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Mola, il cantiere navale Francesco Cinquepalmi
Ha origini ottocentesche e un tempo era il luogo dove si costruivano le imbarcazioni dei pescatori molesi: oggi però a lavorarci c’è solo un vecchio mastro d’ascia che si limita a riparare qualche peschereccio, in attesa di vendere per sempre la sua attività. Questa è la storia del cantiere navale “Francesco Cinquepalmi” di Mola di Bari, un antico luogo nato sotto l’insegna di “Gaudiuso” che, dopo essere stato tramandato di generazione in generazione, è ora destinato a chiudere i battenti per sempre (foto di Antonio Caradonna)
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La storia del cantiere navale “Francesco Cinquepalmi”, un antico luogo nato sotto l’insegna di “Gaudiuso” che, dopo essere stato tramandato di generazione in generazione, è ora destinato a chiudere i battenti per sempre
Il cantiere si trova all’interno del porto di Mola...
...e il suo ingresso si staglia su via Lungara Porto, il “vecchio lungomare” del borgo marinaro
Superato un cancello bianco ci ritroviamo su uno spiazzo affacciato sul mare...
...nel quale balza subito all’occhio un’imponente gru blu utilizzata per l’alaggio e il varo, ovvero le operazioni che consentono di tirar fuori o mettere in acqua le barche
Uno di questi natanti si trova proprio al centro dell’area di lavoro, “parcheggiato” su alcune travi in ferro in attesa di essere riparato
Si tratta del “Giosuè”, un peschereccio bianco e marrone...
...sotto il quale si nasconde Francesco
Incontriamo infatti il signore vicino allo scafo, mentre è alle prese con un’asse in legno che sta modellando con la levigatrice
«Sto eseguendo un’opera di calafataggio – ci dice Cinqupalmi accogliendoci tra il rumore assordante dei suoi strumenti...
...la fascia di questa imbarcazione...
...si è usurata con il tempo ed entrava acqua dalle fessure durante la navigazione. Adesso è questo quello che faccio: riparo barche, mentre prima le costruivo. Ero infatti un vero e propro mastro d’ascia»
Fu osservando il papà Giovanni (nella foto) e spinto dal suo amore per il mare cheFrancesco iniziò già dalla tenera età a operare su grosse imbarcazioni imparando a costruirle e ripararle
Con il passare degli anni Francesco si è specializzò divenendo mastro d’ascia (ci indica con orgoglio il titolo appeso a una parete del suo ufficio)
E tra tanti aneddoti l’uomo ci mostra le foto delle ultime due imbarcazioni di legno da 25 metri da lui realizzate nel 1997: una porta il nome del padre Giovanni...
...mentre l’altra si chiama Ninetta come la madre
Per è arrivato ora il momento di ritornare al lavoro: afferrata l’asta che aveva levigato in precedenza...
...Francesco riprende quindi a operare sul “Giosuè”
Ma prima di salutarci ci mostra un’evidente cicatrice posta all’altezza della tibia
«È una ferita che mi sono procurato con un’ascia sfuggitami di mano – ci confessa -. Ma ne vado fiero: un bravo artigiano lo si riconosce dai segni lasciati sulla propria pelle»