BARI - “Sempre caro mi fu quest’ermo porto, e questa banchina, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Leopardi ci perdonerà se ci siamo appropriati dei versi di un suo celebre sonetto per adattarli a quella che è la situazione del porto di Bari.
Non bisogna essere architetti, ingegneri o urbanisti per accorgersi, passeggiando su Via Venezia, che la struttura portuale barese meriterebbe una riqualificazione.
Le fotografie che pubblichiamo sono inequivocabili testimonianze di una separazione alquanto illogica tra il mare e la città di Bari. Un nuovo “muro” (dei container in cemento) è stato infatti eretto all’interno del porto barese, un nuovo ostacolo alla vista dello splendido mare e dell’orizzonte.
Anche l’arcigna recinzione dell’area portuale appare in contrasto con quella armoniosa e ariosa fila di lampioni che colorano e ornano il Lungomare barese. I baresi hanno un rapporto d’amore viscerale con il mare e purtroppo l’impostazione attuale del porto mal si concilia con questa innata propensione dei cittadini a voler vivere pienamente questa incredibile risorsa.
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Un altro ''muro'' nel porto: il mare continua ad allontanarsi dai baresi
Ci sono altre città in cui il porto è divenuto non solo luogo di scambio commerciale, ma vera e propria attrattiva turistica.
E’ il caso di Genova, che lo ha riqualificato nel 1992 su progetto dell’architetto Renzo Piano, inserendovi un acquario di rilievo internazionale, un porticciolo turistico e di ascensore panoramico per i turisti. E che dire di Barcellona, che vanta uno dei più grandi porti d’Europa la cui zona più famosa è la moderna passerella pedonale che collega la Rambla con il centro commerciale Maremagnum, situato al suo interno.
A Bari invece il porto rappresenta l’esempio più lampante di un graduale allontanamento fisico tra mare e cittadini. Il capoluogo pugliese, pur vantando un lungomare che si estende per 15 km, non ha di fatto un luogo di aggregazione che si affacci direttamente sull’acqua.
I dati statistici registrano il passaggio di circa due milioni di persone all’anno nel porto: un motivo in più per creare delle “attrazioni” all’interno di questa grande struttura, che da “barriera architettonica” qual è ora, dovrebbe finalmente e semplicemente trasformarsi nel simbolo di “Bari città di mare”.
E’ il caso di Genova, che lo ha riqualificato nel 1992 su progetto dell’architetto Renzo Piano, inserendovi un acquario di rilievo internazionale, un porticciolo turistico e di ascensore panoramico per i turisti. E che dire di Barcellona, che vanta uno dei più grandi porti d’Europa la cui zona più famosa è la moderna passerella pedonale che collega la Rambla con il centro commerciale Maremagnum, situato al suo interno.
A Bari invece il porto rappresenta l’esempio più lampante di un graduale allontanamento fisico tra mare e cittadini. Il capoluogo pugliese, pur vantando un lungomare che si estende per 15 km, non ha di fatto un luogo di aggregazione che si affacci direttamente sull’acqua.
I dati statistici registrano il passaggio di circa due milioni di persone all’anno nel porto: un motivo in più per creare delle “attrazioni” all’interno di questa grande struttura, che da “barriera architettonica” qual è ora, dovrebbe finalmente e semplicemente trasformarsi nel simbolo di “Bari città di mare”.