TRIGGIANO – Dall’età bizantina al Rinascimento sino al primo 900: oltre mille anni di storia concentrati in una solo tempio e nei suoi nascosti sotterranei, che celano uno dei tesori meno noti del territorio barese. È la descrizione della Chiesa Matrice di Triggiano, dedicata a Santa Maria Veterana.
Quello che appare agli occhi dei passanti è un edificio del 1570 oggetto di vari ampliamenti e modifiche nel corso dei secoli. Ma sotto l’attuale chiesa si cela un sito archeologico di estremo interesse. L’ipogeo conserva infatti le strutture rimanenti di una chiesa costruita nel 1080, di cui oggi “emerge” solo il campanile. Ma non solo: anche l’epoca bizantina (VII-VIII secolo) ha lasciato le proprie testimonianze nel sottosuolo tufaceo della plurimilleneria cittadina a sud di Bari.
Siamo così andati a visitarla accompagnati dal parroco don Biagio Lavarra e da Enzo Di Gioia, docente di Storia dell’Arte in pensione. (Vedi foto galleria)
La chiesa si trova in via Carroccio, nel centro storico di Triggiano. È qui che il tempio ci accoglie con la sua bianca facciata in realtà più moderna di quanto si possa pensare. Benché l’edificio sia del XVI secolo, sull’architrave del portale centrale è infatti riportata una data molto più recente: MCMXIII (1913).
«La facciata è in effetti di inizio 900 – conferma Di Gioia -, perché quella originaria si trovava dal lato opposto. Nel 500 il centro abitato si sviluppava infatti a sud-ovest e l’ingresso della chiesa era rivolto verso l’interno della città. Con l’ingrandimento del paese a nord-est si decise per il “ribaltamento” del prospetto».
Facciata che fu realizzata in stile eclettico recuperando alcuni elementi di quella originaria, ovvero il grande rosone centrale, il rosoncino della cuspide e la losanga che insiste sul portale principale. Il vecchio ingresso fu invece inglobato nella chiesa moderna che venne ampliata con un presbiterio e un’abside.
A preservarsi nella sua interezza è stata però l’antica torre campanaria, che non riusciamo a scorgere da via Carroccio. Ci poniamo così sul lato sinistro della chiesa, in via Garibaldi, dopo aver fiancheggiato il palazzo della Canonica e una chiesetta del 1860 dedicata alla Madonna di Costantinopoli.
E qui, alle spalle di una cappella ottocentesca che prende il nome di Santissimo Sacramento, si erge il campanile. Scopriamo che è addittura quello appartenente alla chiesa dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista costruita nel 1080, riadattato poi nel XVI secolo. Alto quasi 40 metri è diviso verticalmente in tre ordini. Il primo è realizzato in bugnato e i due superiori in tufo locale. Nell’ultimo si aprono bifore e monofore dalle quali si vedono le campane.
Torniamo ora sul sagrato per entrare in chiesa. Ci immergiamo così nelle tre navate in cui è strutturato il tempio, il quale venne costruito nel 1500 sfruttando come succorpo la struttura medievale. «Una decisione nata dall’esigenza di offrire un luogo di culto più grande al paese, che nel XVI secolo vide aumentare considerevolmente la propria popolazione – spiega Enzo -. La duchessa Bona Sforza fece infatti arrivare dalla Spagna molti soldati per proteggere Bari e questi si stabilirono in gran parte proprio a Triggiano con le loro famiglie».
Reportage
Dai bizantini al 900, mille anni di storia concentrati in un luogo: la Chiesa Matrice di Triggiano
foto di Paola GrimaldiTra le cappelle laterali spicca il cosiddetto Cappellone della Madonna di Costantinopoli, costruito nel 1832 e costituito da due ambienti strutturati su altrettanti piani e comunicanti tramite scale in marmo affiancate da balaustre.
Salendo sul presbiterio, in corrispondenza del pilastro sulla sinistra, notiamo poi un arco decisamente antico: è ciò che resta di uno degli ingressi laterali della vecchia facciata rinascimentale.
Dopo aver ammirato opere che coprono un arco di cinque secoli, fino alle novecentesche decorazioni geometriche e vegetali che ornano i capitelli dei pilastri, ci dirigiamo verso i sotterranei attraverso una stretta scala. Entriamo così nel sito archeologico venuto alla luce con gli scavi condotti dal 1982 al 1986.
Appena scesi ci poniamo di fianco a una porzione dei muri perimetrali e dell’abside della chiesa del 1080. La struttura è composta di uno strato inferiore di pietre grezze che rappresentavano le fondamenta e di uno superiore che presenta blocchi maggiormente squadrati.
Proseguendo notiamo una serie di ambienti, alcuni dei quali divisi in due vani coperti da volte a botte. «Erano i sepolcreti delle confraternite – rivela il professore -. Siamo infatti esattamente sotto le cappelle laterali della chiesa superiore, dalle quali i membri delle congregazioni calavano i corpi dei loro confratelli defunti».
Ci troviamo poi di fronte a un’ampia apertura al centro di una parete: si tratta dell’ingresso principale della chiesa medievale dal quale è possibile guardare all’interno e capire quale fosse l’originaria organizzazione degli spazi. Notiamo quindi una pianta a tre navate scandite ciascuna da altrettanti pilastri, gli ultimi dei quali erano a ridosso del catino absidale.
Ammiriamo persino dei resti di affreschi. Uno è composto da una fascia decorata con al centro un rombo in cui campeggia una sfera poggiata su un’ulteriore sottile fascia orizzontale. «Sono rispettivamente lo stemma della famiglia Orsini, feudatari di Triggiano, e degli Anguillara, casata con cui i primi erano imparentati», rivela Di Gioia.
Ma c’è un altro elemento che non passa inosservato: quasi una ventina di tombe pavimentali oltre a tre aperture quadrangolari che fungevano da accessi a un sepolcreto sottostante.
Una parte degli oggetti rinvenuti in queste sepolture e in quelle delle confraternite viste poco prima è conservata all’interno di apposite teche allestite sempre nel sito archeologico che stiamo percorrendo. Sono databili dal XII al XVI secolo: fibule, monete, piatti, lucerne. Tra questi uno dei più antichi è una moneta risalente all'epoca dell'imperatore bizantino Romano III Argiro (1028-1034).
Quando la visita sembra terminata ci si rende conto invece che c’è ancora molto da scoprire. Ci attende infatti un’ulteriore discesa al termine della quale ci ritroviamo all’interno di ambienti di epoca bizantina del VII-VIII secolo. Probabilmente sepolcreti di famiglie nobili. Luoghi che successivamente vennero adibiti a cripte. Notiamo infatti archi e costoloni che reggono la struttura risalenti a epoche ben più recenti di quella bizantina.
E a concludere il nostro viaggio, protetto in una teca, ecco un frammento con il volto di Gesù bambino dipinto. È ciò che resta dell’affresco absidale della chiesa del 1080, in cui il Bambino doveva probabilmente trovarsi in braccio alla Vergine. Un ultimo tesoro nascosto nella “chiesa madre” di Triggiano.
(Vedi galleria fotografica)