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Le insegne storiche di Bari
«Un tempo le insegne erano eleganti e sofisticate, fatte per resistere negli anni. Oggi invece conta solo “colpire” con luci e colori, spesso però in maniera un po’ troppo appariscente». Sono le parole del 43enne Mariano Argentieri, titolare di uno studio di grafica, che ci ha guidati all’interno di un mondo molto particolare: quello delle targhe dei negozi che, poste sopra le vetrine, annunciano il nome dell’attività. A Bari ne sopravvivono ancora di molto antiche, contraddistinte per i caratteri elaborati e per i materiali con cui sono fatte, tra i quali legno, metallo e vetro a cristallo
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In strada Vallisa si staglia la targa commerciale del negozio di casalinghi Emanuele Traversa, chiuso ormai da un anno. La sua peculiarità risiede nell’essere rimasta l’unica in legno della città. Sull’insegna ritroviamo lo stile "romano moderno" nelle lettere gialle dipinte a mano a contrasto con il legno scuro
Il romano moderno è protagonista anche del logo più “recente” del Tabaccaio Di Monte, custodito all’interno del locale. La targa, in bianco e nero e risalente al 1943, presenta lo stile nella sua variante “raccordata”, ossia curva, quasi a voler imitare la forma di un semicerchio
Ma l’esercizio commerciale conserva anche la prima insegna degli inizi del 900, periodo di fondazione dell’attività. Questa presenta addirittura lo stemma dei Savoia, a cui seguono le lettere a carattere lineare
Ci spostiamo ora in via Sparano, dove dal 1902 si stagliano le due insegne laterali del negozio di abbigliamento Peroni. Questa volta però si tratta di un prodotto realizzato in vetro, nella sua variante “a specchio”, che consente ai passanti di riflettersi
Altra tipologia di vetro è quella “a cristallo”, presente sul negozio d’intimo Cima e realizzata nel 1928, anno in cui è stata aperta l’attività in via Sparano
Anche il logo del 1943 dell’agenzia immobiliare Abbrescia, in via Cairoli...
...e quello della Farmacia Romita del 1900, in via Quintino Sella, sono stati prodotti nella stessa maniera (con vetro a cristallo). Quest’ultimo però risalta agli occhi soprattutto per il suo strano e bizzarro carattere appartenente alla categoria detta “fantasia”, proprio perché tende a mescolare più stili
Ed eccoci ora davanti a un’altra elegantissima insegna realizzata su vetro trasparente. È quella di Mincuzzi, palazzo liberty edificato nel 1928 in Via Sparano per ospitare l’omonima ditta di abbigliamento
Ma Mincuzzi conserva anche una seconda targa meno visibile, sempre con il nome dei fondatori: si trova in cima all’edificio, sull’iconica cupola. È una delle più raffinate di Bari. Questa eleganza è data dalla prestigiosa tecnica a mosaico, composta da preziose tessere dorate in contrasto con la scritta scura poste a contrasto sulla scritta scura
Un palese esempio di uso di “plexiglass anni 50” è la targa della Salumeria Micunco, presente in via Pasubio dal 1958. Si nota qui la leggibilità associata ai caratteri lineari
Sempre a Carrassi, nella vicina via Giulio Petroni, abbiamo infine una dimostrazione di insegna a neon: quella che risalta all’ingresso dell’Enoteca Fumai, realizzata nel 1960