Notizie
Cinque portali, sale affrescate e un torrino che svetta sul mare di Bari: θ il nobiliare Palazzo Giotta
Reportage

Cinque portali, sale affrescate e un torrino che svetta sul mare di Bari: θ il nobiliare Palazzo Giotta

di  Martedì 3 febbraio 2026 6 min Letto 7.710 volte
foto di Rafael La Perna
BARI – Con i suoi cinque portali, gli eleganti saloni affrescati e il torrino che svetta di fronte all’Adriatico rappresenta una delle dimore nobiliari più vaste e raffinate di Bari Vecchia. È la descrizione di Palazzo Giotta, imponente edificio che sorge su strada Palazzo di Città: la via dove le ricche famiglie baresi costruirono in passato le loro sontuose residenze.

Nel corso dei secoli però alcuni di questi vasti fabbricati sono stati abbandonati, venduti e divisi in più appartamenti o trasformati in uffici, perdendo così la loro unitarietà e il nobiliare aspetto. Fa eccezione palazzo Giotta che, essendo rimasto interamente di proprietà della stessa famiglia che vi risiede da quasi due secoli, si è conservato pressoché inalterato anche grazie ad accurati restauri conservativi.

Siamo quindi andati a visitare questo edificio, il cui secondo piano è stato da poco trasformato in struttura ricettiva e location per eventi. (Vedi foto galleria)

Per raggiungerla ci incamminiamo su strada Palazzo di Città e, superati palazzo D’Amelj e palazzo Tanzi, ci imbattiamo al civico 52 nel maestoso prospetto giallo di palazzo Giotta. Lo stabile, pur presentandosi oggi con un aspetto Settecentesco, ha origini ben più antiche: fu realizzato infatti tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, inglobando precedenti strutture medievali.

Nel 1636 risultava essere una “casa palazzata” di proprietà del nobile dottore in legge Andrea Carducci. Nel Settecento divenne invece residenza della famiglia Fanelli, che provvide ad ampliarla con la realizzazione del secondo piano. Nel secolo successivo fu infine acquistata e restaurata dai Giotta, commercianti originari di Genova.

La facciata si articola su tre livelli. Il piano terra è caratterizzato da un paramento in conci bugnati in pietra nel quale si aprono cinque portali centinati, con portoni in legno scuro, così simili tra loro da non far capire quale sia l’effettivo ingresso.

I due livelli sovrastanti presentano una serie di portafinestre con persiane verdi, modanature e timpani lineari, disposte in asse con i portali. Al primo piano vi è un ampio balcone centrale con ringhiera in ferro (affiancato da due laterali più piccoli) sorretto da mensoloni. Al secondo invece ogni finestra è dotata di un balconcino “alla romana”, di poco sporgente dalla muratura. Un cornicione dentellato chiude in alto il prospetto, oltre il quale vi sono delle soffitte con tetti a falde.

Per ammirare la facciata posteriore del palazzo ci spostiamo su via Venezia, la strada della Muraglia. Qui attrae subito il nostro sguardo un alto torrino che svetta sul lato destro del fabbricato e, più in basso, un cortiletto cinto da un muro sul quale notiamo un antico arco, oggi murato. Sul lato sinistro invece l’immobile mostra un elegante muratura in pietra a vista.

Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo il portone di ingresso identificato da due paracarri laterali e da un antico batacchio in ferro. Ad accoglierci c'è la proprietaria Raffaella Giotta che assieme alla sorella Alessia e alla mamma Franca Leuci si occupa della struttura.

Accediamo quindi a un suggestivo androne pavimentato con chianche e coperto da una volta a crociera che conduce al vano scala. Questo è introdotto da due colonne con capitelli corinzi e da un architrave, oltre il quale si aprono tre arconi che, insieme ad ampi finestroni, illuminano la scenografica gradinata.

