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La promessa Giulio Parodi: «Via dal Bari a 14 anni, alla Juventus per crescere»
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La promessa Giulio Parodi: «Via dal Bari a 14 anni, alla Juventus per crescere»

di  Venerdì 30 giugno 2017 4 min Letto 17.784 volte
Come Vogliacco, Castrovilli e Scalera: “strappato” ai colori biancorossi in giovane età per andare in una squadra più competitiva a far valere il proprio talento. Il 19enne Giulio Parodi (nella foto) è infatti un altro promettente calciatore nato e cresciuto a Bari ma trasferitosi ad appena 14 anni nel Nord Italia, nel suo caso alla Juventus. 

Il difensore centrale, ancora di proprietà dei bianconeri, ha appena disputato il suo primo campionato da professionista in Lega Pro con la maglia del Pordenone, raggiungendo la semifinale dei playoff poi persa ai rigori contro il Parma. Lo abbiamo intervistato.

Giulio, parlaci del tuo esordio nel mondo del calcio.

Gioco da quando avevo 6 anni. A 13 anni arrivai nella “Bari Adriatica”, società dilettantistica ora non più esistente, che è stata molto importante per la mia carriera. E’ infatti grazie a Giovanni Loseto, uno degli allenatori di quella scuola calcio assieme a Giorgio De Trizio, che riuscii ad entrare nel Bari, dopo un provino disputato nel 2011. Sarei dovuto restare solo tre mesi in prova, ma alla fine diventai biancorosso a tutti gli effetti.

Il tuo legame con i galletti è però durato solo un anno. Dopo un campionato Allievi sei stato infatti ceduto alla Juventus. Fu una sorpresa per te? Avresti preferito continuare a giocare nel Bari?

In realtà no, non fu una sorpresa: venivo da un’ottima stagione e sapevo che tante altre squadre, come ad esempio le milanesi, avevano chiesto informazioni su di me. L’offerta della Vecchia Signora è stato il classico treno che passa una sola volta nella vita e ho deciso di prenderlo. Il mio sogno d’altronde è sempre stato quello di fare il calciatore professionista e giocare in serie A.

Un sogno che militando nella Juventus è più facile da raggiungere…

Sì, per questo con la mia famiglia abbiamo deciso di lasciare Bari e raggiungere Torino, che abbiamo considerato la destinazione migliore per la mia crescita, anche dal punto di vista degli studi.

È stato comunque difficile lasciare la tua città a 14 anni?

All’inizio non è stato facile: ero per la prima volta solo e lontano da casa e in più non stavo giocando per via di un problema alla schiena che mi ha tenuto fermo quasi due mesi. Però i miei genitori e mia sorella Fulvia non mi hanno mai fatto mancare il loro appoggio e anche i miei vecchi amici mi hanno sempre sostenuto nonostante la distanza. Poi è stato tutto in discesa, grazie anche al bel rapporto creatosi con i miei nuovi compagni: vivendo tutti al college della Juve è stato facile formare un bel gruppo.

Puoi farci un bilancio della tua esperienza in bianconero?

I quattro anni di Torino sono stati bellissimi e me li porterò sempre nel cuore. L’ultimo, la stagione 2015-16, è stato il migliore: con la squadra Primavera abbiamo raggiunto la finale in tutte e tre le competizioni disputate (Campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio) anche se siamo riusciti a vincere solo quest’ultimo.

Anche se per poco hai avuto la possibilità di allenarti persino con la prima squadra…

Sì, in due ritiri estivi e ho giocato alcune amichevoli durante una tournee in cui siamo stati in Australia e in Cina. E’ stata un’emozione grandissima. Ovviamente parliamo di campioni, il divario con noi ragazzi è ancora enorme, ma loro sono talmente forti che impari molto anche solo sedendoti a bordo campo a guardarli. E io mi ritengo doppiamente fortunato, visto che ho avuto la possibilità di stare a lungo vicino a uno dei miei modelli, vale a dire Andrea Barzagli, tra i più forti difensori che abbia mai ammirato.

L’anno scorso l’approdo a Pordenone…

Anche se speravo di giocare un po’ di più è stato un anno positivo, in cui sono riuscito anche a segnare il mio primo gol da professionista, contro il Fano. Peccato per la sconfitta nei playoff ai rigori contro il Parma, specialmente per il modo in cui è maturata: ma il calcio è anche questo.

Nella  Primavera sei stato allenato da Fabio Grosso, appena nominato allenatore del Bari: che sai dirci di lui?

E’ calmo, ha personalità e sa far giocare bene le sue squadre. Il salto dalle giovanili alla serie B è difficile per gli allenatori come per noi giocatori, ma il mister ha tutte le qualità per far bene.
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