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La scuola Corridoni di Bari

Bari 40 foto 18 December 2025

Un vero e proprio simbolo di Bari Vecchia, da decenni punto di riferimento per un’intera comunità. È la descrizione della scuola Filippo Corridoni, istituto del 1939 che ha visto passare tra le sue aule migliaia di bambini residenti nel centro storico. L’edificio sorge in largo San Sabino, alle spalle dell’omonima Cattedrale e conserva ancora oggi, oltre all’austera facciata e al torrino ad archi, anche rari dipinti murali di epoca fascista e un ricco archivio storico. La scuola (dell’infanzia e primaria), fa parte dell’Istituto Comprensivo Umberto I-San Nicola che include anche la Piccinni in via Carducci e la San Nicola in Largo Papa Urbano II, per un totale di circa 650 alunni. Siamo andati a visitarla (foto di Paola Grimaldi)

40 fotografie
Siamo dunque in largo San Sabino, alle spalle della Cattedrale di Bari...
Siamo dunque in largo San Sabino, alle spalle della Cattedrale di Bari...
...un piazzale da tempo adibito a parcheggio e occupato da strabordanti bidoni dell’immondizia
...un piazzale da tempo adibito a parcheggio e occupato da strabordanti bidoni dell’immondizia
Oltre le auto si staglia il bianco prospetto della Corridoni, il cui aspetto imperioso rimanda subito alla sua epoca di costruzione. Fu infatti innalzata durante il fascismo, nel vivo dei lavori di risanamento di Bari vecchia
Oltre le auto si staglia il bianco prospetto della Corridoni, il cui aspetto imperioso rimanda subito alla sua epoca di costruzione. Fu infatti innalzata durante il fascismo, nel vivo dei lavori di risanamento di Bari vecchia
Nel 1932 il Comune di Bari affidò il progetto all’architetto Pietro Maria Favia ma l’edificio fu completato soltanto nel 1938
Nel 1932 il Comune di Bari affidò il progetto all’architetto Pietro Maria Favia ma l’edificio fu completato soltanto nel 1938
Per costruirlo infatti si dovette prima demolire un intero isolato di palazzine che sorgevano nell’area (in rosso)
Per costruirlo infatti si dovette prima demolire un intero isolato di palazzine che sorgevano nell’area (in rosso)
L’istituto, inaugurato il 10 settembre del 1939...
L’istituto, inaugurato il 10 settembre del 1939...
...fu intitolato al giornalista e politico interventista Filippo Corridoni, morto giovanissimo nel 1915 durante la terza battaglia dell'Isonzo della Prima guerra mondiale
...fu intitolato al giornalista e politico interventista Filippo Corridoni, morto giovanissimo nel 1915 durante la terza battaglia dell'Isonzo della Prima guerra mondiale
E da quel giorno è diventato tappa obbligatoria per l’istruzione dei tanti bambini del centro storico
E da quel giorno è diventato tappa obbligatoria per l’istruzione dei tanti bambini del centro storico
Ma eccoci ai piedi dell’edificio. Si innalza su due livelli più un seminterrato contraddistinto da uno zoccolo basamentale a bugne. Sulla destra della facciata è presente un doppio ordine di arcate a sesto pieno, strombate al pianterreno
Ma eccoci ai piedi dell’edificio. Si innalza su due livelli più un seminterrato contraddistinto da uno zoccolo basamentale a bugne. Sulla destra della facciata è presente un doppio ordine di arcate a sesto pieno, strombate al pianterreno
Chiude il prospetto un cornicione sorretto da mensole e un torrino con loggia ad archi che reinterpreta le forme classiche e romaniche
Chiude il prospetto un cornicione sorretto da mensole e un torrino con loggia ad archi che reinterpreta le forme classiche e romaniche
Su questo lato si trova anche la lapide a Filippo Corridoni. Il ritratto bronzeo è firmato dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli, allievo di Filippo Cifariello. Raffigura Corridoni a mezzorilievo con accanto l’epigrafe che ricorda il suo eroismo in guerra
Su questo lato si trova anche la lapide a Filippo Corridoni. Il ritratto bronzeo è firmato dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli, allievo di Filippo Cifariello. Raffigura Corridoni a mezzorilievo con accanto l’epigrafe che ricorda il suo eroismo in guerra
Originariamente sulla lapide vi erano anche tre fasci littori (come possiamo osservare in una foto d’epoca)...
Originariamente sulla lapide vi erano anche tre fasci littori (come possiamo osservare in una foto d’epoca)...
...furono rimossi nel periodo postbellico, quando fu abrasa anche la scure del massiccio fascio littorio...
...furono rimossi nel periodo postbellico, quando fu abrasa anche la scure del massiccio fascio littorio...
...ancora presente a ridosso dell’ingresso dell’edificio
...ancora presente a ridosso dell’ingresso dell’edificio
Ci spostiamo ora sul lato sinistro e poi alle spalle dell’immobile, dove ritroviamo finestre ad arco al primo livello e squadrate su quello superiore
Ci spostiamo ora sul lato sinistro e poi alle spalle dell’immobile, dove ritroviamo finestre ad arco al primo livello e squadrate su quello superiore
Dopo qualche passo giungiamo ai piedi di un alto arco, con sovrastante costruzione, che “collega” la Corridoni all’adiacente biblioteca De Gemmis. Si tratta dell’unico elemento salvatosi dalla distruzione del conservatorio Madonna di Pietà
