BARI – È una delle più antiche scuole del Sud Italia e dal 1930 ha sede in un grande edificio classicheggiante “nascosto” sotto il ponte di corso Cavour. È l’identikit del Pitagora, istituto superiore per geometri nato nel lontano 1866 come “Regio Istituto Tecnico”. Parliamo di una vera e propria istituzione barese che ha accolto migliaia di studenti nel corso della sua storia e che ospita anche il particolare “Museo De Romita”, secolare collezione di animali impagliati.
Siamo così andati a visitare lo storico Pitagora (vedi foto galleria).
L’ingresso dell’istituto si trova in corso Cavour 249, accanto allo “Scacchi”, il più antico liceo scientifico di Bari. Ci ritroviamo così davanti a un elegante fabbricato neoclassico su tre livelli, di cui il piano terra è in bugnato a fascia bianco mentre quelli superiori di color terra di Siena.
La parte della facciata che ospita l’ingresso è leggermente aggettante e ai lati del portone in legno si delineano due colonne ioniche poste sotto l’architrave dell’unico balcone presente sul prospetto. Mentre una protiride incornicia l’entrata e reca al centro un busto di Minerva, dea della Sapienza.
Gli altri piani sono contraddistinti da una serie di finestre parallele architravate, scandite da lesene sovrapposte nella parte centrale e negli angoli. I livelli sono scanditi da cornicione marcapiano di cui quello superiore di coronamento aggettante a dentelli.
Prima di entrare ci soffermiamo sulla storia della scuola, che nacque nel 1866 come “Regio Istituto Tecnico”. Fino ai primi anni del 900 venne ospitato in un palazzo a Bari Vecchia, per poi spostarsi negli anni 20 del 900 all’interno dell’Ateneo prendendo il nome di “Pitagora”.
Fino alla costruzione dell’attuale edificio, che divenne da subito la sede dell’ITSCG “Giulio Cesare”, comprendente sia l’istituto per geometri che quello per ragionieri. I lavori, aggiudicati alla ditta “Nicola Dioguardi e Figli” con la direzione artistica dell’architetto Saverio Dioguardi, iniziarono il 28 ottobre 1928 per terminare con l’inaugurazione ufficiale avvenuta il 6 aprile 1930.
Alla fine degli anni 60 vi fu però la scissione dei due indirizzi scolastici: il geometra rimase in corso Cavour riprendendo il nome di Pitagora, mentre le aule di ragioneria furono spostate in viale Einaudi mantenendo la denominazione di Giulio Cesare. Nel 2015 infine il geometra è stato accorpato all’istituto industriale Panetti formando un polo tecnologico.
Siamo così andati a visitare lo storico Pitagora (vedi foto galleria).
L’ingresso dell’istituto si trova in corso Cavour 249, accanto allo “Scacchi”, il più antico liceo scientifico di Bari. Ci ritroviamo così davanti a un elegante fabbricato neoclassico su tre livelli, di cui il piano terra è in bugnato a fascia bianco mentre quelli superiori di color terra di Siena.
La parte della facciata che ospita l’ingresso è leggermente aggettante e ai lati del portone in legno si delineano due colonne ioniche poste sotto l’architrave dell’unico balcone presente sul prospetto. Mentre una protiride incornicia l’entrata e reca al centro un busto di Minerva, dea della Sapienza.
Gli altri piani sono contraddistinti da una serie di finestre parallele architravate, scandite da lesene sovrapposte nella parte centrale e negli angoli. I livelli sono scanditi da cornicione marcapiano di cui quello superiore di coronamento aggettante a dentelli.
Prima di entrare ci soffermiamo sulla storia della scuola, che nacque nel 1866 come “Regio Istituto Tecnico”. Fino ai primi anni del 900 venne ospitato in un palazzo a Bari Vecchia, per poi spostarsi negli anni 20 del 900 all’interno dell’Ateneo prendendo il nome di “Pitagora”.
Fino alla costruzione dell’attuale edificio, che divenne da subito la sede dell’ITSCG “Giulio Cesare”, comprendente sia l’istituto per geometri che quello per ragionieri. I lavori, aggiudicati alla ditta “Nicola Dioguardi e Figli” con la direzione artistica dell’architetto Saverio Dioguardi, iniziarono il 28 ottobre 1928 per terminare con l’inaugurazione ufficiale avvenuta il 6 aprile 1930.
Alla fine degli anni 60 vi fu però la scissione dei due indirizzi scolastici: il geometra rimase in corso Cavour riprendendo il nome di Pitagora, mentre le aule di ragioneria furono spostate in viale Einaudi mantenendo la denominazione di Giulio Cesare. Nel 2015 infine il geometra è stato accorpato all’istituto industriale Panetti formando un polo tecnologico.
Varcato l’ingresso veniamo avvolti da una atmosfera rigorosa ma accogliente. Con il permesso del dirigente scolastico Eleonora Matteo, superiamo la targa lapidea dello scultore tranese Antonio Bassi, realizzata negli anni 20 a memoria degli studenti caduti nella Prima guerra mondiale per ritrovarci in un atrio ben illuminato dai raggi del sole. Quest’ultimo è dominato da una scalinata protetta da una pregevole ringhiera in ferro battuto che porta ai livelli superiori.
Prima di salire visitiamo l’aula magna. «Qui - ci illustra l’architetto Simone De Bartolo - spiccano i lampadari in ottone e cristallo che pendono da rosoni in stile liberty. Sulle pareti sono presenti degli stemmi: alcuni mantengono i fasci littori, mentre altri presentano esclusivamente lo scudo crociato dei Savoia con fasci scalpellati per damnatio memoriae».
Saliamo ora al piano superiore per entrare negli uffici della segreteria e presidenza dove a ricordare la natura tecnologica dell’istituto è posizionata una “Macchina di Winter”, che genera energia elettrica tramite un disco di vetro rotante e due spazzole.
Affianco agli uffici sono appese alle pareti delle bellissime foto d’epoca che ritraggono il Pitagora negli anni 30, in un corso Cavour ancora non “occupato” dal ponte XX Settembre.
E se all’ultimo piano è presente un attrezzatissimo laboratorio di fisica e chimica che accoglie alcuni secolari strumenti di misura, quello in cui ci troviamo ospita il notevole Museo De Romita.
Durante i primi anni del 900 il naturalista barese Vincenzo De Romita, all’epoca insegnante del Pitagora e successivamente preside dell’istituto, giunse a raccogliere quasi 1500 specie di animali che lui stesso impagliava. Una raccolta che il docente, in mancanza di un erede, lasciò alla “sua” scuola, che ancora oggi la conserva.
La collezione (il cui accesso è consentito previa autorizzazione del centro studi De Romita) si caratterizza per l’ampia varietà di uccelli presenti (se ne contano quasi un migliaio) ai quali si aggiungono anfibi, rettili, mammiferi. Tra i tanti altri animali spiccano una foca monaca, una scimmia Guerèza e alcune specie malformate.
In un ripiano è possibile infatti “ammirare” una capra che presenta sei zampe, due musetti e quattro occhi e un cucciolo di maiale che riporta otto zampe. Questi animali “raddoppiati” sono gemelli siamesi uniti a livello sia toracico che craniale.
Al centro della sala poi vi è lo scheletro di un dromedario, circondato da numerosi fossili che De Romita recuperò con pazienza nel corso della sua vita.
(Vedi galleria fotografica)