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Film. Tutto tutto niente niente, Albanese si fa in tre ma non convince
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Film. Tutto tutto niente niente, Albanese si fa in tre ma non convince

di  Sabato 5 gennaio 2013 2 min Letto 4.811 volte
TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE Genere: Commedia. Regia: Giulio Manfredonia. Attori: Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Lunetta Savino, Viviana Strambelli, Teco Celio, Manuela Ungaro, Niki Novara, Vito, Fabrizio Bentivoglio, Paolo Villaggio. Durata: 90 minuti.
 
A due anni da “Qualunquemente”, film nel quale vestiva i panni di Cetto La Qualunque, Antonio Albanese torna nei cinema ancora una volta diretto da Giulio Manfredonia. E stavolta il comico brianzolo decide addirittura di triplicarsi, interpretando il secessionista veneto razzista Rodolfo Favaretto, il tossicodipendente pugliese Frengo Stoppato (il Frengo e stop dei tempi di Mai dire gol nella sua versione 2.0), oltre al politico calabrese corrotto e depravato amante del “pilu”.

Finiti tutti in carcere, La Qualunque insieme alla sua giunta, Favaretto per aver gettato in mare uno dei suoi braccianti extracomunitari creduto morto, Stoppato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, i tre vengono rimessi in libertà grazie all’interessamento del Sottosegretario (Fabrizio Bentivoglio) che deve sostituire alcuni parlamentari misteriosamente uccisi per mantenere la maggioranza di un governo presieduto da un premier silenzioso e bulimico (Paolo Villaggio).

Trasferitisi così a Roma, gli improvvisati onorevoli cominciano a combinare un disastro dietro l’altro, facendo così pentire della sua scelta il loro “salvatore”, il quale stabilisce con i suoi colleghi che l’unica maniera per rimediare al suo errore è far tornare i tre in galera. Il giorno in cui in aula si decide sull'autorizzazione a procedere contro di loro, Cetto rivela però che fu proprio il Sottosegretario a ordinare l’omicidio dei parlamentari e, approfittando del susseguente bailamme, riesce a fuggire all'estero con Rodolfo e Frengo per evitare la carcerazione e proseguire rispettivamente nei propri interessi: “u’pilu”, la secessione e la droga.

Il grandissimo successo al botteghino del primo episodio aveva reso quasi obbligatoria la realizzazione di un sequel. Stavolta però, nonostante Albanese si faccia letteralmente in tre per ribadire vizi e indecenze di chi ci governa e nonostante la pellicola sfoci a tratti in una comicità quasi surrealista (i palazzi del potere rappresentati come una sorta di decadente senato romano pieno di gente assurda che passa la giornata tra ozi e vizi e il parlamento come la curva di uno stadio, solo per citare due esempi), non riesce a pieno nell’intento di divertire il pubblico.

L’impressione è che il film non centri il bersaglio, proprio perché rappresenta uno spaccato di vita solo apparentemente un po’ macchiettistico, una serie di vicissitudini a cui gli italiani si sono loro malgrado abituati e sulle quali, anche se portate ai limiti della parodia e oltre, forse hanno ormai ben poco da ridere.
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