Dopo qualche passo giungiamo ai piedi di un alto arco, con sovrastante costruzione, che “collega” la Corridoni all’adiacente biblioteca De Gemmis. Si tratta dell’unico elemento salvatosi dalla distruzione del conservatorio Madonna di Pietà
Su di esso notiamo una finestra dentellata, con architrave a bugne diamantate, contraddistinta da una fine colonnina
Su di esso notiamo una finestra dentellata, con architrave a bugne diamantate, contraddistinta da una fine colonnina
Costeggiando il perimetro della scuola torniamo in largo San Sabino e raggiungiamo il portone in legno di ingresso dell’edificio...
Costeggiando il perimetro della scuola torniamo in largo San Sabino e raggiungiamo il portone in legno di ingresso dell’edificio...
...introdotto da una piccola scalinata circolare
...introdotto da una piccola scalinata circolare
Più in alto invece, oltre il nome della scuola, scorgiamo sei portafiaccole in ferro
Più in alto invece, oltre il nome della scuola, scorgiamo sei portafiaccole in ferro
Accedendo all’androne veniamo subito attratti da alcuni colorati dipinti che emergono sui muri laterali, al di sotto dell’intonaco ocra
Accedendo all’androne veniamo subito attratti da alcuni colorati dipinti che emergono sui muri laterali, al di sotto dell’intonaco ocra
Si tratta di disegni realizzati durante la costruzione dell’edificio dal pittore Guido Prayer che rimandano all’antica Roma e al Fascismo
Si tratta di disegni realizzati durante la costruzione dell’edificio dal pittore Guido Prayer che rimandano all’antica Roma e al Fascismo
Rappresentano carte geografiche: a destra riconosciamo infatti la Turchia, l’Arabia...
Rappresentano carte geografiche: a destra riconosciamo infatti la Turchia, l’Arabia...
...l’Oceano Indiano e il continente Africano
...l’Oceano Indiano e il continente Africano
È la raffigurazione dell’Impero romano al tempo di Traiano...
È la raffigurazione dell’Impero romano al tempo di Traiano...
...come recita la legenda affiancata da tre fasci littori
...come recita la legenda affiancata da tre fasci littori
Sul muro di sinistra doveva esserci invece l’Impero di Mussolini...
Sul muro di sinistra doveva esserci invece l’Impero di Mussolini...
...come intuibile dalle poche tracce visibili: su questo lato infatti si vedono soltanto Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, e una parte dell’Oceano Indiano
...come intuibile dalle poche tracce visibili: su questo lato infatti si vedono soltanto Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, e una parte dell’Oceano Indiano
Accediamo ora all’atrio dell’istituto...
Accediamo ora all’atrio dell’istituto...
...proseguendo a sinistra su un corridoio dove vi sono ancora le originali porte in legno, sovrastate da targhette dorate
...proseguendo a sinistra su un corridoio dove vi sono ancora le originali porte in legno, sovrastate da targhette dorate
Sulle pareti invece notiamo vari cartelloni con foto d’epoca, testi e disegni realizzati dagli alunni durante alcuni progetti di ricerca
Sulle pareti invece notiamo vari cartelloni con foto d’epoca, testi e disegni realizzati dagli alunni durante alcuni progetti di ricerca
Leggendo le didascalie apprendiamo che nel 1943 l’edificio fu requisito dalle forze anglo-americane come alloggio per 250 manovali del porto. La scuola tornò attiva soltanto nel gennaio del 1946, a conflitto concluso
Leggendo le didascalie apprendiamo che nel 1943 l’edificio fu requisito dalle forze anglo-americane come alloggio per 250 manovali del porto. La scuola tornò attiva soltanto nel gennaio del 1946, a conflitto concluso
Nel 1956 invece, data la numerosa affluenza di alunni, fu progettata una sopraelevazione della struttura che non fu però realizzata
Nel 1956 invece, data la numerosa affluenza di alunni, fu progettata una sopraelevazione della struttura che non fu però realizzata
Dopo qualche passo entriamo in un vano scala sulla destra dove scoviamo un altro dipinto raffigurante una muratura grigia
Dopo qualche passo entriamo in un vano scala sulla destra dove scoviamo un altro dipinto raffigurante una muratura grigia
In alto intravediamo la scritta “ORTE”, certamente parte di una frase più lunga
In alto intravediamo la scritta “ORTE”, certamente parte di una frase più lunga
Ritorniamo sui nostri passi e, tramite una scala, scendiamo al piano inferiore
Ritorniamo sui nostri passi e, tramite una scala, scendiamo al piano inferiore
Visitiamo delle stanze che conservano l’originale pavimento d’epoca...
Visitiamo delle stanze che conservano l’originale pavimento d’epoca...
...dove sono accatastati decine di banchi e antiche lavagne
...dove sono accatastati decine di banchi e antiche lavagne
Una porta in metallo dà accesso invece a un lungo corridoio: le pareti dell’ambiente, e dei vani adiacenti, sono interamente occupate da lunghi scaffali con centinaia di faldoni
Una porta in metallo dà accesso invece a un lungo corridoio: le pareti dell’ambiente, e dei vani adiacenti, sono interamente occupate da lunghi scaffali con centinaia di faldoni
Le cartelle conservano testi, statistiche, registri scolastici e soprattutto i nomi delle migliaia di bambini che hanno studiato tra queste mura
Le cartelle conservano testi, statistiche, registri scolastici e soprattutto i nomi delle migliaia di bambini che hanno studiato tra queste mura