Rinvenuto a Napoli un prezioso manoscritto: contiene mappe del Barese risalenti al XVI secolo

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Rinvenuto a Napoli un prezioso manoscritto: contiene mappe del Barese risalenti al XVI secolo
ADELFIA – C’è anche un’inedita veduta della città di Bari, con l’antica porta Vecchia ancora in piedi, nelle preziose mappe cinquecentesche rinvenute da due ricercatori di Adelfia. Le raffigurazioni si trovano all’interno di un antico manoscritto conservato nell’Archivio di Stato di Napoli e mostrano il territorio a sud-est del capoluogo pugliese così com’era alla metà del XVI secolo. (Vedi foto galleria)

Il documento, seppur rovinato in più parti, si rivela molto interessante per l’accurata riproduzione di varie città appartenenti all’area tra Bari e Acquaviva e a quella tra Sannicandro e Valenzano. Ci sono disegni di chiese, casali, possedimenti feudali, ma anche pozzi, cisterne e strade.

Natalino Tribuzio e Chiara Lippolis, questi i nomi dei ricercatori, hanno scoperto questo tesoro nel 2023 e da quel momento hanno avviato un’opera di studio che li ha portati a pubblicare il volume “Le antiche mappe ritrovate. Il territorio di Montrone e Canneto nel XVI secolo”.

Il libro, realizzato con l’aiuto di Giuseppe Pupillo, presidente dell’Archivio biblioteca museo civico di Altamura, sarà presentato il 4 luglio in piazza Castello, ad Adelfia.

«Durante le nostre ricerche sul territorio di Adelfia abbiamo rinvenuto nell’Archivio di Stato di Napoli un malmesso manoscritto del XVI secolo di oltre 500 pagine, scoprendovi all’interno queste mappe – ci spiegano gli storici -. Siamo rimasti incantati davanti a queste immagini che non avevamo mai trovato in altri documenti. Del resto Napoli all’epoca era la capitale del Regno e sede di tutti i principali organi giudiziari. Tutti le carte venivano inviate in copia lì, mentre qui in Puglia molto materiale è andato perduto nei secoli».

Il testo riporta gli atti del processo tenutosi dal 1555 al 1569 tra il barone di Montrone, Fabrizio Gaelota e quello di Canneto, Giovanni Alfonso Gironda. Quest’ultimo venne infatti accusato di detenere ingiustamente nel suo feudo una porzione di terra di proprietà del primo, nei pressi del confine con Loseto.

Si tratta di una delle tante lotte territoriali che hanno accompagnato da sempre la storia dei due paesi, che furono forzatamente uniti sotto il nome di Adelfia nel 1927.

E a supporto del documento processuale fu commissionata la realizzazione delle mappe (alcune attribuite al pittore napoletano Iohanne da Marigliano) indicanti gli esatti confini dei rioni e dei paesi limitrofi.

Le mappe 1 e 2, dai tratti più abbozzati, paiono degli schizzi eseguiti probabilmente sul campo. In alto vi sono Canneto e Montrone, mentre lateralmente e in basso Sannicandro, Bitritto, Loseto e Valenzano. 

La mappa 3, molto più dettagliata, mostra invece i confini di Canneto indicati da un muraglione con raffigurazioni vegetali. In alto spicca Acquaviva delle Fonti, disegnata in collina con numerose abitazioni a ridosso delle mura e al centro l’alto campanile della concattedrale di Sant’Eustachio. Sulla destra intravediamo invece Sannicandro con la torre del Castello.

In basso ecco una veduta di Bari davvero inedita, considerata anche la rarità di rappresentazioni del capoluogo in quel periodo. La città viene raffigurata vista da nord, interamente cinta da alte mura fortificate, con al centro Porta Vecchia, l’unica esistente a quel tempo, visto che Porta Lecce di piazza del Ferrarese venne costruita solo nel 1612-13.

Il monumentale accesso (che fu abbattuto nel 1819) è affiancato a sinistra da un torrione del Castello Normanno-Svevo e a destra dalla Cattedrale di San Sabino dotata ancora del secondo campanile che crollò in seguito al terremoto del 1613.

