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Ruvo, la Grotta di San Cleto
RUVO DI PUGLIA - Nelle profondità della Chiesa del Purgatorio di Ruvo di Puglia si cela un luogo antico e misterioso: la Grotta di San Cleto. Leggenda vuole che nel I secolo d.C. in questo ipogeo si siano riuniti i primi cristiani ruvesi, in realtà il luogo avrebbe avuto una funzione molto più laica ma non meno affascinante: quella di complesso termale. In epoca romana era qui infatti che i ricchi venivano a rilassarsi sfruttando le calde acque sotterranee. In seguito poi il sito venne utilizzato come rifugio e catacomba, alimentando la sua leggendarietà. Siamo quindi andati a visitare la millenaria grotta in occasione dell’evento “Rose e Rosati” organizzato dalla Pro Loco (foto di Rafael La Perna)
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Ci troviamo in largo San Cleto dinanzi alla chiesa del Purgatorio...
...costruita nel ‘600 unendo il precedente tempio religioso dedicato a San Cleto a dei palazzi adiacenti. Per questo oggi l’edificio ci appare con il suo aspetto poco “classico”...
...caratterizzato altresì dalla presenza di due navate al posto di una, tre o cinque
All’interno sono diversi i segni della devozione a San Cleto: il terzo Papa della storia. Ad esempio la volta dell’antica navata, affrescata con scene del martirio del santo avvenuto secondo la tradizione nel 92 d.C.
E poi una pala d’altare del 1537, nota come il polittico della Madonna della Margherita o della Madonna con il Bambino tra i Santi Cleto e Biagio, realizzata dal misterioso pittore ZT
Ma il tesoro della chiesa si nasconde nel suo sottosuolo. Accediamo quindi alla sagrestia dove una stretta scalinata ci conduce a sette metri sotto il manto stradale: nella Grotta di San Cleto
L’ipogeo si presenta come un ampio vano a pianta rettangolare di circa 90 metri quadri scavato nella roccia e nel tufo, con pareti realizzate con tecnica edilizia mista...
...e volta a botte alta circa 3,30 metri. L’ambiente è diviso da due archi trasversali in tre campate e scandito da quattro pilastri
Il luogo era una cisterna romana del II secolo d.C. che riforniva il sovrastante impianto termale emerso durante i lavori di consolidamento della struttura
«I romani erano dei validissimi ingegneri - illustra la nostra guida -. Geniale è il sistema antisismico, realizzato con la tecnica dell’opus reticulatum: i blocchi di pietra romboidali che vediamo, disposti a formare un reticolo, sono in realtà dei coni con le punte infisse nella muratura»
Proseguiamo in fondo al vano. Alle nostre spalle, su un altare posto in una nicchia in pietra ricavata da un pilastro, si erge la statua di San Cleto benedicente, segno che la grotta servì in seguito come luogo religioso
Seppur il busto e la fisionomia ricordino le statue romane, la scultura è di molti secoli più tardi, databile tra il XIV e il XVI secolo
La testa e il braccio, in pietra leccese, sono aggiunte successive volte a riprodurre le sembianze del santo, come i realistici occhi in pasta vitrea. Il foro sul petto conteneva una reliquia, trafugata chissà quando
C’è da dire che la grotta nel corso dei secoli ebbe più volte la funzione di rifugio, come ad esempio durante le invasioni barbariche dei Goti nel V secolo e dei Saraceni nell’VIII secolo
«A tal proposito - interviene la guida - c’è chi sostiene che quel grosso buco nel muro che vedete servisse come cunicolo utile alla fuga, portando sino alla Chiesa di Sant’Angelo distante 400 metri da qui»
Non ci resta ora che risalire, ma prima durante il percorso...
...ci fermiamo a visitare il livello intermedio tra la grotta-e la chiesa soprastante...
...: quello che duemila anni fa ospitava i veri e propri ambienti termali romani
Qui, a tre metri di profondità, è possibile ammirare resti della pavimentazione a mosaico con tessere monocrome in calcare realizzata con la tecnica dell’opus tessellatum
Ed è qui, che nel II secolo dopo Cristo, tra calidarium, frigidarium e tepidarium i ruvesi venivano a rilassarsi godendo della calda acqua termale della grotta di San Cleto