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Le macellerie storiche di Bari
Sulle loro insegne, immancabilmente di color rosso, riportano semplicemente un nome e un cognome: quello del proprietario o del fondatore. Perché non c’è attività più “casalinga” delle macellerie: esercizi commerciali tramandati di generazione in generazione all’interno della stessa famiglia e portati avanti da persone che hanno imparato a usare i coltelli sin da piccolini. A Bari ne abbiamo contate 97, alcune delle quali affondano le loro origini sin dai primi decenni del 900
19 fotografie
Partiamo da corso Alcide de Gasperi lì dove ad accoglierci è un’entrata vintage con una grande scritta a caratteri cubitali che, assieme al cognome Manzari, riporta una N puntata. È la prima lettera di Nicola, 51enne titolare dell’omonima macelleria
Una fotografia appesa a una parete ritrae infatti il padre di Nicola (che porta il suo stesso nome), suo nonno Francesco, la zia Lucia e un’impiegata di fiducia di nome Adelina
Per il resto qui a dominare è naturalmente la carne. Nicola ci mostra u petrìne (la ventresca). «È una delle mie specialità – afferma orgoglioso -: è un pezzo di carne che, conservato nella pietra con il sale, diventa una sorta di pancetta stagionata»
L’altra macelleria a nome Manzari è quella situata alla fine di corso Cavour. Fu aperta da Michele Manzari nel 1936 ed è ancora di proprietà della famiglia...
...anche se oggi è gestita da un ex dipendente: il 50enne Antonio Cassano
Ci guardiamo intorno. Le pareti, in marmo bianco, sono quelle originali degli anni 30 e su una di esse campeggia la foto di Vito, il figlio del fondatore Michele
La prossima nostra tappa si trova in via Carulli. Qui si affaccia la più antica delle beccherie di Bari, attiva dal 1920: fu fondata da Antonio Amoruso. Oggi l’insegna riporta però il nome del 60enne Pino Di Monte, l’attuale proprietario
«Sono entrato qua dentro all’età di 7 anni e non ne sono più uscito – afferma il titolare che troviamo dietro al bancone con affianco coltelli di ogni tipo -. Negli anni 60 uscivo da scuola e venivo qui a imparare il mestiere da Antonio Amoruso. Per questo, dopo la morte del figlio Onofrio, avvenuta nel 1991, è stato naturale che prendessi io le redini della macelleria»
Anche Pino si lamenta dei supermercati, ponendo l’attenzione sulla più bassa qualità della carne venduta. «Oggi purtroppo si preferisce spendere di meno piuttosto che mangiare roba buona», dice mentre ci mostra soddisfatto una grande coscia di bovino
«Io però non mi do per vinto -continua - cercando anche di proporre preparazioni innovative, come i miei “babbà” di carne macinata o i “cuoricini” impanati con carne mista, speck e scamorza»
Altra famiglia storica di macellai è quella dei Bux. Oggi a Bari si contano quattro negozi a nome Bux: in via Calefati, viale Unità d’Italia, via Crispi e via Murat. Noi ci rechiamo proprio in quest’ultima: la più antica di tutte, fondata nel 1950 alle spalle del liceo Orazio Flacco
«L’attività fu aperta da mio padre, Onofrio Bux – racconta il 54enne titolare Antonio –. Iniziò all’età di 18 anni facendo la gavetta in un’altra macelleria di Bari e, dopo aver imparato il mestiere, decise di inaugurarne una tutta sua»
Io sono cresciuto qui dentro - continua - anche se all’epoca facevamo solo salsiccia e fettine di carne, mentre ora c’è tanta varietà tra spiedini, polpette e hamburger»
Altre macellerie storiche, in questo caso non legate a famiglie “famose”, sono Pantaleo in via Pasubio (del 1956)...
...l’equina Lupo in via Principe Amedeo (del 1954)...
...Mimì in corso Sonnino (del 1951)...
...e Signorile in via Giulio Petroni (del 1950). Decidiamo di visitare quest’ultima, che può vantare qualche anno in più rispetto alle altre. Si trova nella predetta strada, ad angolo con via Laterza, nel quartiere Carrassi
Appena entrati, sulla parete di destra scorgiamo alcune fotografie che ritraggono Giuseppe e Alessandro, rispettivamente figlio e nipote del fondatore Antonio Signorile
L’attività fu fondata da mio padre – conferma il 66enne Giuseppe –. Io sono subentrato sin da quando ero piccolo, tramandando questa passione anche al mio primogenito Alessandro, ora proprietario del locale»