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Santa Teresa dei Maschi, il Museo dei pigmenti colorati

Bari 20 foto 18 September 2023

C’è il “giallo orpimento”, utilizzato dai Romani per rappresentare l’oro, il “bleu oltremare” ottenuto dal prezioso lapislazzuli, ma anche il “rosso carminio”, il “verde cobalto”, il “sandalo” e la “ardesia ventilata”. Sono questi alcuni dei nomi degli antichi e pregiati colori custoditi da due anni nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari Vecchia. Sì perché nel tempio barocco divenuto sede della biennale d’arte BibArt, si trova il “Museo dei pigmenti colorati”: una collezione di 40 rarissimi colori ricavati dagli ossidi di origine naturale. Polveri che un tempo venivano utilizzati per tinteggiare stoffe, dipingere affreschi e quadri, arricchire pareti e soffitti di antiche case. Prima della scoperta e dell’utilizzo su larga scala delle sostanze chimiche industriali (foto di Rafael La Perna)

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Per scoprire la mostra, imbocchiamo strada Santa Teresa dei Maschi, via che conduce davanti alla facciata tripartita dell’omonimo tempio
Per scoprire la mostra, imbocchiamo strada Santa Teresa dei Maschi, via che conduce davanti alla facciata tripartita dell’omonimo tempio
Appena superato il portale ligneo, entriamo nella chiesa per conoscere il direttore artistico del BibArt, Miguel Gomez
Appena superato il portale ligneo, entriamo nella chiesa per conoscere il direttore artistico del BibArt, Miguel Gomez
«I colori erano di proprietà di Pasquale Carenza, titolare dell’omonima ditta barese di prodotti vernicianti - ci spiega -. Lui collezionava pigmenti e dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2017, d’accordo con la figlia Enrica, abbiamo deciso di acquisire l’intera collezione per creare un’esposizione pubblica»
«I colori erano di proprietà di Pasquale Carenza, titolare dell’omonima ditta barese di prodotti vernicianti - ci spiega -. Lui collezionava pigmenti e dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2017, d’accordo con la figlia Enrica, abbiamo deciso di acquisire l’intera collezione per creare un’esposizione pubblica»
È il direttore a condurci davanti all’altare maggiore del XVIII secolo, lì dove sono posizionati alcuni dei preziosi pigmenti, illuminati da una luce chiara e custoditi in vasi di vetro
È il direttore a condurci davanti all’altare maggiore del XVIII secolo, lì dove sono posizionati alcuni dei preziosi pigmenti, illuminati da una luce chiara e custoditi in vasi di vetro
Il colpo d’occhio è notevole, con l’antico legno della cattedra che ben si presta ad accogliere i variopinti contenitori
Il colpo d’occhio è notevole, con l’antico legno della cattedra che ben si presta ad accogliere i variopinti contenitori
Svetta in alto il “giallo orpimento”, ricavato dal cristallo di solfuro di arsenico e che i Romani utilizzavano duemila anni fa per rappresentare l’oro negli affreschi. «È collocato sopra tutti gli altri perché contiene arsenico, un elemento tossico», ci spiega Gomez
Svetta in alto il “giallo orpimento”, ricavato dal cristallo di solfuro di arsenico e che i Romani utilizzavano duemila anni fa per rappresentare l’oro negli affreschi. «È collocato sopra tutti gli altri perché contiene arsenico, un elemento tossico», ci spiega Gomez
Notiamo poi il “verde cobalto”...
Notiamo poi il “verde cobalto”...
...la scurissima “piombaggine” o “prianegra”...
...la scurissima “piombaggine” o “prianegra”...
...la delicata  “ardesia ventilata” posta accanto al più inteso “sandalo”...
...la delicata “ardesia ventilata” posta accanto al più inteso “sandalo”...
...il "nero avorio"...
...il "nero avorio"...
...il “bianco di San Giovanni” e il “bianco di Titanio”
...il “bianco di San Giovanni” e il “bianco di Titanio”
Miguel ci mostra poi l’intenso “bleu oltremare” così chiamato dagli antichi Romani: è ottenuto dal lapislazzuli, una pietra preziosa
Miguel ci mostra poi l’intenso “bleu oltremare” così chiamato dagli antichi Romani: è ottenuto dal lapislazzuli, una pietra preziosa
Altro colore particolare è il “rosso cinabro”, preso in prestito dai Romani per dipingere vestiti e mantelli
Altro colore particolare è il “rosso cinabro”, preso in prestito dai Romani per dipingere vestiti e mantelli
Mentre l’acceso “rosso carminio” era utilizzato già da Maya e Aztechi e amato da pittori come Caravaggio. «È di origine animale - spiega il direttore -: tratto dalla cocciniglia boliviana (un ragnetto rosso)»
Mentre l’acceso “rosso carminio” era utilizzato già da Maya e Aztechi e amato da pittori come Caravaggio. «È di origine animale - spiega il direttore -: tratto dalla cocciniglia boliviana (un ragnetto rosso)»
Invece il “bleu di Prussia” porta questo appellativo perché l’imperatore di Prussia volle utilizzarlo come colore delle divise dei suoi militari
Invece il “bleu di Prussia” porta questo appellativo perché l’imperatore di Prussia volle utilizzarlo come colore delle divise dei suoi militari
Ci spostiamo ora verso i due altari laterali, su cui sono poste 32 tra resine e terre naturali, utilizzate per la rifinitura e il restauro
Ci spostiamo ora verso i due altari laterali, su cui sono poste 32 tra resine e terre naturali, utilizzate per la rifinitura e il restauro
Ecco allora la “polpa di carta”, di origine orientale, usata ancora oggi per pulire gli affreschi perché cattura lo sporco senza intaccare il colore
Ecco allora la “polpa di carta”, di origine orientale, usata ancora oggi per pulire gli affreschi perché cattura lo sporco senza intaccare il colore
Poi la bianca "madreperla", presa in prestito anche dalle donne egiziane per truccarsi il viso...
Poi la bianca "madreperla", presa in prestito anche dalle donne egiziane per truccarsi il viso...
...e la “resina d’Ammar”, una vernice per i dipinti
...e la “resina d’Ammar”, una vernice per i dipinti
E ritroviamo anche la mitica “mirra”, usata nelle rifiniture per conferire sacralità ai dipinti. È uno dei regali che i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù: prova del grande valore che questi sostanze avevano già in tempi antichi
E ritroviamo anche la mitica “mirra”, usata nelle rifiniture per conferire sacralità ai dipinti. È uno dei regali che i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù: prova del grande valore che questi sostanze avevano già in tempi antichi