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Le storiche caffetterie di Bari
Sacchètte, Stoppani, Risorgimento, Adriatico, Gambrinus: sono solo alcuni dei nomi di quelle celebri caffetterie che, a cavallo tra l’800 e il 900, hanno rappresentato la sosta obbligatoria di ogni barese per un bicchiere di liquore, una fresca granita o dei gustosi dolci. Posti che, a differenza della maggior parte dei bar e delle pasticcerie di oggi, puntavano tutto su raffinatezza ed eleganza, divenendo i luoghi per eccellenza dove riunirsi, scambiarsi idee e trattenersi per una partita a scacchi
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Le prime “botteghe del caffè” aprirono a Bari nella seconda metà del 700. Tra queste il “Cafè de Sacchètte” di Giuseppe Marino, situato in piazza del Ferrarese. Al principio si trattava di una bottega oscura con tavolini impolverati e sedie mal imbottite, nel tempo divenne un punto di riferimento cittadino e rimase aperto sino agli anni 30 del 900 (qui in una foto del 1923)
Nel 1836 Domenico Marzano diede invece vita in via San Domenico al “Turco”, che si specializzò nella vendita di liquori “curativi” offrendo ai clienti lo stomatico di Santa Scolastica, la tintura anticolica, il centerbe e l’amaro febbrifugo
Ma i due luoghi più rinomati di quegli anni furono “Stoppani” e “Risorgimento”. Il primo venne fondato nel 1860 dal cioccolatiere svizzero Gaspare Stoppani con suo genero Fausto Poult e i fratelli Giacomo e Gaspare Lenzi
Si trovava ad angolo tra la centrale via Sparano e l’allora corso Ferdinandeo (attuale corso Vittorio Emanuele). Definito come “il più bel caffè dell’Italia meridionale”, accoglieva i clienti con le sue grandi vetrine che riportavano il nome dell’attività
I proprietari portarono dalla Svizzera una pasticceria sofisticata e variegata...
...e all’interno le eleganti sale affrescate con scene classiche, erano finemente arredate con tavolini in ferro battuto e marmo, divanetti e specchi dorati
Il ristorante del primo piano era poi scandito da snelle colonne che sorreggevano eleganti archetti da cui pendevano tende. Dal soffitto scendevano invece larghi candelabri che davano luce ai tanti tavoli sottostanti
Un locale che, dopo la Seconda guerra mondiale, traslocò prima in via Abate Gimma e poi in via Roberto da Bari: quella che fu la sua ultima sede, chiusa mestamente nel febbraio del 2017
Sull’odierno corso Vittorio Emanuele, ad angolo con via Andrea da Bari, aprì invece le sue porte nel 1864 il “Risorgimento”, che contava un bar, un ristorante e un albergo
Il locale era di proprietà di Eugenio Liguori, Nicola Albanese e Luigi Vope. Quest’ultimo, che assunse la direzione dell’attività, si recò a Parigi per raccogliere idee innovative e oggetti d’arredamento così da rendere la nuova attività unica in tutti i sensi
Le sue raffinate sale, scandite da esili pilastri e col soffitto in cristallo a cassettoni, erano illuminate da candelabri con otto lampade e arredate con ornamenti dorati e decine di grandi specchi, vasi e statue di bronzo
Altre attività da ricordare sono il locale di Felice Lippolis che, aperto nel 1894 in piazza Luigi di Savoia, divenne noto il celebre “gelato al forno”
Come il caffè pasticceria “Gambrinus” di via Argiro, che fu inaugurato sempre alla fine dell’800 sulla scia di altri bar che prendevano il nome dal famoso liquore veneto
E poi c’era l’“Adriatico” di Giuseppe Petruzzelli, all’incrocio tra corso Cavour e via Cognetti. Il titolare, già proprietario di un locale omonimo di via Sparano...
...accoglieva gli habitué del teatro Petruzzelli con l’aiuto di quaranta lavoratori tra camerieri e personale di cucina