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Palese, il fantasma dell'hotel Poseidon
Un vero e proprio "gigante" di cemento che giace abbandonato da due decenni a una manciata di metri dal mare. Parliamo dell'imponente quanto desolante hotel Poseidon di Palese, quartiere a nord di Bari: il complesso, situato sul tratto di lungomare che prende il nome di via Noviello, fu innalzato nel 1990 e chiuso soltanto pochi anni dopo (foto di Gennaro Gargiulo)
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Per raggiungere il Poseidon è sufficiente percorrere il lungomare palesino in direzione nord: siamo nel tratto di costa noto tra i residenti del posto come la "punta". La sagoma dell'ex albergo si staglia sul lato sinistro della strada
Il varco principale è costituito da un cancello arruginito che però è chiuso: per fortuna accediamo all'interno attraversando un buco presente in un'inferriata a esso adiacente
Ora davanti a noi c'è un piccolo terreno incolto, mentre in lontananza svettano lo scheletro del tetto spiovente dell'hotel, senza muri e sorretto dalle sole colonne e il campanile della vicina parrocchia Stella Maris
Prima di scarpinare sul prato notiamo alla nostra sinistra un ampio spiazzo caratterizzato da un palco: qui forse un tempo si esibivano degli artisti chiamati per allietare gli ospiti dell'albergo. Lo raggiungiamo e subito osserviamo la presenza di diverse colonne, alcune delle quali letteralmente segate a metà da ignoti
Sui muri che delimitano quest'area resistono a fatica dei disegni che richiamano le onde del mare, mentre qua e là scorgiamo i supporti in ferro di quelle che potevano essere delle coperture per ripararsi dal sole
Torniamo sui nostri passi per oltrepassare le alte sterpaglie che avevamo incontrato all'inizio. Introdotto da un porticato...
...ci ritroviamo dinanzi all'edificio che accoglieva le camere
Si tratta di una spettrale costruzione a un piano sulla quale si sono "salvate" solo le piastrelle bianche e celesti che abbellivano le pareti esterne
Entriamo. Ci imbattiamo subito nei bagni, o meglio di ciò che resta: in una delle toilette permane però un grande specchio sul quale qualcuno ha scritto con uno spray rosso la parola “morte”
Siamo ora nell'ambiente in cui era probabilmente attiva la reception: qui è rimasto il tavolo celeste fissato al pavimento dove presumibilmente venivano accolti i clienti, circondato da una serie di vetrate imbrattate da alcune scritte
Dietro questo spazio troviamo una scalinata che conduce al piano interrato, anch'essa invasa dalla sporcizia: decidiamo però di non percorrela in quanto pericolante
Tra muri praticamente "mangiati" dall'incuria e tantissimi vetri rotti proseguiamo dritto sbucando sul retro dell'immobile
In questa zona ci imbattiamo in una montagna di materiali da costruzione e in un'altra rampa arruginita e inagibile che un tempo portava al primo piano
Costeggiamo dunque il lato sinistro dello stabile, dove rimaniamo colpiti da una grande piscina vuota: anche se qualcuno deve essersi calato nella capiente vasca azzurra, visto che le pareti sono segnate da diversi scarabocchi
Tra i rottami gettati all'interno della piscina c'è addirittura un ingombrante frigorifero per gelati. Il che non è un caso: nelle immediate vicinanze è ben evidente il vecchio bar all'aperto, con il suo bancone bianco e una graziosa tettoia in legno scuro a proteggerlo dai fenomeni atmosferici
Ci fermiamo pensando a quanto potesse essere "paradisiaco" questo angolo: l'acqua calda della piscina, il giardino rigoglioso che la circondava e poco più in là il lungomare puntellato da ristoranti e lidi storici