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Mottola, le splendide Grotte di Dio: «Qui θ nato il mito di Santa Claus»
Reportage

Mottola, le splendide Grotte di Dio: «Qui θ nato il mito di Santa Claus»

di  Martedì 2 dicembre 2014 3 min Letto 17.299 volte
MOTTOLA – Sono considerate la “Cappella Sistina” della civiltà rupestre. Parliamo delle splendide “Grotte di Dio”, vere e proprie cripte scavate nella roccia delle gravine di Mottola, in provincia di Taranto. Cavità che contengono numerosi affreschi religiosi di rara bellezza e importanza. (Vedi galleria fotografica). Tra questi, quello di San Nicola che raffigura il santo alle prese con il “miracolo di Myra”.

Mostra il santo che compare in sogno a un padre che sta pensando di far prostituire le sue tre figlie per poter dar loro una dote. Le fanciulle, anch’esse ritratte nell’affresco, mostrano un volto stupefatto all’apparire del Santo che porta in dono tre sacchetti contenenti il denaro che assicurerà la dote alle ragazze.

E’ da questa favola che è nato il mito di Santa Claus che porta i regali ai bambini. «E vista l’antica datazione dell’affresco (risale a un periodo a cavallo tra il XIII e il XIV secolo), c’è chi afferma che la leggenda di Babbo Natale abbia preso le mosse proprio da Mottola, dalla cripta di Santa Margherita, quella che contiene il dipinto di San Nicola», sottolinea un responsabile tecnico dello Iat, l'ufficio di informazione e accoglienza turistica del paese.

Il patrono di Bari è raffigurato in varie altre grotte. Una, denominata la Chiesa di San Nicola, ne comprende tre, di cui la più importante è dell’XI secolo, posta in un sottarco accanto a un’altra sua immagine di epoca poco più recente. La terza raffigurazione invece rappresenta la sua figura per intero in abito classico medievale da vescovo, con in basso a sinistra una scritta in latino che riporta testimonianza di chi ha commissionato l’opera: “In ricordo del tuo servo sacerdote Sarulo”.

Il culto di San Nicola nel meridione d’Italia risale alle dominazioni bizantine e normanne fra il X e l’XI secolo, ma si suppone, poiché ha una pianta arcaica, che la chiesa nella gravina di Mottola sia stata scavata già a partire dal IX secolo, prima ancora che i baresi trafugassero le spoglie del Vescovo da Myra in Turchia nel 1087.

Tra le numerose cripte, le quattro più importanti sono quelle già citate di San Nicola e Santa Margherita e quelle di Sant’Angelo e San Gregorio. Queste ultime sono state scoperte fra gli anni 70 e 80.

Le Grotte di Dio sono da tempo “osservate” da organi come l’Herity Italia, la Commissione nazionale della organizzazione internazionale per la gestione di qualità dei beni culturali, che si sta impegnando in un percorso che si spera possa concludersi con l’inserimento del sito mottolese fra i patrimoni dell’Unesco. Del resto parliamo di affreschi ben conservati, con sembianze e colori tipici delle rappresentazioni sacre dell’epoca medievale (rosso, bianco e blu) inserite in una atmosfera suggestiva di un territorio ancora ben preservato.

In occasione dei festeggiamenti di San Nicola che si terranno a dicembre sia a Bari che a Mottola, lo Iat organizzerà delle visite guidate gratuite nella gravina.

Qui la pagina facebook dello Iat.
 
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