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Le bellezze di Massafra
Un castello del X secolo, strette stradine dal sapore medievale, case letteralmente costruite nella roccia che si affacciano su un’aspra e imponente gravina. Sono i tesori di Massafra, cittadina adagiata ai piedi della Murgia tarantina (foto di Nicola Imperiale)
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Il nostro punto di partenza è via Caduti della Nave Roma: l'ottocentesco ponte che permette l’attraversamento della gravina San Marco
Da qui si gode un notevole panorama: sul precipizio, ricoperto da una vegetazione rigogliosa, sono letteralmente abbarbicate alcune antiche abitazioni, molte delle quali costruite nella roccia
E a dominare il “canyon” ci pensa poi l’imponente castello cittadino
Raggiungiamo il castello approdando prima nella centrale piazza Garibaldi...
Per poi infilarci in via Lo Pizzo. Questa stradina è una delle tante che costeggiano la gravina: si tratta di viuzze tortuose dal pavimento formato da antiche basole e percorse da pittoreschi lampioncini
Sembra di trovarsi in pieno Medioevo: una sensazione rafforzata dalla vista della fortezza eretta attorno all'anno 1000 dai Normanni
Ha una pianta quadrangolare contraddistinta da quattro massicce torri: tre circolari e una, quella innalzata sotto il dominio angionio, di forma ottagonale
Dal cortile della roccaforte si possono ammirare le tante cavità rupestri che si aprono in modo spettacolare sulla gravina
Furono abitate sin dall’VIII secolo, quando vennero scelte come nascondiglio dai monaci accusati di iconoclastia, per poi spopolarsi nel 1600 a causa di due alluvioni disastrose che colpirono l’area
Torniamo sui nostri passi per raggiungere piazza Garibaldi dove incontriamo l'esperto speleologo locale Cosimo Mottolese: è lui a guidarci in via Messapia, verso la chiesa rupestre di Sant'Antonio Abate, situata sotto l'ex ospedale Pagliari e risalente al X secolo
«L'ipogeo è costituito da due ambienti comunicanti - spiega lo speleologo Cosimo Mottolese -. Il primo ospita un affresco di Sant'Antonio vestito di rosso: alla sua sinistra è rappresentato il beato Umberto V e alla sua destra è disegnato San Giacomo»
«Nel secondo - prosegue lo studioso - sono ancora visibili i due affreschi di Santa Caterina e San Nicola, realizzati addirittura in epoca bizantina»
Usciamo ora dalla cripta e raggiungiamo l'incrocio con via Zuccaretti per proseguire sull'affascinante via Muro, la strada che nel suo nome rievoca l'antica cinta che proteggeva il centro storico
È forse la viuzza più suggestiva: attraversa infatti la cosiddetto quartiere di Gesù Bambino, quello caratterizzato dalle "vicinanze", vecchie abitazioni scavate nella roccia grezza
Dalla via poi si insinuano graziose scalinate che scendono e salgono protendendosi nei vicoli vicini
Via Muro costeggia la possente chiesa di Sant'Agostino, edificio cinquecentesco sconsacrato e oggi utilizzato per riti civili, per poi confluire in via Laliscia
Da qui la strada sale costeggiando l'altro lato della gravina e si tuffa nella zona dei Santi Medici
Qui ritroviamo il bianchissimo scenario delle vicinanze, interrotto solo dalle strette finestre buie ricavate nella pietra e dal verde delle piante che si inerpicano a fatica sulle forme irregolari di queste dimore
Si tratta di un posto "primitivo" dove la modernità è riuscita a ritagliarsi delle nicchie solo con l'apertura di piccoli ristoranti
Ci regaliamo infine un'ultima vista sulla gravina e il suo ponte, sovrastato in lontananza dalla sagoma del duomo di San Lorenzo