Tutte le gallerie
Fotogallery
La piramide di Torre a Mare
Una piramide alta più di tre metri posta sul ciglio di una strada. È ciò che è possibile ammirare a Torre a Mare, quartiere marinaro di Bari, lì dove da decenni si erge solitaria una scultura in pietra che saluta coloro che percorrono via Morelli e Silvati. Ma che ci fa in quel punto un simbolo dell’antico Egitto? Chi lo ha fatto costruire e perché? Per rispondere a queste domande siamo andati a visitare il misterioso sito (foto di Fabio Voglioso)
14 fotografie
Una piramide alta più di tre metri posta sul ciglio di una strada. È ciò che è possibile ammirare a Torre a Mare, quartiere marinaro di Bari, lì dove da decenni si erge solitaria una scultura in pietra che saluta coloro che percorrono via Morelli e Silvati
Trovare la piramide è abbastanza semplice. Venendo dal centro cittadino basta percorrere via Bari, la strada principale di Torre a Mare, la quale dopo l’incrocio con via Dogali prende il nome di via Morelli e Silvati
Superati Lama Giotta e un semaforo, la scultura appare sulla sinistra...
...posta ad angolo con una stradina senza uscita
Siamo al civico 4 di via Morelli e Silvati: numero che è riportato proprio in cima alla piramide
Naturalmente si tratta di un’aggiunta recente, inserita quando l’opera è stata “ristrutturata”, ovvero rivestita di uno strato di calcestruzzo
Il deterioramento del materiale sta però rivelando, attraverso qualche crepa, la pietra con cui la scultura è stata originariamente realizzata.
Osserviamo l’opera. La punta è tagliata di netto...
...l’altezza supera i tre metri...
...e la base è unita al muretto del condominio adiacente, nato nel 2000 proprio con il nome di “Piramide”
La piramide è posta ad angolo con una viuzza senza uscita...
...al termine della quale si erge un rosso edificio neoclassico di fine 800/inizio 900
Percorriamo così la stradina, per andare a conoscere il proprietario dell’antica abitazione: l’avvocato Giuseppe De Cristofaro
«Quello che so – afferma il proprietario – è che l’edificio apparteneva in origine a Elena Laterza, maritata Caracciolo, donna amante dell’Egitto. Si narra che vivesse con molti gatti e addirittura con serpenti: animali considerati sacri dall’antico popolo africano. Quando mio nonno Giuseppe comprò da lei la dimora nel 1953, la piramide era già esistente»