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Le antiche osterie di Bari
Un grande camino annerito dal fumo, tegami e caraffe di terracotta, panche di legno d’ulivo illuminate da vecchie lucerne e, soprattutto, la semplicità della cucina casalinga. Erano questi i tratti distintivi delle antiche osterie baresi: posti che fino alla prima metà del 900 hanno rappresentato dei veri e propri capisaldi del folklore cittadino
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Un grande camino annerito dal fumo, tegami e caraffe di terracotta, panche di legno d’ulivo illuminate da vecchie lucerne e, soprattutto, la semplicità della cucina casalinga. Erano questi i tratti distintivi delle antiche osterie baresi
Luoghi di ritrovo frequentatissimi da tutti e in cui a regnare del buon cibo e soprattutto tanto vino “sincero”: quello che aiutava gli avventori a trascorrere ore di brilla spensieratezza tra grida gioiose e partite a scopa, tressette e zumbariedde
Un mondo ormai scomparso. Delle antiche locande sopravvivono infatti oggi a Bari solo l’Osteria Paglionico in strada Vallisa (del 1870)...
...e l’Osteria delle Travi il Buco in largo Chiurlia (del 1906). Ma entrambe, seppur conservando uno stile e un menù tradizionale, si sono trasformate nel tempo in veri e propri ristoranti
Per rivivere le glorie conviviali dei secoli passati ci siamo così affidati al volume “I tabernacoli baresi dell’onesto peccato”, scritto nel 1972 dallo storico della gastronomia Luigi Sada
Il primo luogo di ristoro di cui si hanno notizie certe è quello un tempo situato all’interno dell’Ospizio dei Pellegrini, il quale offriva gratuitamente un posto dove dormire e mangiare ai tanti forestieri che giungevano a Bari per venerare il santo patrono
Il menù prevedeva minestra o maccheroni, pesce o carne, due uova, frutta, pane e vino. Ma nel corso degli anni il luogo andò via via decadendo
Sempre di proprietà della Basilica e situata vicino alla chiesa era l’Hosteria de Sancto Nicola, nata nel 1513. La sua insegna, una statua in pietra del Santo di Myra...
...si trova oggi ad angolo tra strada santa Teresa dei Maschi e strada della Torretta, lì dove probabilmente venne successivamente trasferita
Svolgevano un’importante funzione poi l’osteria di Marco Bressani e la Gatta, dove venivano serviti quei forestieri che, durante la peste del 1656, provenivano da luoghi infetti. La prima, che rimase attiva sino al 1919, si trovava all’inizio di via Napoli e comprendeva un grande orto con palmento
Nel 700 fu la volta della Locanda del Procaccio gestita da Antonio Greco, che sorgeva nei pressi dell’attuale Dogana a ridosso del Porto
Qui, soprattutto durante la festa di San Nicola alloggiavano molti pellegrini con lo stesso trattamento del già citato ospizio nicolaiano. Fu poi trasformata in gendarmeria nel 1828
Arriviamo così all’800, secolo in cui l’apertura delle osterie era annunciata da un banditore ingaggiato dal proprietario del locale. Quest’ultimo girava tra le strade principali della città, a volte accompagnato da un suonatore di organetto, offrendo vino ai passanti per invogliarli a provare la nuova attività
Nel 1884 nacque invece, nei pressi dell’attuale spiaggia di Pane e Pomodoro, la rustica Osteria del Filoscino...
...creata da Andrea Ricco soprannominato fafuèche
Altro luogo diventato leggendario fu La Mòsce, simbolo di quella zona situata tra via Brigata Regina e via Napoli conosciuta come “Guaragnèdde”
L’osteria venne aperta a fine 800 da Nicola Angiuli e da sua moglie Anna soprannominata appunto “la mòsce” perché così venivano definite le persone il cui viso era stato deturpato dal vaiolo
Nella città vecchia poi risuona ancora oggi il nome della cantina di Calandrìidde, l’appellativo con cui veniva chiamato Gaetano Dentamaro, colui che la fondò nel 1860 in corte Alberolungo. All’inizio del 900 l’attività si spostò nel suggestivo cortile di palazzo Nitti Valentini in piazzetta 62 Marinai
Venne successivamente gestita, fino alla sua chiusura negli anni 90, da Gaetano Allegrezza detto “Nanìne du mmìire”, che dagli anni 50 ci lavorava come garzone
E proprio uno dei figli di Dentamaro, Michele, fondò alla fine dell’800 l’osteria di Puzze. Il locale prendeva il nome dalla posizione in cui si trovava e cioè a ridosso del pozzo fatto costruire nel 500 dalla regina Bona Sforza, alle spalle della Cattedrale di San Sabino
Chiudiamo il nostro viaggio alle spalle del teatro Petruzzelli, dove fino al 1921 si trovava l’osteria-birreria Stella d’Italia, creata nel 1899 da Rocco Corisi. Era qui che cenavano gli artisti dopo gli spettacoli, gustando il piatto più rinomato del posto: la pizza Margherita