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Le opere di Niccolò dell'Arca, lo scultore che veniva da Bari

Bologna 22 foto 16 October 2025

A Bari il suo nome campeggia solo su una strada, nota più per un eccidio fascista del 1944 che per la figura a cui è intitolata. Parliamo di Niccolò dell’Arca, uno dei più grandi scultori italiani che, in pochi sanno, nacque (o perlomeno visse) proprio nella città di San Nicola. I documenti lo citano infatti come Niccolò d’Antonio d’Apulia o Niccolò da Bari, a conferma delle sue origini. Tuttavia, nonostante sia stato uno dei più innovativi artisti del XV secolo, noto soprattutto per la sua capacità di esprimere drammaticità, emozione e realismo nelle sue sculture, dell’Arca a Bari è poco celebrato. Il motivo è solo uno: la sua carriera si svolse lontano dalla terra natia. Fu infatti a Bologna, dove si trasferì nel 1460, che la sua arte raggiunse l’apice. Ed è quindi in Emilia che ci siamo recati per ammirare i suoi capolavori (foto di Raniero Pirlo)  

22 fotografie
Arrivati a Bologna, ci dirigiamo subito verso il centro, precisamente in Piazza Maggiore
Arrivati a Bologna, ci dirigiamo subito verso il centro, precisamente in Piazza Maggiore
Da qui imbocchiamo la frequentata via d’Azeglio, celebre per aver ospitato la casa di Lucio Dalla
Da qui imbocchiamo la frequentata via d’Azeglio, celebre per aver ospitato la casa di Lucio Dalla
A pochi passi dal balcone del cantautore, il nostro sguardo viene catturato da una targa commemorativa dedicata proprio a dell’Arca: si trova sulla parete esterna della chiesa di San Giovanni dei Celestini che un tempo ospitava i resti dell'artista
A pochi passi dal balcone del cantautore, il nostro sguardo viene catturato da una targa commemorativa dedicata proprio a dell’Arca: si trova sulla parete esterna della chiesa di San Giovanni dei Celestini che un tempo ospitava i resti dell'artista
La targa ci conferma le sue origini baresi: «Nicolò scultore dalmata di origine nato in Bari di Puglia dall’Arca di San Domenico in Bologna ebbe il nome e la gloria. Morì l’anno 1494 e fu sepolto in questa Chiesa dei Celestini»
La targa ci conferma le sue origini baresi: «Nicolò scultore dalmata di origine nato in Bari di Puglia dall’Arca di San Domenico in Bologna ebbe il nome e la gloria. Morì l’anno 1494 e fu sepolto in questa Chiesa dei Celestini»
Tornati in Piazza Maggiore imbocchiamo via Clavature
Tornati in Piazza Maggiore imbocchiamo via Clavature
Al civico 10 ci troviamo davanti al Santuario di Santa Maria della Vita, che custodisce al suo interno uno dei capolavori dell’artista: il Compianto sul Cristo Morto
Al civico 10 ci troviamo davanti al Santuario di Santa Maria della Vita, che custodisce al suo interno uno dei capolavori dell’artista: il Compianto sul Cristo Morto
Entriamo nella chiesa e raggiungiamo l’opera esposta alla destra dell’altare
Entriamo nella chiesa e raggiungiamo l’opera esposta alla destra dell’altare
Essa rappresenta il drammatico momento che segue la deposizione di Cristo dalla croce, poco prima della sua sepoltura. Davanti a noi si dispongono sette figure a grandezza naturale, modellate in terracotta con straordinaria intensità
Essa rappresenta il drammatico momento che segue la deposizione di Cristo dalla croce, poco prima della sua sepoltura. Davanti a noi si dispongono sette figure a grandezza naturale, modellate in terracotta con straordinaria intensità
Al centro giace il corpo di Cristo, disteso con il capo reclinato su un cuscino. Attorno a lui, sei personaggi immersi nel dolore partecipano al lutto con gesti e posture differenti, ognuno espressione di un sentimento unico di disperazione
Al centro giace il corpo di Cristo, disteso con il capo reclinato su un cuscino. Attorno a lui, sei personaggi immersi nel dolore partecipano al lutto con gesti e posture differenti, ognuno espressione di un sentimento unico di disperazione
Sulla sinistra Giuseppe d’Arimatea, discepolo di Gesù, volge lo sguardo verso l’osservatore, quasi a coinvolgerlo nella scena
Sulla sinistra Giuseppe d’Arimatea, discepolo di Gesù, volge lo sguardo verso l’osservatore, quasi a coinvolgerlo nella scena
