BARI - Mari alla voce e al synth, Rob al basso, Niki alle chitarre, Ventura alla batteria (solo i nomi perchè a loro dire fa più «international»): sono i “The People Speak” band made in Bari dal sapore internazionale. «Proponiamo testi in inglese e sonorità divertenti, energiche ed elettroniche», queste le parole del batterista, con cui abbiamo parlato.
The People Speak: un nome inglese per una band pugliese. Com’è nata questa idea?
Tutto è accaduto per opera di Mari, la nostra cantante. Lei era a New York, aveva appena finito di guardare un concerto, quando una troupe televisiva armata di telecamera e innumerevoli t-shirt sponsor, catturò la sua attenzione. Si trattava di un format televisivo americano dal nome “The People Speak”, che forniva agli spettatori la possibilità di parlare e di esternare ogni pensiero. Durante le nostre prove, portò la maglietta ricevuta in quell’occasione e tra una canzone e l’altra guardando la stampa è arrivata l’ispirazione.
Anche i testi delle vostre canzoni sono in inglese. Non volete comunicare in italiano?
Comunicare in inglese ci consente di allargare i nostri orizzonti, permettendoci di farci ascoltare anche fuori dall’Italia. Laura Pausini o Eros Ramazzotti sono artisti affermati e arrivano alle orecchie di chiunque. Noi dobbiamo utilizzare una lingua universale per parlare con il pubblico.
Internet vi aiuta a diffondere la vostra musica?
Sì, è fondamentale. Attraverso questo canale riusciamo ad avere una buona visibilità senza spendere grandi cifre: tutto quello che serve è una connessione e ovviamente una buona musica da proporre.
Chi scrive i testi e chi compone la musica?
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The People Speak: nome, testi e sonoritΰ inglesi per una band made in Bari
Mari scrive i testi. Per quanto concerne la musica, la questione è più "astratta". Le melodie, il più delle volte, nascono da una profonda complicità artistica che c’è tra di noi. E’ capitato che una semplice improvvisazione abbia dato vita a qualche brano presente nel cd "Now the real news".
Un album all’attivo e non solo. Infatti, avete rappresentato l’Italia nella sezione “Musique actuelle” al Festival FIMU di Belfort (Francia) e la Puglia a “Italia Wave Festival” nel 2010. Con un curriculum così, è facile proporre la vostra musica nelle piazze o nei locali pugliesi?
Ci proviamo, ma la verità è che si può suonare ovunque.
Eppure qualche tuo collega dice che è difficile emergere in Puglia…
Dicono così perché qui alcuni proprietari di locali (non voglio generalizzare) sono commercianti e non direttori artistici, ti chiedono di suonare ma non vogliono pagare, oppure ti propongono strutture non adeguate.
In quale parte del mondo sognate il vostro futuro artistico?
Per il genere di musica che facciamo noi, il posto più appropriato è l’Inghilterra.
Cosa consigli a chi ha il vostro stesso sogno nel cassetto?
Di perseguire il proprio sogno senza mezze misure. Bisogna avere grinta ma allo stesso tempo essere umili, quel che serve è davvero tanto coraggio.
Il live di "Dance Dance Dance":
