BARI – Passeggiando nel suo fiabesco parco, tra dimore ottocentesche, fontane, statue e torrini, sembra di rivivere la raffinata atmosfera della Bari della belle époque. È questa la sensazione che si prova visitando Villa Romanazzi Carducci, tra le più sontuose dimore storiche del capoluogo pugliese.
Costruita nella seconda metà del XIX secolo, sorge su via Capruzzi, a pochi passi dal Policlinico e da un’area del quartiere Picone caratterizzata da scheletri di vecchie industrie.
Il complesso, adibito ormai da 40 anni a sala ricevimenti, conserva ancora il nome di chi l’ha abitato per un secolo: i Romanazzi Carducci, stirpe nata dall’unione, alla fine del ‘700, tra Giuseppe Natale Romanazzi, feudatario di Putignano e la nobile tarantina Rachele Carducci.
Dal libro “Ville e giardini di Bari tra l’800 e il 900” di Michela Tocci e Giuseppe Romanelli, apprendiamo però che a costruire la dimora fu il commerciante tedesco Federico Liebe, su un terreno acquistato nel 1876 e situato nell’allora contrada Torre Rossa (o Quattrobocche).
Solo nel 1885 la tenuta fu comprata da Giuseppe Maria Romanazzi Carducci, che la impreziosì con raffinati decori, costruendo tra l’altro nel grande parco anche una seconda villa. La prima prese il nome della moglie Rachele Notaristefani, la seconda quello della figlia Giulia.
Dopo averci vissuto per cento anni, i Romanazzi Carducci nel 1982 vendettero la proprietà a una società che la trasformò in struttura ricettiva, oggi gestita dalla "Tourexp".
Nell’occasione Villa Giulia venne purtroppo demolita e sostituta da un vasto edificio a vetri. In un’antica foto possiamo vedere la bellezza di questa dimora scomparsa, che appariva come un castelletto neogotico con merlature, garitte, torrino e un piccolo pronao di ingresso.
C’è da dire che a fronte di questo delitto architettonico, la società acquirente negli ultimi quarant’anni si è presa cura del complesso, che ha mantenuto inalterato il raffinato fascino di un tempo. (Vedi foto galleria)
L’ingresso principale di Villa Romanazzi, preceduto da un muro balaustrato, si trova al civico 326 di via Capruzzi, affiancato da cancelletti in ferro recanti i nomi di Rachele e Giulia.
Una volta entrati nel giardino veniamo subito accolti dalla graziosa guardiola, coperta da un tetto spiovente con merlatura lignea, ispirata agli chalet d’Oltralpe. Ai lati del vialetto incrociamo rampe balaustrate, muretti e una colonna piena zeppa di fossili di conchiglie. Alla nostra sinistra invece svetta la struttura a vetri del Mercure hotel, circondata da ulivi e alti pini.
Dopo pochi passi raggiungiamo uno spiazzo con una vasca d’acqua, abbellita un mascherone e da maioliche colorate. Le due rampe laterali sono invece “vegliate” da feroci leoni e da fanciulli infreddoliti.
Sulla destra ci colpisce una curiosa struttura, in pietra a secco, con una rustica merlatura. L’interno, composto da cunicoli, varchi e nicchie, dà l’idea di una grotta oscura.
Un pavimento “a mosaico” di pietruzze bianche e rosse con la scritta “Villa Rachele”, ci introduce al silenzioso viale che porta all’antica residenza, situata su un lieve pendio che ne accresce la sontuosità.
Qui il giardino si allarga in un enorme parco di oltre 23.000 metri quadri che circonda tutto l’edificio. Nelle aiuole circolari ci sono piante e alberi di ogni tipo e i sentieri sono poi impreziositi da fontane con putti, figure allegoriche e ombrosi patii.
Bari, Villa Romanazzi Carducci: quella sontuosa dimora dell'800 circondata da un parco fiabesco
L’elemento più scenografico è però un’ampia vasca circondata da cespugli in fiore, che simula un laghetto con tanto di ponticello. A chiudere la struttura c’è un torrino in pietra con terrazzino belvedere, le cui ringhiere in ferro hanno sostituito l’originario legno. Ai piedi di quest’ultimo si trova anche un’antica colombaia con bifora centrale e tetto spiovente.
Ma le sorprese non sono finite, visto che sul lato opposto del giardino scoviamo una chiesetta con merlatura bianca e un fastigio goticheggiante con un bassorilievo religioso. La minuta cappella, dedicata a San Nicola, ospita un altarino, statue e dipinti dedicati al Patrono di Bari.
Mentre sono stati adibiti a sale eventi l’antica scuderia e il granaio, che conserva ancora il soffitto a capriate in legno.
Non ci resta ora che andare ad ammirare da vicino la sontuosa Villa Rachele. La rossa dimora si erge su due livelli (più uno interrato) ed è caratterizzata da un’articolazione dei volumi esterni disposti con libertà espressiva rispetto ai linguaggi classici dell’epoca.
Sul lato destro svetta il torrino belvedere con loggetta a trifore. Sul corpo centrale, leggermente aggettante, si aprono invece degli ampi finestroni, di cui quelli superiori dotati di balcone con ringhiera in ferro. La parte sinistra è introdotta infine da un patio con lampioncini.
In un’immagine di fine ‘800 avevamo visto come le arcate qui presenti fossero abbellite da decori eclettici polilobati e merlature. Ornamenti che furono rimossi agli inizi del ‘900, quando fu costruito il piano sovrastante, dotato anch’esso di finestroni.
Non ci resta ora che entrare per andare a visitare le numerose stanze, dotate ancora degli originali pavimenti con fantasiose raffigurazioni. «Qui negli ultimi decenni sono stati organizzati grandi convegni ed eventi internazionali – afferma Cosimo Ranieri, general manager del complesso -. E nella struttura soggiornarono personalità quali Michail Gorbacëv e la famiglia reale del Belgio».
Gli ambienti conservano alcuni degli arredi originali, tra cui un camino in marmo e una libreria in legno. Alzando lo sguardo notiamo sul soffitto lo stemma dei Romanazzi Carducci: un’aquila nera bifronte, un leone rampante su tre colli (simbolo di Putignano) e un braccio che regge una freccia.
Superiamo l’ampio e luminoso salone centrale, abbellito con moderne tele di Carlo Fusca, per spostarci nell’antica sala pranzo. La regale stanza conserva ancora i mobili di fine ‘800, l’originale boiserie in noce che riveste le pareti tra porte a specchio, bassorilievi di putti e figure femminili alate negli angoli della volta.
Al centro del soffitto cornici lignee e riquadri con cigni e decori vegetali delimitano la splendida tela ottocentesca del pittore barese Raffaele Armenise sulla quale, su un lucente cielo di sfondo, svolazzano amorini intenti a reggere una rete con ghirlande floreali. Nel vano adiacente scoviamo invece un affresco con gigli dorati, angioletti e raffigurazioni vegetali.
Salendo al primo livello scoviamo la vecchia sala della Musica. Qui Giuseppe Romanazzi Carducci, fondatore della Camerata Musicale Barese, accoglieva compositori del calibro di Giacomo Puccini e Nino Rota. L’ambiente, oggi usato come sala riunioni, mostra sul soffitto un affresco ovale di Armenise con dei puttini che suonano e danzano attorno a una cetra.
Una stretta scala ci conduce infine sul torrino, dal quale possiamo godere di una vista privilegiata del verdeggiante giardino sottostante e degli alti palazzi cresciuti intorno a questa secolare tenuta barese.
(Vedi galleria fotografica)