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Le casematte di via Fanelli
Alcune immagini delle due casematte rimesse a nuovo dall'ex avvocato Franco Sasso, in via Fanelli: furono costruite per ordine di un regio decreto del 1941, durante la Seconda guerra mondiale. La loro cura rappresenta un'eccezione, visto che il resto di queste fortificazioni sparse per Bari versa in stato di abbandono (foto di Antonio Caradonna)
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Via Fanelli, residence Borgo Bello: è qui che si trova la prima delle due casematte curate dall'ex avvocato Franco Sasso, nel bel mezzo degli orti urbani di Torre Palenza
La gestione di questa porzione di suolo, inaugurata un mese fa, ricalca esperienze già messe in campo a Bari come quelle di "Effetto Terra" e "Ortocircuito"
Ma veniamo al prezioso avamposto, obiettivo principale della nostra visita. Lo avvistiamo nel bel mezzo dei campi coltivati, a due passi da Lama Fitta, letto di un antico torrente che un tempo partiva dalla zona in cui oggi sorge Carbonara
Lo scorso ottobre, subito dopo aver rilevato il terreno con altre persone - racconta Franco - scoprimmo casualmente questa fortificazione: era interamente ricoperta da una montagnola di terra. Al suo interno ritrovammo qualsiasi genere di rifiuto, ma con grande determinazione decidemmo di ripulirlo da cima a fondo»
La struttura è alta circa due metri, con un tetto progettato a prova di bomba
É composta da due ambienti: il primo è caratterizzato da aperture esterne rettangolari, attraverso le quali i soldati potevano sorvegliare l'area circostante e aprire il fuoco in caso di pericolo...
...mentre gli spazi sotto le finestre erano occupati da cumuli di munizioni
Il secondo vano, attualmente adibito a deposito, era probabilmente il dormitorio dei militari
«Durante il restyling – spiega il pensionato - abbiamo costruito una scala per rendere l’accesso più facile e sistemato delle griglie alle finestre per impedire l’ingresso degli animali»
Anche l'altra struttura rientra nel terreno di un residence: “L’uliveto”, situato sempre sul lato sinistro di via Fanelli, ma mezzo chilometro più avanti. L'edificio è collocato sul versante opposto di Lama Fitta, si affaccia su una modesta depressione ed è a un tiro di schioppo dai binari della ferrovia
Si tratta di una costruzione concepita per ospitare un massimo di otto uomini ed è "gemella" della prima, visto che si presenta con un aspetto praticamente identico. Fa eccezione soltanto il colore scuro delle pareti interne, sulle quali Franco ha applicato delle resine per evitare lo sbriciolamento dei muri