Percorrendola notiamo, sull’intonaco azzurro delle pareti, dei piccoli saggi che mostrano le precedenti decorazioni, purtroppo lacunose. «Sono riemerse durante alcuni lavori di restauro – ci racconta Raffaella -. Alcune le ho volute incorniciare come fossero un quadro: mostrano i diversi strati di colore che si sono sovrapposti nel tempo».

Sulle rampe di scale vi sono anche elementi in pietra e un parafuoco nero in ghisa con lo stemma dei Borbone di Francia. Raggiungiamo infine il secondo piano dello stabile introdotto da un aeroso patio coperto da un soffitto in legno a cassettoni e abbellito da piante rigogliose poggiate in antiche culle.

Franca ci indica una raffinata mattonella affissa all’ingresso con tessere bianche e azzurre a mosaico: unico resto dei pavimenti che un tempo ornavano il palazzo. Accediamo ora all’appartamento recentemente restaurato dall’architetto Fabio Mastrofilippo e dall’ingegnere Giuditta Bonsegna.

Il piano si compone di diversi ambienti, con pavimento in cotto e volte a schifo, che conservano eleganti decorazioni a tempera, raffinati mobili e numerosi oggetti testimoni della secolare vita del palazzo.

Sul muro a destra dell’ingresso ci colpiscono due antiche raffigurazioni. «Una riproduce il prospetto del palazzo con la data del 24 agosto 1838, quando Nicola Giotta lo acquistò da Giuseppe Fanelli – sottolinea la proprietaria -. La seconda invece è la pianta della masseria Giotta Scanzano, oggi chiamata Pietrasole e un tempo proprietà di famiglia».

Nel 1888 i Giotta fondarono la compagnia di navigazione Adriatica che, con grandi piroscafi, commerciava prodotti locali come vino, olio e mandorle in tutto il Mediterraneo. «In quegli anni non c’era ancora il lungomare e il palazzo aveva un attracco diretto per le barche sul lato posteriore – ci raccontano le padrone di casa –. Il torrino serviva invece come punto di avvistamento per controllare le imbarcazioni».

Alzando lo sguardo restiamo incanti nell’ammirare le eleganti decorazioni presenti sulla volta della stanza, divisa in quattro riquadri da elaborati motivi vegetali. «Queste raffigurazioni sono di inizio ‘900 – illustra Franca –. Negli anni ’80 però, durante un restauro voluto da mio suocero, furono messe in evidenza parti delle pitture precedenti: alcune stilizzate del ‘700 e altre floreali ottocentesche».

Un’altra decorazione dai toni grigi e celesti orna il soffitto di una stanza adiacente. Da questo vano, affacciandoci alla finestra, possiamo godere di una vista inedita della vicina chiesa del Gesù.

Una porta con finiture color oro ci conduce nell’ampio salone principale, arredato con un grande armadio e due sedie in legno che recano le iniziali di un antenato dei Giotta. Anche questo ambiente è interamente coperto da un’ampia volta, con un tripudio di raffinate decorazioni a ghirlande e oculi vegetali, tra i quali risaltano numerosi inserti in legno dorato finemente lavorati.

Simili elementi che troviamo sui soffitti degli altri vani. In uno di questi, nelle fasce perimetrali e attorno al riquadro centrale, risalta il dorato di placchette, festoni ed elementi di decoro a stella e a “carciofo”. Persino la testiera in legno del letto, oggi riverniciata con colori tenui, mostra ancora le ghirlande originarie.

«Durante l’ultimo restauro, pur inserendo le comodità moderne, abbiamo conservato con cura tutti gli elementi antichi che potevamo recuperare», sottolineano le due donne.

Ancora incantati dal fascino sospeso del tempo della residenza ripercorriamo le eleganti stanze, mentre le padrone di casa ci accompagnano verso l’uscita. «Sono nata qui e non immaginerei di poter vivere da nessun’altra parte – conclude Raffaella salutandoci -. E ora aprendo questa dimora al pubblico vogliamo trasmettere la storia della nostra famiglia, facendo conoscere la secolare bellezza di palazzo Giotta».

(Vedi galleria fotografica)
 
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!