Maria, la madre, è ritratta con il volto sfigurato dal profondo dolore
Maria, la madre, è ritratta con il volto sfigurato dal profondo dolore
Particolarmente toccanti sono le figure di Maria di Cleofa e Maria Maddalena, le cui vesti, aderenti ai corpi, volano come mosse da un impeto di dolore, catturando il momento dell’urlo e dell’angoscia
Particolarmente toccanti sono le figure di Maria di Cleofa e Maria Maddalena, le cui vesti, aderenti ai corpi, volano come mosse da un impeto di dolore, catturando il momento dell’urlo e dell’angoscia
Proprio per il realismo della scultura di Maria Maddalena, il poeta Gabriele d’Annunzio celebrò l’opera e la definì efficacemente l’«urlo di pietra»
Proprio per il realismo della scultura di Maria Maddalena, il poeta Gabriele d’Annunzio celebrò l’opera e la definì efficacemente l’«urlo di pietra»
Prima di andar via notiamo, inoltre, un’incisione sul cuscino del Cristo: leggendo il cartello descrittivo scopriamo che si tratta della firma dell’artista, che ancora una volta ricorda le proprie origini. Vi è scritto: “Opus Nicolai de Apulia”
Prima di andar via notiamo, inoltre, un’incisione sul cuscino del Cristo: leggendo il cartello descrittivo scopriamo che si tratta della firma dell’artista, che ancora una volta ricorda le proprie origini. Vi è scritto: “Opus Nicolai de Apulia”
Lasciamo la zona più turistica e ci dirigiamo a sud del centro storico, verso Piazza San Domenico. Proprio qui, nella Basilica Patriarcale di San Domenico Gùzman, c’è l’Arca che diede il nome allo scultore barese
Lasciamo la zona più turistica e ci dirigiamo a sud del centro storico, verso Piazza San Domenico. Proprio qui, nella Basilica Patriarcale di San Domenico Gùzman, c’è l’Arca che diede il nome allo scultore barese
La troviamo in una maestosa cappella all’interno della chiesa, sulla destra rispetto alla navata centrale
La troviamo in una maestosa cappella all’interno della chiesa, sulla destra rispetto alla navata centrale
Ad accoglierci c’è anche un cartello descrittivo che nomina tutti gli artisti che lavorarono nel corso degli anni all’arca, fra i quali anche Michelangelo Buonarroti. Ci racconta che lo scultore barese si occupò della parte superiore dell’arca, detta cimasa
Ad accoglierci c’è anche un cartello descrittivo che nomina tutti gli artisti che lavorarono nel corso degli anni all’arca, fra i quali anche Michelangelo Buonarroti. Ci racconta che lo scultore barese si occupò della parte superiore dell’arca, detta cimasa
Superiamo un cancello e ci avviciniamo all’imponente sarcofago marmoreo, decorato con numerose figure scolpite che sembrano prendere vita davanti a noi
Superiamo un cancello e ci avviciniamo all’imponente sarcofago marmoreo, decorato con numerose figure scolpite che sembrano prendere vita davanti a noi
Ci concentriamo sulla parte superiore della tomba, quella realizzata da Niccolò
Ci concentriamo sulla parte superiore della tomba, quella realizzata da Niccolò
In alto si distingue Dio Padre, che tiene nella mano sinistra il mondo, vicino al cuore. Poco più sotto compare un secondo globo, più grande, accompagnato dai simboli della creazione
In alto si distingue Dio Padre, che tiene nella mano sinistra il mondo, vicino al cuore. Poco più sotto compare un secondo globo, più grande, accompagnato dai simboli della creazione
Scendendo con lo sguardo, osserviamo la scena del mistero della Redenzione: Gesù morto è affiancato da due angeli (a destra quello dell’Annunciazione, a sinistra quello della Passione) e circondato dai quattro evangelisti
Scendendo con lo sguardo, osserviamo la scena del mistero della Redenzione: Gesù morto è affiancato da due angeli (a destra quello dell’Annunciazione, a sinistra quello della Passione) e circondato dai quattro evangelisti
Nella parte inferiore della cimasa si trovano infine otto statue, disposte lungo il bordo dell’arca, che raffigurano i santi protettori di Bologna
Nella parte inferiore della cimasa si trovano infine otto statue, disposte lungo il bordo dell’arca, che raffigurano i santi protettori di Bologna