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La storia della risorta "Croce Azzurra"
«Mio padre era ossessionato dall’idea che la sua attività potesse non avere un futuro, così mi sono adoperata per proseguire ciò che lui aveva creato». Sono le parole della 29enne Giulia, figlia di Michele Lattanzi, veterinario scomparso lo scorso novembre all’età di 62 anni. L’uomo aveva aperto nel 1984 una tra le prime cliniche baresi dedicate agli animali: la “Croce Azzurra”, un luogo che però ha rischiato di chiudere per sempre alla morte del suo fondatore. Da qui la decisione della giovane di lasciare temporaneamente il suo lavoro di psicologa per rimboccarsi le maniche e rimettere in piedi ciò che il padre aveva realizzato. Siamo così andati a trovare Giulia per farci raccontare la sua storia (foto di Gaia Agnelli)
14 fotografie
Per raggiungere l’attività ci immergiamo nell’ex “contrada Padreterno” del quartiere Carrassi...
...lì dove al numero civico 7/1 di via Effrem Datto si trova l’ingresso di “Croce Azzurra”
Entriamo così nell’area d’attesa, dalla quale intravediamo una sala operatoria...
...per i pazienti a quattro zampe...
...e veniamo accolti da Giulia che ci conduce in una zona all’aperto
Qui, davanti a una vetrata su cui è riportato ancora il nome del direttore sanitario Michele Lattanzi...
...ci racconta la storia del padre
«Papà, classe 1960, si laureò in medicina veterinaria e all’età di 24 anni aprì, in società con il chirurgo veterinario Gianfranco Pastorelli, la “Croce Azzurra”», esordisce la giovane
Nel 2000 però i due soci si separarono e Michele diventò l’unico proprietario dell’attività, che a quel punto trasformò seguendo il suo amore per la botanica
Giulia ci conduce infatti in una rigogliosa oasi arricchita da panchine, alberi da frutto, bonsai...
...e un glicine che, arrampicandosi con i suoi rami su tutte le superfici, ha creato nel tempo una sorta di tetto verde
«Quando mio padre rimase da solo diede libero sfogo alla sua passione – spiega Giulia –. Creò tre laghetti collegati tra loro che grazie a dei tubi danno un effetto cascata...
...e lì ci inserì carpe, pesciolini rossi...
...e meravigliose ninfee»