BARI – Un angolo della città adibito da sempre a parcheggio e a strada a scorrimento veloce, ma che racconta la storia dei quartieri Carrassi e San Pasquale di Bari. Parliamo di piazzale Vittorio Locchi, uno slargo all’apparenza anonimo che però a ben vedere è circondato da una masseria ottocentesca, da vicoletti pittoreschi, da edicole artistiche e da eleganti villini. (Vedi foto galleria)
L’area è posta proprio al confine tra Carrassi e San Pasquale: rioni del capoluogo pugliese nati tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 che, a causa della foga edilizia innescatasi a Bari a partire dal Dopoguerra, hanno perso i tratti originari che li caratterizzavano.
Piazzale Locchi però, come detto, è riuscito a conservare alcune particolarità della Bari “extramurale”. Ben venga quindi che sia stato inserito nell’ambito del progetto di riqualificazione di via Postiglione e via Amendola. Lavori che trasformeranno l’area in un nuovo luogo di comunità con arredi, giostrine e verde urbano attrezzato, eliminando la sosta auto selvaggia che l’aveva caratterizzata fino ad oggi.
Per accedere a piazzale Locchi, partendo da Parco 2 Giugno, imbocchiamo viale della Repubblica. Dopo 600 metri giriamo a destra, per ritrovarci all’interno dello slargo.
Notiamo subito come la zona sia leggermente sopraelevata. Siamo infatti sul Mons Iudeorum (Monte dei Giudei), una collinetta abitata sin dall’età romana dalle comunità ebraiche e utilizzata anche a scopo funerario. Nella prima metà del ‘900 nel sottosuolo furono trovati diversi ipogei e catacombe contenenti lastre tombali e sepolture datate tra il VI e il IX secolo.
Se i preziosi reperti vennero recuperati e sono oggi visibili nei musei cittadini, gli ambienti sotterranei furono invece interrati e su di essi costruiti alti palazzi residenziali.
Proprio quelli che svettano con il loro cemento sulla nostra destra. Uno dei condomini è però arricchito da una nicchia dorata posta tra due portafiori in ferro. Si tratta di una edicola religiosa del pittore Umberto Colonna raffigurante la Madonna con Bambino. L’opera, inaugurata il 12 settembre 1954, si trovava originariamente su un tronetto marmoreo prima di essere affissa al muro, in seguito alla costruzione del palazzo dove è collocata.
Sulla sinistra invece piazzale Locchi ha tutt’altro aspetto, caratterizzato com’è da edifici ben più antichi: tra i primi a nascere in questa zona cittadina.
Partiamo dai due villini ex postelegrafonici in stile liberty che si affacciano sullo slargo. Sono tra i pochi rimasti delle venti dimore realizzate tra il 1922 e il 1924, la maggior parte delle quali demolite tra gli anni 60 e 70.
Reportage
Piazzale Locchi: quell'angolo di Bari che racconta la storia dei quartieri Carrassi e San Pasquale
Le eleganti residenze con giardino, ispirate alle Garden cities inglesi di metà Ottocento, furono innalzate per fornire alloggio ai funzionari della “Postelegrafonica”. Di colore chiaro e sviluppati su due livelli con mansarda, colpiscono per i raffinati decori che ne impreziosiscono la facciata e per i minuti ma verdeggianti cortili cinti da graziose cancellate.
Spostando il nostro sguardo sulla destra ecco un massiccio edificio di color salmone dall’aspetto ottocentesco. Dell’immobile, oggi abitato, non abbiamo molte informazioni: sappiamo che veniva chiamato Masseria Barbera e che a metà del secolo scorso risultava di proprietà della famiglia Santamato.
«Negli anni 50 e 60 davanti a questo fabbricato noi ragazzi del quartiere ci incontravamo per giocare – ricorda l’80enne Saverio Sabini, residente a Carrassi -. Allora c’era anche una pompa di benzina della Fina e un muretto in pietra su cui trascorrevano ore intere dopo lunghe partite di calcio».
Di certo si tratta di uno degli edifici più antichi di Carrassi e San Pasquale, costruito quando qui c’era solo tanta campagna. Vista la vicinanza con arterie importanti che conducevano nei paesi limitrofi, è possibile che trattasse di una stazione di posta per cavalli, utilizzata da commercianti e viaggiatori che percorrevano le vie rurali.
La dimora sembra come divisa in due. La parte anteriore ha una facciata dal colore salmone con finiture bianche ed è contraddistinta da tre ampi finestroni architravati con persiane scure e da una lunga balconata che sovrasta il grande cancello di ingresso.
La parte interna invece, che si sviluppa attorno a una corte, si presenta invece con muratura a vista e finestre ad arco. Alzando lo sguardo scorgiamo, in alto sulla destra, addirittura un piccolo torrino.
Ci spostiamo ora sul lato sinistro della struttura che si affaccia su via Leopoldo Franchetti. Qui un’arcata in bugnato diamantato, forse l’antico ingresso, è sovrastata da un balcone sorretto da massicci mensoloni.
Alle spalle dell’immobile ci imbattiamo invece in una finestra murata, nascosta da piante, che custodisce una testa di leone. Mentre un grazioso putto veglia su un ingresso secondario, costituito da una porticina grigia.
La restante parte dell’edificio è chiusa da un ampio cancello oltre il quale intravediamo alcuni locali a piano terra con antiche arcate sovrapposte, in parte murate.
Ritorniamo sui nostri passi e, ripercorrendo via Franchetti, notiamo come l’angolo con via Galiani sia caratterizzato da una graziosa e bassa palazzina. Ha un basamento in pietra e un elegante ingresso angolare impreziosito da un timpano spezzato con al centro un decoro floreale. Dopo una recente ristrutturazione appare oggi di color rosso, mentre fino a poco tempo fa era tinteggiata di verde.
Imbocchiamo infine la stretta e breve via Galiani, la quale in soli 40 metri accoglie il prospetto laterale di uno dei villini ex postelegrafonici, una villetta rosa a un piano e infine una palazzina di inizio 900 su tre livelli. Un “piccolo mondo antico” sopravvissuto a decenni di distruzioni e di nuove edificazioni.
(Vedi galleria fotografica)
LORENZO DI FONZO
Una volta quella zona era appunto detta della "Madonnetta".
Diego Loporcaro
Gentile Sig. Liuzzi, la masseria presenta notevoli caratteristiche, perse nel tempo, ma ancora visibili ad una "ispezione" attenta da tutti i lati dell'immobile di essere una masseria fortificata seicentesca o settecentesca (ma a me risulta seicentesca). Di sicuro una struttura simile non appartiene nè alla fine del '700, nè all'800 (inizio o fine) e tantomeno ai primi del '900. Una cosa è certa: quando fu inglobata nel "villaggio giardino post-telegrafonico" (sorto proprio intorno alla masseria in contrada San Lorenzo, non esistendo ancora la chiesa di San Pasquale da quelle parti) l'immobile si chiamava "Villa De Palma", ove l'accezione di Villa aveva sostituito nell'ottocento il toponimo di "Torre" (ovvero masseria rurale con piccola fortificazione).
Ougadougou
La masseria è stata recuperata e ristrutturata circa 20 anni fa. Davanti ad essa il piazzale era occupato da una stazione di servizio prima Fina e poi Tamoil (con tanto di grossa pensilina che copriva gran parte del piazzale), smantellata nello stesso periodo.