Tutte le gallerie
Fotogallery
Le alghe e le piante marine di Bari
Il loro odore acre è ciò che contraddistingue il mare barese. Perché il litorale del capoluogo pugliese non sarà attraente come quello di Polignano, di Monopoli o del Salento, ma è dotato di una caratteristica ben precisa: profuma. Da cosa è dato questo olezzo? Dalle alghe e dalle piante fanerogame, come la preziosa posidonia, di cui il fondale marino è ricco. Certo, spesso questi organismi si spiaggiano e, se non rimossi subito, avviano un processo di putrefazione che trasforma il loro odore in fetore. Anche se è bene sapere che l’accumulo di alghe che si viene a creare ha una funzione protettiva che limita il dirompente effetto dell’erosione costiera
8 fotografie
Il tratto di mare compreso tra Barletta e San Vito viene denominato con l’acronimo di Sic (Sito di interesse comunitario), proprio perché contraddistinto da praterie di posidonia oceanica...(foto di Yoruno)
...queste ultime, seppur oggi in forte regressione, popolano e colorano il mare assieme ad alghe rosse come la Pterocladiella capillacea...(foto di Michele de Gioia)
...e verdi come la Codium bursa (foto di Matthieu Sontag)
Se le alghe sono semplici organismi unicellulari e pluricellulari...(Alga Corallina elongata - Foto di Rúdisicyon)
...le fenerogame sono vere e proprie piante acquatiche caratterizzate persino dalla presenza di radici, foglie, fiori e e frutti. La posidonia oceanica ad esempio produce le cosiddette “olive di mare” (foto di Tigerente)
...ma anche le palle egagropile, sfere sballottate anch’esse dalla risacca (foto di Benutzer:Zinnmann)
Con le mareggiate, alghe e fanerogame si staccano dal fondo e vengono trascinate sulla battigia, creando dei veri e propri strati di materiale che via via si decompongono emanando quel particolare odore sulfureo. Questi accumuli vengono chiamati banquettes (foto di Antonio Caradonna)
Normalmente le banquettes sono considerate un problema, ma non tutti sanno che lo strato algale e vegetale crea una barriera che può contrastare il dirompente effetto dell’erosione costiera (foto di Antonio Caradonna)