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Altari nascosti, tele che si alzano, stanze sotterranee: San Giuseppe, la chiesa sorprendente
Reportage

Altari nascosti, tele che si alzano, stanze sotterranee: San Giuseppe, la chiesa sorprendente

di  Venerdì 17 febbraio 2023 5 min Letto 9.570 volte
foto di Francesco De Leo
BARI – Una chiesa all’apparenza “normale”, con una facciata spoglia e un interno barocco comune a tanti luoghi religiosi. Eppure San Giuseppe, tempio situato nella via omonima del centro storico di Bari, rivela al visitatore attento numerose piccole sorprese, fatte di peculiari messe in latino, tele che celano venerate statue, dipinti che si aprono svelando passaggi “segreti”, antichi altari nascosti e botole che svelano resti di antichissimi ambienti. (Vedi foto galleria)

La chiesa ha origine prima dell’anno Mille e fu fondata da Romana Dottula. Secondo la leggenda la nobildonna, mentre era in Albania per aiutare il figlio costretto in carcere, salvò da morte certa la figlia del re, e che questi, per ringraziarla, oltre a liberare il detenuto, le donò le rovine di un tempio pagano.

La signora, una volta tornata a Bari, utilizzando proprio questi resti, decise di costruire una chiesa dedicata alla Vergine Madre di Dio, chiamandola Santa Maria dei Kyri Joannaci in onore del defunto marito, originario di Costantinopoli.  

L’edificio, come altri del centro storico, fu però probabilmente abbattuto dal normanno Guglielmo il Malo nel 1156. Al suo posto venne così innalzata la struttura attuale, la quale nel corso dei secoli ha subito diverse modificazioni sino a raggiungere nel 600 l’aspetto barocco con cui si presenta oggi.

Per raggiungerla entriamo a Bari Vecchia da largo Chiurlia, per poi salire delle scalette e superare una serie di archi. Arriviamo così nella stretta strada San Giuseppe, lì dove sulla destra, quasi mimetizzata tra i fabbricati adiacenti appare la piccola facciata del tempio.

Molto semplice, si presenta con un prospetto tripartito da paraste con capitelli ed è divisa orizzontalmente in due ordini da una trabeazione. Nella parte inferiore le paraste poggiano su un’alta zoccolatura. Al centro si apre un portale con lunetta sovrastato dal nome dell’arciconfraternita di San Giuseppe, a cui corrisponde, nell’ordine superiore, una finestra mistilinea. La facciata è infine conclusa da un timpano spezzato alla cui sommità è collocata una croce in ferro battuto.

Prima di entrare, ritorniamo su largo Chiurlia per dirigerci su via Corridoni, lì dove sul retro di San Giuseppe, oltre a scorgere il piccolo campanile della chiesa, notiamo una nicchia protetta dal vetro in cui è custodito un presepe. È la copia in scala ridotta della Natività in pietra calcarea pugliese realizzata nella prima metà del 500 da Paolo Catalano da Cassano. Un tempo presente qui, è ora conservata nella Pinacoteca di Bari.

Ritorniamo ora su strada San Giuseppe per accedere finalmente al tempio. Ci ritroviamo così in una navata unica con pianta a croce greca e cupola, con pareti laterali speculari in cui trovano posto tele, ovali e altarini. L’aspetto è barocco, anche se alcuni elementi appartengono al 900, come il grande lampadario di cristallo che pende dal soffitto.

Del XVII secolo sono le tre tele situate al di sopra dell’ottocentesco altare maggiore in marmo. Quella centrale ritrae San Giuseppe con Bambino e Angeli ed è attribuita a Nicola Porta da Molfetta, di scuola napoletana.

Il presbiterio è separato dalla navata da una balaustra in ghisa con richiami dorati, alla cui base sono presenti degli inginocchiatoi. Perché a San Giuseppe la comunione non la si prende in piedi. Qui infatti la celebrazione del sabato è alquanto particolare: la messa è infatti recitata in latino, come avveniva prima della riforma liturgica del 1969.

Ci sembrerebbe a questo punto di aver visto tutto. Ma così non è, perchè la chiesa cela in ogni suo angolo un “segreto”. A partire dal passaggio che si apre dietro l’altare, che conserva i resti dell’antica cattedra seicentesca: un paliotto in pietra decorato con richiami floreali, al cui centro è posizionato un clipeo con San Giuseppe e il Bambino Gesù.

Altra sorpresa. Sulla parete destra si staglia un recente dipinto raffigurante la Presentazione di Cristo al Tempio. Tutto normale, se non fosse che la tela si solleva elettricamente rivelando una statuetta ottocentesca nascosta in una nicchia: quella del “Bambino Gesù di Praga”. La scultura è adagiata su un tronetto che il giorno della Candelora scende dal posto in cui riposa grazie a una sorta di ascensore meccanico, permettendo al Bambino di andare in processione.

Non è però l’unica chicca “tecnologica” che caratterizza il luogo. Ad esempio a sinistra del portone d’ingresso, quello che sembra un normale dipinto di San Giovanni Battista, è in realtà una porta che consente di avere accesso a una scala a chiocciola. Quest’ultima conduce a una balconata dove è presente il possente organo dotato di 1173 canne e da cui è possibile  godere di un ampio panorama della navata.

Una volta ridiscesi, entriamo in un ambiente laterale dove è appoggiato un crocifisso di cartapesta del 1891, anche questo diverso dal solito, visto che possiede delle articolazioni mobili che gli danno la possibilità, durante il Venerdì Santo, di compiere dei movimenti particolari.

Da qui accediamo infine alla sagrestia, dove con grande stupore viene sollevata davanti ai nostri occhi una botola che rivela un passaggio sotterraneo. Attraverso delle ripide scale scendiamo così nel sottosuolo di San Giuseppe, per ritrovarci all’interno di una stanza spoglia con la volte a botte che reca sul pavimento quelli che paiono resti di antiche lastre tombali.

Su una parete notiamo una sagoma che pare raffigurare una porta murata. È probabile infatti che questo ambiente fosse un tempo collegato a uno più grande: quello che ospitava mille anni fa l’originaria Santa Maria dei Kyri Joannaci.

L’ipotesi è confermata dal sacerdote don Nicola Bux, che ci conduce nuovamente nella navata centrale per mostrarci una botola posta sul pavimento. È da qui che si accede ai resti del tempio medievale, che non riusciamo purtroppo a raggiungere perché il passaggio risulta bloccato.

Ci vengono però in aiuto delle fotografie ricevute da uno storico barese, che una decina di anni fa era sceso nel sottosuolo. Le immagini mostrano però solo uno spoglio ambiente a botte privo di particolari elementi che possano far risalire a Santa Maria dei Kyri Joannaci. La chiesa infatti nel corso dei secoli fu completamente trasformata per essere adibita a un ossario: prova ne sarebbero i piccoli resti umani ritrovati al tempo della perlustrazione nel ventre di San Giuseppe.

(Vedi galleria fotografica)
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