatati e 90 kg di peso: la storia di ''U' gress'' Mario Fara, ''Rivera di Bari''
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Piedi fatati e 90 kg di peso: la storia di ''U' gress'' Mario Fara, ''Rivera di Bari''

di  Mercoledì 31 gennaio 2018 3 min Letto 15.385 volte
BARI - In occasione dei 110 anni del Bari calcio avevamo chiesto ai tifosi di scegliere i migliori calciatori della storia biancorossa. Ne è venuta fuori una sorta di “top11” che chiaramente ha lasciato fuori tanti protagonisti del passato, “colpevoli” di appartenere a un’epoca troppo lontana.

Uno di questi è senz’altro Mario Fara (nella foto), uno dei migliori centrocampisti che abbiano mai calcato l’ex “campo” di Bari, il glorioso Stadio della Vittoria.
Oggi vogliamo ripercorrere proprio la storia di questo compianto giocatore (è morto nel 2005 a soli 59 anni), non solo per il suo innegabile talento, ma anche per essere stato un vero e proprio “personaggio”. Basti pensare ai suoi soprannomi: “transatlantico” o “u’ gress”, per via del suo essere costantemente sovrappeso.

Nato ad Alessandria il 14 settembre 1945, fin dalle giovanili fu accostato a un mito come Gianni Rivera, nato nella stessa città e, proprio come Fara, regista dalla grande visione di gioco.

A Bari arrivò nella stagione 1968/1969, nell’ambito di una maxi operazione di mercato che vide l’arrivo in Puglia di ben 5 giocatori a fronte del trasferimento di Lucio Mujesan a Bologna.

I tifosi se ne innamorarono subito, lo chiamavano “l’ingegnere” per il suo magico tocco e per il modo in cui costruiva il gioco. In una delle prime gare in serie B, nell’ottobre del 1968, a Reggio Calabria, si lussò una spalla durante la partita ma restò comunque in campo fino al novantesimo. Giocò poi anche la partita successiva, segnando il suo primo gol ufficiale contro il Brescia».

«Contribuì in maniera determinante alla promozione della squadra in A - afferma Gianni Antonucci, storico del calcio barese -, ma il suo ritorno nella massima serie non fu facilissimo, anche a causa di alcune incomprensioni con il nuovo allenatore, il “mago” Oronzo Pugliese, che gli preferiva il brasiliano Canè. Fara fu comunque il miglior marcatore della stagione con 4 reti, di cui due in una strepitosa vittoria contro la Juventus sul neutro di Napoli (vedi video)».

Quel giorno il mitico Sandro Ciotti, commentatore radiofonico per la Rai, definì Fara “Un giocatore dal tocco vellutato e dal palleggio delizioso”.

Nella stagione, terminata con la retrocessione, Mario incontrò anche il suo modello Gianni Rivera, che vestiva la maglia del Milan. I rossoneri vinsero l’incontro per 0-5, ma Fara si esibì in un paio di numeri da giocoliere che lasciarono a bocca aperta anche “l’abatino”.

Il numero 10 decise di restare anche in B, ma i suoi problemi di peso, che lo portarono a superare i 90 chili, ne inficiarono le prestazioni. A Bari iniziarono a chiamarlo “il transatlantico” o “u’ gress”. Ma la classe del grande campione usciva sempre: fu lui a decidere il primo derby contro il Taranto con un rigore al novantesimo tirato per ben due volte, dopo che l’arbitro annullò l’esecuzione del primo. E del resto con i suoi 9 gol portò i biancorossi fino agli spareggi per la A, poi persi.

Fu il miglior marcatore della squadra anche nella stagione successiva, l’ultima con i Galletti: in estate passò al Monza e successivamente all’Arezzo dove, chiusa la sua carriera da calciatore, ebbe anche un ruolo da direttore sportivo.

Poi il 24 agosto del 2005 arriva la sua inaspettata morte, dovuta a problemi circolatori. 

Coloro che hanno visto giocare il “Rivera di Bari” lo considerano tra i più forti giocatori della storia dei biancorossi. Una mezz’ala dai piedi fatati che, certo, non correva molto, ma riusciva a far muovere il pallone come pochi. Un calciatore che se non avesse avuto perenni problemi di peso avrebbe potuto senz’altro regalarsi una carriera più importante.

Un campione che Bari ha amato incondizionatamente e che ci ha lasciato troppo presto.

Immagine tratta da libro “1908-1998 90 Bari” di Gianni Antonucci

Nel video i gol realizzati da Mario Fara contro la Juventus il 26 aprile 1970:

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I commenti (1)
Nicola Velluso
Durante la sua carriera nel Bari restò fermo alcuni mesi per l'epatite virale altrimenti il suo apporto sarebbe stato ancora più determinante.