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The 2nd law: il ritorno dei Muse all'insegna del sound dei Queen
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The 2nd law: il ritorno dei Muse all'insegna del sound dei Queen

di  Giovedì 4 ottobre 2012 3 min Letto 4.290 volte
MUSE - THE 2ND LAW .

Pubblicato lo scorso 1° ottobre, "The 2nd law” rappresenta il ritorno sulle scene dei Muse a tre anni esatti di distanza dall’ultimo lavoro “The resistance”, vincitore dei Grammy Awards 2011 nella categoria “best rock album”.

Il nuovo lavoro della band inglese, il cui titolo trae ispirazione dal secondo principio della termodinamica (l’energia contenuta in un sistema chiuso è destinata a disperdersi nell’ambiente circostante, ndr) era già stato anticipato dall’uscita dei due singoli “Survival”, pubblicato lo scorso 27 giugno e utilizzato come canzone ufficiale dei Giochi olimpici di Londra 2012, e “Madness”, pubblicato il 20 agosto.

Matthew Bellamy, Christopher Wolstenholme (per la prima volta autore di due brani, “Save me” e “Liquid state”) e Dominic Howard confermano anche in queste 13 tracce il loro proverbiale eclettismo, spaziando dal rock sinfonico alla dubstep, e si rifanno come non mai alle sonorità dei Queen.

Nel complesso il sesto album di studio della band del Devon non è di certo un capolavoro e in certi punti risulta un po’ troppo disomogeneo nell'alternanza tra sinfonie e tecnologia. Ci si aspettava senza dubbio qualcosa in più.

Ad aprire l’album è “Supremacy”, brano che riporta la mente dell’ascoltatore ai primi lavori dei Muse e che era stato inizialmente scritto per la colonna sonora di “Skyfall”, l’ultimo film di 007.

A seguire “Madness”, un’avventura nel territorio dell’electro-pop e il primo richiamo a Freddie Mercury e soci (il suo assolo di chitarra sembra essere proprio di Brian May), che fanno passare “Panic station” e il suo funky molto anni ’80 quasi inosservato prima di arrivare all’ormai celebre “Survival”, anticipata dai 58 secondi di “Prelude”.

Qui i richiami a “Bohemian rhapsody” e “Innuendo” dei Queen, ma anche a qualche lavoro degli Electric Light Orchestra, sono palpabilissimi e danno vita a un inno rock enfatico e quasi altezzoso.

“Follow Me”, traccia numero 6, parte in maniera delicata prima di trasformarsi in un pezzo a cavallo tra la dance e l’elettronica, mentre “Animals” torna a sonorità più intime, richiamando un po’ i Radiohead come la successiva “Explorers”, che nell'inciso ricorda molto “No Surprises” della band di Thom Yorke.

“Big freeze” vede il ritorno della chitarra funky di “Panic station” e anticipa “Save me” e “Liquid state”, entrambe scritte e cantate da Chris Wolstenholme e che parlano della battaglia del bassista contro la sua dipendenza dall’alcool.

“The 2nd law” vede il suo epilogo in una lunga suite strumentale ricca di elettronica e campionamenti, suddivisa due parti: “Unsustainable”, forse il brano meno convincente nel suo richiamo alla dubstep di Skryllex e “Isolated system”, dal sapore vagamente fantascientifico.

La speranza è che Bellamy e soci non abbiano già intrapreso la classica fase discendente di ogni rockband: sarebbe troppo presto.
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