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Balconate in pietra e affreschi: ่ Palazzo Zeuli, la dimora barese con il portone "de iesse e trase"
Reportage

Balconate in pietra e affreschi: ่ Palazzo Zeuli, la dimora barese con il portone "de iesse e trase"

di  Lunedì 23 giugno 2025 5 min Letto 10.962 volte
foto di Giacomo Pepe
BARI – Soffitti lignei decorati, raffinati affreschi, un’elegante balconata in pietra e un iconico portone dal singolare soprannome: de iesse e trase. Sono le particolarità di Palazzo Zeuli, una delle antiche dimore nobiliari di Bari Vecchia. Posto a ridosso dell’imponente Chiesa del Gesù, che quasi lo nasconde alla vista dei passanti, l’edificio sorge su strada dei Gesuiti dalla fine del XVI secolo.

Il vasto immobile di circa mille metri quadri venne realizzato in stile rinascimentale per conto di un certo Francesco Vannelli, probabilmente su strutture medievali preesistenti. Nel corso dei secoli successivi passò alla famiglia Esperti di Barletta per poi venire acquistato nel 1776 dagli Zeuli, originari di Faenza. Nel frattempo restaurato e rimaneggiato più volte, oggi si presenta diviso in vari appartamenti privati.

Siamo andati a visitarlo (vedi foto galleria).

Raggiungiamo l’edificio partendo da strada dei Gesuiti, nel caratteristico slargo dove svettano il sontuoso Palazzo Calò Carducci e la barocca chiesa del Gesù. Costeggiamo quindi il lato sinistro del tempio religioso per trovarci davanti al prospetto di Palazzo Zeuli.

La facciata principale, che si innalza su tre livelli, si mostra con un uniforme color rosa pallido: è il frutto di recenti restauri che hanno riportato al suo antico splendore anche la balconata rinascimentale costruita in pietra di Trani. Quest’ultima è “poggiata” su una lunga serie di mensoloni e si caratterizza per l’alternanza di raffigurazioni vegetali a rosette e volti apotropaici, che notiamo tra le fini e chiare colonnine che la compongono.

Accanto alla balconata ammiriamo in alto un elegante doppio loggiato, ad arcate sovrapposte, scandito da lesene e cornici marcapiano. E al centro del prospetto si apre l'arco in pietra chiara che dà accesso alla corte del palazzo.

È il leggendario portone de iesse e trase (“esci ed entri”): chiamato così perché un tempo venne chiuso dalla famiglia Zeuli per consentire l’accesso alla corte solo a chi ne avesse il loro permesso. Al centro del varco, poggiato su due colonne scalanate con mensola in chiave, si innalza un alto cippo in pietra.

Attraversiamo l'arco per accedere alla corte con classica pavimentazione a basole bianche e nere. Qui si affacciano due edifici prospicenti: Palazzo Zeuli a sinistra e Palazzo Traversa a destra. Su questo lato attrae la nostra attenzione un antico pozzo, ora murato, posto ai piedi di una statuetta della Vergine. È realizzato da un unico blocco in pietra quattrocentesco con scanalature a spirale, forse un antico fusto di colonna. Al di sotto pare si trovi una vasta cisterna con acqua salsa, cioè con un elevato contenuto di sali disciolti.

Sulla sinistra invece un ampio arcone dà accesso alla scalinata di palazzo Zeuli, impreziosita e illuminata da alcune finestre rettangolari con eleganti balaustre e da un fine elemento decorativo a mezzaluna.

I gradini ci conducono in alcuni ambienti che dividono tra loro i vari appartamenti dello stabile. Qui il pavimento è composto da un mix di chianche e piastrelle, mentre il soffitto si presenta con lunghi listelli lignei. Questi locali rappresentavano un tempo le sale interne del piano nobile del palazzo, poi smembrato e diviso in varie residenze.

Raggiungiamo lo stretto vano scala dell’immobile con pareti e soffitto coperti da vari strati di intonaco bianco. Le piccole rampe si “inerpicano” su più livelli. Le percorriamo notando per terra alcune vecchie maioliche e in alto soffitti in legno, un doppio arco in pietra esterno e una volta con pietra a vista e decoro in chiave.

Torniamo ora sui nostri passi per raggiungere la porta di uno degli appartamenti dell’edificio che abbiamo la possibilità di visitare grazie alla disponibilità della proprietaria Paola Bozzani, archivista in pensione che da anni si dedica a ricerche storiche sul palazzo.

«Quando gli Zeuli acquistarono il palazzo affidarono i lavori di restauro dell’immobile all’architetto Giuseppe Gimma - ci racconta Paola accogliendoci tra antichi documenti incorniciati, marionette di soldati e icone religiose -. Nel frattempo comprarono anche il prospicente palazzo Traversa, il vicino palazzo Zonnelli e altri quattro immobili in vico del Lauro, diventando così proprietari dell’intero quartiere».

Seguiamo Paola nell’ampio salone principale dove, tra mobili antichi, tappeti e quadri realizzati da lei, fa bella mostra di sè il raffinato soffitto ligneo decorato con elementi vegetali e geometrici, tornato alla luce durante i restauri dell’appartamento.

«Sono venuta ad abitare qui dal 2000 – spiega la padrona di casa –. Precedentemente l’appartamento era diviso in più abitazioni e le tre famiglie che vi risiedevano avevano piastrellato tutte le pareti e aggiunto controsoffitti e pesanti scialbature nei vari ambienti. Così ho deciso di risistemare il tutto: mi ci sono voluti cinque anni di lavoro».

Seguiamo ora Paola in un’altra parte dell’appartamento. Accediamo alla prima stanza arricchita da un soffitto con riquadri dai toni celeste, ocra e rosso mattone.

Attraverso una scala in legno raggiungiamo gli altri ambienti. In uno di questi, oltre a un altro raffinato soffitto ornato con foglie di acanto simbolo di potere e ricchezza, possiamo ammirare alcune sorprendenti tracce di affreschi rinvenute al di sotto dell’intonaco.

Sullo sfondo azzurro della decorazione si distinguono vari putti intenti a suonare flauti, mangiare uva e abbracciarsi tra elementi vegetali e uccelli che li circondano. Sulla parte sinistra dell’opera invece, in una cornice ovale sovrastata da una conchiglia, è raffigurata una scena di guerra con una nave, delle bombarde e dei cavalieri sul punto di assaltare una città fortificata.

«Tutti i decori dei soffitti e delle pareti sono stati realizzati dal pittore romano rinascimentale Giacomo Galli – ci illustra la nostra guida -. Lui era il fratello del più noto Giovanni Antonio, che lavorò nella bottega di Caravaggio. I due erano conosciuti come gli “Spadarini”: nomignolo derivato dal mestiere del padre che forgiava spade».

Paola ci rivela che anche l’appartamento adiacente al suo conserva altri splendidi soffitti e decori. Purtroppo non abbiamo la possibilità di visitarlo. Decidiamo così di terminare la visita uscendo sulla verdeggiante balconata ricca di piante e colorati fiori: una colorata terrazza che da secoli si affaccia maestosa sul centro storico di Bari.

(Vedi galleria fotografica)
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