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"Memorie dell'illustre cittΰ di Bari": ristampata la settecentesca opera di Emanuele Mola
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"Memorie dell'illustre cittΰ di Bari": ristampata la settecentesca opera di Emanuele Mola

di  Venerdì 13 dicembre 2019 3 min Letto 6.173 volte
BARI - «L’originalità del Mola, rispetto al primo storico di Bari, Antonio Beatillo, sta già tutta nel titolo,“Memorie”». Così ha esordito il professore emerito di Lingua e Letturatura italiana dell’Università di Bari,  Francesco Tateo, presentando ieri nella sala del Museo Civico di Bari la riedizione (curata dalla LB Edizioni) del libro che il “Regio Professor Di Eloquenza” Emanuele Mola (1743-1811) scrisse nel 1774: “Memorie dell'illustre città di Bari”.

«Non aggiunge nulla di nuovo a quanto Beatillo scrisse più di un secolo prima nella sua Historia di Bari (1637)ha ricordato Tateo che ha redatto la prefazione al libro -, anzi a quast'opera esplicitamente rimanda il lettore che volesse approfondire fatti e avvenimenti specifici. Né tantomeno si tratta di un “riassunto” del precedente scritto. Al contrario proponendo queste “Memorie”, il Mola intese offrire, probabilmente a un suo committente, una cernita di quei fatti che a suo parere erano per Bari i “più considerevoli della sua Storia”».

Queste sue "Memorie", sulla scia nel nuovo spirito storiografico del Settecento, volevano dare ulteriore risalto a quella lettura storica per "periodizzazione" che privilegiava il senso e la direzione della storia, piuttosto che il mero elenco cronachistico degli eventi, tipico degli annali medievali  precedenti al Beatillo, come quelli di Lupo Protospata.

E Mola lo fa scegliendo alcuni tra i tanti eventi più significativi secondo una concezione preromantica della storia, che si evolve verso un presunto apice che per lui coincideva con l’ascesa di Carlo III e la nascita del glorioso (agli inizi)  Regime borbonico.

Secondo il professore Tateo, Mola predilige gli avvenimenti più drammatici per la città di Bari, e su di essi si sofferma. Tra tutti la nefasta invasione dei Normanni che l'Autore considera “selvaggi”. Per conquistare Bari i Normanni, eredi dei leggendari Vichinghi, scesero dalla Francia sui cavalli, ma dovettero riconvertirsi in esperti marinai per assediare Bari via mare: un assedio che durò ben quattro anni.

Ma lo scrittore ripesca e rilancia con grande enfasi anche un avvenimento spesso lasciato in sordina che vide la città al centro dell’ecumene cristiana nell’anno 1098 (nel capitolo V): il concilio di Bari, con la presenza del più grande teologo del tempo, Anselmo d’Aosta.

Per il resto, il dotto classicista, cerca di restare fedele alla cernita dei soli fatti rilevanti, tralasciando leggende, aneddoti, curiosità ed eventi secondari, anche se cede anche lui alla tentazione di narrare la favola dell'incontro di San Francesco con Federico II di Svevia nel Casttelo barese, notoriamente considerato tra gli eventi celeberrimi: un “fiore all'occhiello” della città.

Un libro che rappresenta una pietra miliare per i cultori della storia di Bari, ma che è rivolto a tutti indistintamente. Scritto in modo chiaro e scorrevole, in un italiano che non mostra affatto i segni del tempo e che non ha richiesto quasi nessun aggiornamento.

Come ha ricordato l'editore Luigi Bramato: «Un'opera che abbiamo sottratto dall'oblio della memoria, grazie al contributo del bibliotecario Francesco Quarto, del libraio Sabino Scianatico e dell’archeologo Giuseppe Ruggiero. Lo abbiamo deseppellito dalla polvere delle nostre biblioteche e gli abbiamo dato nuova vita, rimettendolo in circolazione a disposizione di un più vasto pubblico, come era l'intento originario del suo autore».
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