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Dipendenze senza sostanze: uno sportello in aiuto dei drogati del web
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Dipendenze senza sostanze: uno sportello in aiuto dei drogati del web

di  Lunedì 4 marzo 2013 2 min Letto 5.639 volte
BARI – La dipendenza senza sostanze. Sì, perché non si è “drogati” solo se si assumono sostanze stupefacenti e non si è “schiavi” se si esagera continuamente con l’alcool. Ci sono altre forme di dipendenza che non hanno a che fare con l’assunzione di sostanze tossiche, ma che creano comunque problemi e malessere.

Stiamo parlando di ossessioni come il gioco d'azzardo, lo shopping compulsivo, la dipendenza dal web e dal cellulare (queste ultime due le più diffuse tra i giovanissimi).

Proprio per venire incontro a queste problematiche, è stato istituito  presso il Comune di Bari il progetto  “io non dipendo” che ha portato all’apertura in via sperimentale per 6 mesi dello “Sportello sulle nuove dipendenze senza sostanze”. E’ ubicato nel rione Japigia, in via Giustina Rocca 9, ed è aperto al pubblico ogni venerdi dalle 12 alle 14.

Questo spazio d’ascolto si impegna a offrire ai cittadini l’opportunità di acquisire maggiore consapevolezza sui danni provocati da tali dipendenze, fornendo loro possibili indicazioni su eventuali azioni terapeutiche.

«Lo sportello è stato attivato nella sede di un Caf, perchè pubblico e gratuito – afferma Clara Grittani educatrice professionale e coordinatrice dell’iniziativa . Costituisce un primo approccio per chi voglia confrontarsi sui problemi legati alla diffusione delle dipendenze senza sostanze e garantisce la massima riservatezza».

«In sede abbiamo Loredana Lo Storto psicologa e psicoterapeuta – aggiunge la Grittani -. Si occupa di colloqui educativi con i soggetti esposti a queste patologie al fine di comprenderne le cause e le possibili “vie di guarigione”. Lo sportello – conclude - è collegato anche con i medici di base e i pediatri per poter indirizzare al meglio tutti coloro che presentino sintomatologie da dipendenza».

Quanto sia pericolosa la dipendenza da internet (l’Internet Addiction), ce lo spiega Caterina Pipino, psichiatra barese. «Si tratta di un disturbo nuovo e ancora molto sottovalutato – dice -. I suoi segni più  evidenti sono la derealizzazione e la depersonalizzazione come conseguenza del fatto che, per lungo tempo, si rimane distaccati e dissociati dalla realtà esterna».

La dottoressa si sofferma quindi sul gioco online. «Nel gioco noi crediamo di svolgere attivamente qualcosa – sottolinea - ma in realtà nei nostri movimenti e anche sotto il profilo cognitivo eseguiamo delle attività in maniera ripetitiva e totalmente passiva. Se portato a livelli patologici – conclude - il gioco online diventa una forma di autorealizzazione narcisistica : il nostro io è concentrato e rivolto solo su se stesso. Superando i vari livelli imposti dal gioco e diventando sempre “piu’ bravi”, viviamo una sorta di onnipotenza, non accorgendoci però di isolarci dagli altri».
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I commenti (1)
marisa
ho letto l'articolo...e vorrei sapere se cercate educatori? grazie.