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Bari, chiesa di San Martino: restaurato l'antico affresco della Madonna del Segno
Reportage

Bari, chiesa di San Martino: restaurato l'antico affresco della Madonna del Segno

di  Lunedì 10 novembre 2025 3 min Letto 6.659 volte
BARI – Dopo un secolo di abbandono torna al suo antico splendore l’affresco della Madonna del Segno, rara e preziosa raffigurazione quattrocentesca custodita all’interno della chiesa di San Martino di Bari Vecchia. Si tratta della prima missione completata dall’associazione “Martinus” che, dopo aver riaperto il millenario luogo di culto chiuso da oltre cinquant’anni, si sta occupando del recupero del bene in accordo con i proprietari dell’edificio. (Vedi foto galleria)

L’immagine della Madonna del Segno è stata restaurata grazie a una convezione sottoscritta con l’Università di Bari e sotto la supervisione della Soprintendenza. I lavori sono stati infatti eseguiti dalle studentesse del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, guidate dai docenti Francesco Daddario e Isabella Piccolo. L’intervento, durato un anno e mezzo, ha permesso la riemersione dei colori originari, delle decorazioni e delle forme anatomiche quattrocentesche e di nuovi dettagli iconografici.

La secolare raffigurazione religiosa è uno dei tanti preziosi manufatti artistici che si trovano all’interno della chiesa di San Martino, la quale sorge su strada Bianchi Dottula, inglobata nell’omonimo imponente palazzo nobiliare.

Entrando si notano subito l’altare in pietra decorata con un quadro secentesco che ritrae San Martino e, nella zona ipogea, la tomba in pietra del sacerdote Smaragdo e raffinati affreschi del XII secolo.

La Madonna del Segno o Panaghia Platytera si trova, a circa due metri di altezza, sulla muratura meridionale della navata. L’affresco, datato al secondo quarto del XV secolo, mostra al centro una Vergine orante vestita con un manto blu e rosa che tiene sulle gambe Gesù Bambino. Quest’ultimo ha la mano destra benedicente, mentre nell’altra stringe un rotolo delle Sacre Scritture.

L’immagine si trovava da tempo in pessimo stato di conservazione. Alcune parti erano interamente staccate dal muro, mentre la parte inferiore era totalmente consumata da infiltrazioni e “bloccata” da uno strato di cemento per evitarne la caduta. In più, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, furono apposte sull’affresco delle pesanti ridipinture che andarono a coprire completamente le originali decorazioni.

Queste ultime oggi, dopo il restauro, sono nuovamente visibili. È possibile quindi ammirare la raffinata aureola mariana e la mandorla policroma in cui è inclusa la Vergine (che simula la luce dell’empireo), oltre ai due piccoli angeli ai suoi lati raffigurati nell’atto di accompagnarla o sorreggerla.

Ai lati dell’affresco sono inoltre riemersi alcuni frammenti di precedenti decorazioni sottostanti di cui, purtroppo, si riconoscono soltanto alcune bande blu, bianche e rossastre.

«La Madonna del Segno di San Martino rappresenta una rara testimonianza della pittura tardo-medievale barese - spiega Marcello Mignozzi, docente di storia dell’arte medievale -. Va sottolineato come di quel periodo ci restino soltanto frammentarie decorazioni nell’abside della Basilica di San Nicola, una Madonna con Bambino a Ceglie del Campo e il Cristo in trono nella chiesa del Salvatore a Loseto. Tutte le decorazioni e gli affreschi che un tempo ornavano chiese e palazzi sono infatti andate perduti durante distruzioni e invasivi restauri degli edifici». 

Molto interessanti si sono rivelate le indagini condotte sui campioni di pigmenti prelevati. «Ad esempio la presenza nel manto della Vergine del lapislazzuli, colore molto pregiato e costoso, ci fa capire la disponibilità economica del committente, evidentemente un membro della nobiltà locale», sottolinea  Francesco Daddario, docente di storia e tecnica del restauro.
 
La chiesa fu infatti fondata dalla famiglia Dottula, una delle più ricche del capoluogo pugliese sin dai tempi della dominazione bizantina della città.

«Siamo orgogliosi di questo importante passo nel recupero artistico dei beni conservati all’interno di San Martino – conclude Gerardo Milillo, presidente dell’assocuazione Martinus -. Continueremo la collaborazione con l’Università di Bari e con la Soprintendenza anche nel recupero degli altri decori presenti nella chiesa, per riportarli al loro antico splendore e restituirli finalmente alla comunità».

(Vedi galleria fotografica di Valentina  Rosati)
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