BARI - Angela Accarrino, detta “Angie”, ha 31 anni e vive a Bari da sempre. Dopo il debutto da scrittrice ha deciso di affiancare la penna a quella che definisce “narrazione estetica”, ossia l’arte della fotografia.
Partiamo dalla tecnica, pellicola o digitale?
Non credo sia sano rinnegare i vantaggi della tecnologia ed è ancor meno saggio dimenticare la portata emotiva della pellicola e quindi della vecchia scuola. In verità è una guerra che non mi riguarda: sono mondi in conflitto solo per moda e li frequento entrambi.
Molti dei tuoi scatti sono in bianco e nero e quest’ultimo domina…
Il bianco e nero è un'efficace sintassi. Cerco di privilegiare tutta la gamma tonale e se spesso carico i neri avviene per amore della resa visiva che questa operazione produce. Ogni foto, comunque, fa scuola a sé, come l'originalità dell'attimo che attrae l'occhio.
Quando ti sei avvicinata alla fotografia?
Ho iniziato tre anni fa con cognizione di causa, ma la mia vita precedente è zeppa di immagini non scattate. Da bambina, invece, desideravo scrivere, ma quando il mio primo romanzo è stato dato alle stampe mi sono accorta di avere conti in sospeso con un'altra forma di scrittura, quella che coinvolge la luce. Nei miei scatti cerco il fascino del linguaggio, quello che parla per immagini e include in sé una narrazione estetica.
Possiamo definirti una fotografa “da strada”?
Stravedo per la componente "magica" della fotografia. Questo significa viaggiare, osservare, saper prevedere il momento in cui la realtà si allinea con la visione interpretativa che ho della vita. La “street photography”, in qualunque forma, è il mio genere prediletto. Mi piace anche, per contrasto, dedicarmi allo “still life” ed essendo vagabonda non posso fare a meno dei paesaggi.
Notizie
Angie, fotografa di strada alla ricerca della «narrazione estetica»
La tua posizione rispetto ai concorsi?
Sono stata selezionata dalla giuria di qualità della "Word Photography Organization" per la fase finale di un contest, ma l'interesse rispetto a questo tipo di competizione è morto rapidamente. Preferisco dedicarmi a confronti più personali. All'interno della community fotografica di cui faccio parte, "Playerdue Lighting", si organizzano gare tematiche a squadre. La collaborazione è infinitamente più valida dell'ambizione.
Hai realizzato progetti di cui senti di essere soddisfatta?
Diverse esposizioni collettive (di cui due ancora in atto) e una pubblicazione editoriale prestigiosa, curata dalla sottoscritta per parole e immagini. Settimane addietro, una persona che non aveva mai visto i miei lavori ci ha tenuto a dirmi che erano riusciti a sollevarla dalla tristezza, riempiendo di bellezza la sua giornata. Sarà idealistico, ma ne vado fiera più di tutto il resto.
Uno scatto a cui tieni in particolare?
Uno realizzato l'anno scorso a Barcellona (la prima foto in galleria). Era la fine di una faticosa giornata, mi sarei addormentata ovunque per la stanchezza, eppure qualcosa riuscì a catturarmi: una scena così limpida di solitudine metropolitana, in un luogo che teoricamente dovrebbe favorire le relazioni. Fu un'illuminazione. Così presi la macchina, inquadrai e scattai, capendo di aver congelato un momento di rara potenza comunicativa. La considero ancora oggi una delle mie foto migliori.
Cosa ti auguri per il futuro?
Che sulla Angie fotografa il tempo agisca come farebbe su una preziosa bottiglia di vino.