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Viaggio all'interno dell'ex ospedale militare
Finestre rotte, stanze vuote, chiesette deserte, piante che crescono in maniera selvaggia e ovunque, il silenzio. È questo l’attuale scenario dell'ex ospedale militare Bonomo di Bari, gigante abbandonato da dieci anni. Siamo entrati nell’enorme struttura del quartiere Carrassi accompagnati dal 71enne Andrea Campanella, ufficiale dell'Esercito che nel nosocomio ci ha lavorato a lungo (foto di Gennaro Gargiulo)
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Il desolante ex ospedale militare Bonomo di Bari, gigante del quartiere Carrassi chiuso dal 2008. Varchiamo l'ingresso monumentale, ben visibile al civico 243 di corso Alcide De Gasperi
Ci ritroviamo così dinanzi all'edificio principale, caratterizzato da un tenue color crema e la scritta a caratteri cubitali che appena sotto il tetto ne riporta il nome e l'anno di progettazione: 1936
Di fronte a noi c'è l'entrata centrale, contraddistinta da vetrate in gran parte rotte, segno del passaggio di vandali e ladri
La varchiamo e subito imbocchiamo il lunghissimo corridoio che si apre di fronte ai nostri occhi
Su entrambi i lati del passaggio si affacciano diversi ex reparti: su quello destro per esempio intravediamo quello della farmacia, dove venivano conservate e in alcuni casi prodotte grandi quantità di medicine
Torniamo nel cortile, il punto dove è da poco cominciato il nostro viaggio. Ci dirigiamo quindi verso il lato destro dell'immobile, laddove è posizionato quello che era l'accesso più frequentato dell'ospedale. Qui c'è infatti il posto di guardia dove i militari prendevano le generalità dei pazienti
Gli ospiti poi si spostavano in uno stabile adiacente che fungeva da accettazione e sala d'attesa, poco prima di essere smistati negli ambulatori più adatti alle loro esigenze
Scarpiniamo per qualche altro metro, lasciando alla nostra destra una statua raffigurante la Madonna lì presente sin dal giorno dell'apertura del Bonomo
Arriviamo così di fronte a un basso stabile color giallo pallido. «Doveva diventare la mensa dei pazienti - sottolinea la nostra guida -. Ne avrebbe accolti circa 500 ma non è mai entrata in funzione»
Svoltiamo dunque a destra, giungendo nella parte più "spensierata" del complesso: i campi da tennis dove i dipendenti si rilassavano tra una visita e l'altra quasi irriconoscibili per via delle erbacce che vi hanno preso il sopravvento
A poca distanza c'è anche il fabbricato giallo del reparto servizi, con il suo bar...
...e gli ambienti dove Andrea ha lavorato per anni. Entriamo per un attimo nella stanza che fu il suo ufficio: l'ex militare ci fa vedere la planimetria delle sale, celando a fatica la commozione del ritorno dietro i suoi occhiali da sole
Approdiamo davanti a un padiglione che riprende lo stile dell'edificio posto dinanzi all'ingresso monumentale. Al suo interno erano attive le commissioni che valutavano i futuri ufficiali, gli aspiranti membri dei corpi speciali e i candidati alla pensione militare e civile
Giriamo a sinistra, cominciando a costeggiare il muro che a fatica contiene l'avanzare delle piante
Sul lato destro la parete protegge il reparto di dermatologia: nel sottoscala di questa struttura ci sono i disegni di una nave esplosa nel porto di Bari nel 1943 e di un Braccio di ferro con in mano una razione "K", tipico rancio dei soldati alleati
Continuiamo la nostra esplorazione lasciandoci dietro due enormi capannoni usati come archivio...
...e un altro ufficio dove oltre a un bagno distrutto...
...spicca un calendario del 2007, testimonianza di come da queste parti il tempo si sia fermato
Pieghiamo verso destra, sul lato del nosocomio adiacente via Pende e arriviamo davanti alla pregevole chiesetta dell'ospedale, dedicata alla Vergine Immacolata
All’interno sono ben conservati sia l’altare, sia i dipinti restaurati con l'aiuto di alcuni militari agli ordini di Campanella
Usciamo dal tempietto per dirigerci nuovamente verso l'immobile principale, dove abbiamo aperto e chiuderemo la nostra ispezione. Vi accediamo da un ingresso secondario che evoca ricordi decisamente più allegri
Conduce infatti nell'ambiente che conteneva il cineforum e la zona riservata agli spettacoli di piano bar
Non ci resta quindi che avviarci all’uscita, lì dove un’elegante cancellata nera si chiude tristemente alle nostre spalle