La mappa 4 appare invece diversa dalle altre: è infatti realizzata con brillati colori ad acquerello. Negli angoli vi sono quattro volti di putti riccioluti intenti a “soffiare” venti dai rispettivi punti cardinali. Qui osserviamo i due rioni di Adelfia, indicati con delle possenti torri.

In basso intravediamo l’ampia porta di accesso di Bari, a sinistra Valenzano con la chiesa di San Rocco e a destra Loseto riportata ancora con l’antico nome “Lo Sito”.

La mappa 5 mostra infine dettagliatamente l’area oggetto della contesa, evidenziata con un tratto nero. Ci colpiscono qui le raffigurazioni di Montrone e Canneto con i rispettivi fortilizi-palazzi: quello dei Galiota (poi Bianchi-Dottula) e quello dei Gironda (poi Nicolai).

Esaminando accuratamente i cinque documenti si scoprono poi strade, pozzi, chiese e casali con nomi e famiglie proprietarie. «Quella che viene riportata come “Corte del Signor Francesco Gerunda” – ci spiegano gli esperti -, potrebbe essere l’antico nucleo della splendida masseria Don Cataldo. Mentre la zona denominata Pezze d’Oro corrisponde all’attuale contrada Tesoro dove, in passato, furono trovati i resti di una villa romana».

Poco fuori Montrone notiamo poi la chiesa di Sant’Angelo de Prunetto o Pernetto, rappresentata con tetto a falda, cappelle laterali e un’ampia abside posteriore. «Non siamo riusciti ad identificare questo luogo o suoi eventuali resti – ci spiega Tribuzio -. Doveva però trattarsi di un edificio molto antico, citato già nel 1277 e menzionato fino al Seicento, quando probabilmente fu distrutto».

Molto precisa si rivela anche la descrizione della fitta rete stradale che si diramava sul territorio: percorsi che collegavano la via Appia (direttrice per Taranto) alla via Minucia, in direzione Bari. La strada di comunicazione più importante risultava essere la Acquaviva-Bari (attuali sp. 83 e sp. 70) definita “via carrara”, adatta cioè al transito dei carri dei commercianti e raffigurata perciò più larga rispetto alle altre.

Scoviamo infine tanti bacini necessari per l’approvvigionamento idrico in un territorio carsico come quello barese. Sono indicati pozzi (“Canniti”, “de la paglia”, “Mon.te”) e le cosiddette piscine: ampie cisterne di raccolta dell’acqua come quella raffigurata poco fuori Montrone, proprio nei pressi di una strada chiamata oggi Piscina Nuova.

L’Archivio di Napoli, data l’importanza dei documenti, vorrebbe ora procedere al restauro e digitalizzazione del manoscritto e delle mappe. «Da parte nostra – dichiarano Natalino e Chiara – ci auguriamo che questa nostra scoperta sia utile a una più consapevole percezione del territorio barese, area in cui sopravvivono segni silenziosi di una memoria molto antica».

(Vedi galleria fotografica)
 
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I commenti (1)
Michele Triggiani
I napoletani,non sanno, che la nostra amata città, è stata molto prima di Napoli, sede del catapano durante l'impero Bizzantino. E quindi capitale dell'Italia meridionale. Quindi, sappiano lor signori? che Bari ha un retaggio storico molto più antico di Napoli. Per non parlare della via Traiana e la via Francigena, che passano da Bari. I crociati, si imbarcavano da noi e da Brindisi. Non da Napoli. Attualmente,poi, loro sostengono che Riccardo Muti, sia nato a Napoli. Quando, è risaputo, che è nato a Molfetta. I partenopei,sono sempre stati invidiosi di Bari. La nostra amata Città pur essendo meno popolosa di Napoli, è più ordinata, più pulita, insomma, piu bella. Mi fermo qui,ma c'è ne sarebbero ancora di di cose da rammentare ai napoletani. Cordiali saluti. Michele Triggiani