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Bari, 35 anni fa: la storia e le foto inedite della costruzione dello stadio San Nicola
Reportage

Bari, 35 anni fa: la storia e le foto inedite della costruzione dello stadio San Nicola

di  Martedì 3 giugno 2025 3 min Letto 13.455 volte
BARI – Soprannominato fin da subito “l’astronave” per la sua forma avveniristica, lo Stadio San Nicola di Bari si presentò all’Italia il 3 giugno 1990. A 35 anni esatti dal giorno dell’inaugurazione abbiamo ripercorso la storia di questo impianto, considerato una delle opere più originali dell’architettura sportiva italiana. E per l’occasione abbiamo pubblicato delle immagini inedite scattate nell’estate del 1989, quando lo stadio stava prendendo forma. (Vedi foto galleria)

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni 80, quando in vista dei Campionati Mondiali di calcio Italia 90 il governo stanziò ingenti fondi per la costruzione e la ristrutturazione di diversi impianti in tutta la Penisola. Bari, scelta come sede per alcune partite del torneo, necessitava però di un impianto moderno e capiente, visto che il vecchio Stadio della Vittoria appariva del tutto inadeguato.

Fu quindi affidato l’incarico di progettare un nuovo stadio a Renzo Piano, già allora celebre architetto di fama internazionale.
Piano concepì un impianto che rompeva con ogni schema tradizionale. Niente rettangoli rigidi o tribune classiche: il San Nicola doveva essere un organismo vivo, aperto, permeabile, capace di dialogare con lo spazio e la luce. La forma generale ricorda in effetti un fiore stilizzato o un’astronave pronta al decollo.

Il grande fabbricato venne strutturato con 26 “petali” in cemento armato prefabbricato rivestiti di teflon, distanziati l’uno dall’altro da spazi vuoti che creano giochi di luce e ventilazione naturale. Ogni petalo è autonomo, sospeso e accessibile, contribuendo a dare leggerezza visiva a un’opera imponente.

Il progetto esecutivo fu consegnato l'8 luglio 1987 e l'edificazione venne assegnata il 12 settembre al Consorzio "Stadium", composto da diverse imprese edili locali tra cui quella dei Matarrese. I lavori, diretti dall'ingegner Amedeo Vitone, coinvolsero circa 250 operai e una trentina tra tecnici, ingegneri e architetti.

L’area scelta per l’edificazione (non senza polemiche) fu una zona di campagna densa di ipogei e masserie a sud del centro cittadino, tra Carbonara e Modugno.

La costruzione rappresentò una vera corsa contro il tempo al fine di completare lo stadio in tempo utile per i Mondiali del 1990. In soli tre anni, tra difficoltà logistiche, sfide ingegneristiche e l’urgenza del calendario FIFA, il cantiere produsse però un campo sportivo con una capienza di 58.000 posti, uno dei più grandi d’Italia.

Il progetto subì comunque modifiche, come l'aggiunta di una pista d'atletica a 8 corsie su richiesta del Coni. Una “famigerata” pista d’atletica, verrebbe da dire, che allontanò gli spalti dal campo di gioco peggiorando così la visibilità delle partite.

Lo stadio (che costò complessivamente 120 miliardi di lire) fu inaugurato il 3 giugno 1990, pochi giorni prima dell’inizio della Coppa del Mondo, con l’incontro amichevole tra il Bari e i neo campioni d'Europa del Milan, terminato 2-0 per i biancorossi con gol di Scarafoni e Monelli.

Durante i Mondiali ospitò cinque partite, tra cui la finale per il terzo posto tra Italia e Inghilterra e da allora è la “casa” del Bari calcio.

Oggi il San Nicola rimane uno degli stadi più riconoscibili d’Europa, anche se il tempo e l’usura hanno lasciato il segno. Negli anni si sono susseguiti grossi interventi di manutenzione tra cui, nel 2023, quello riguardante la sostituzione delle coperture in teflon dei petali in più punti “volate via”. 

Il progetto del Comune è ora quello di riportare lo stadio a uno standard più moderno, eventualmente candidabile per ospitare Euro 2032. Nella speranza che, nel frattempo, il “campo” biancorosso torni a riempirsi come una volta, quando migliaia di spettatori facevano la fila per ammirare il Bari in serie A.

(Vedi galleria fotografica)
 
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I commenti (2)
Diego Molinari
Una delle caratteristiche principali di questo stadio, credo, è l'illuminazione. Nelle partite serali, infatti, i giocatori non proiettano ombre sul campo di gioco (quelle tradizionali "a croce") per via delle lampade posizionate a 360 gradi sulla parte superiore dei petali.
Nicola
Si è persa una grandissima occasione come accade spesso in questa città, si sarebbe potuto fare un signor stadio come l'Arechi è stato fatta un opera bellissima di design ma pessima per il calcio. Da fuori nessuno mette in dubbio la bellezza, ma visuale pessima e con le divisioni, quando c'è vento forte lo si prende tutto se si è nel versante opposto, se piove invece di fare una copertura hanno pensato che non si vedessero le ombre del campo ci si inzuppa completamente. Molto meglio il delle vittorie