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La Mòsce, La Guaragnèdde e le Pazzarìdde

Bari 22 foto 5 March 2017

Non è rimasto che una manciata di basse, colorate e scalcinate antiche palazzine nascoste all’ombra di alti edifici nati intorno agli anni 70. Oggi vi parliamo di una zona di Bari che sembra essere stata letteralmente cancellata dalla memoria della città, ma che nonostante ciò continua imperterrita a sopravvivere, con i suoi ricordi, i suoi racconti, i suoi riti. E’ la “Guaragnèdde”, una piccola porzione di territorio raccolta tra via Brigata Regina e via Napoli, il cui nome rimanda a storie di stalle, locande e prostituzione e alla quale sono legate le leggende della “Mòsce” e delle “Pazzaridde” (Foto di Eva Singorile)

22 fotografie
Per accedervi occorre imboccare via Brigata Regina: poco prima di arrivare sul lungomare Vittorio Veneto sulla sinistra si apre una stretta strada: è via Chiaia, quella che permette l’ingresso alla “Guaragnèdde” (foto di Ilaria Palumbo)
Per accedervi occorre imboccare via Brigata Regina: poco prima di arrivare sul lungomare Vittorio Veneto sulla sinistra si apre una stretta strada: è via Chiaia, quella che permette l’ingresso alla “Guaragnèdde” (foto di Ilaria Palumbo)
Da via Francesco Rismondi, in un due vani a pianoterra, partiamo nel nostro racconto di una Bari dimenticata
Da via Francesco Rismondi, in un due vani a pianoterra, partiamo nel nostro racconto di una Bari dimenticata
Qui conosciamo le sorelle Musto: Maria e Filomena, entrambe ultra 80enni. Maria è la più grande: mentre racconta pela una quantità infinita di patate che si faranno fritte per i nipoti
Qui conosciamo le sorelle Musto: Maria e Filomena, entrambe ultra 80enni. Maria è la più grande: mentre racconta pela una quantità infinita di patate che si faranno fritte per i nipoti
“Memena”, cioè Filomena è invece più timida e sta seduta davanti a una stufa di cui anche noi beneficiamo, stringendosi al marito Vito che le siede accanto silenzioso
“Memena”, cioè Filomena è invece più timida e sta seduta davanti a una stufa di cui anche noi beneficiamo, stringendosi al marito Vito che le siede accanto silenzioso
Domenico, genero di Filomena, anche lui presente nella stanza assieme alla moglie Maria
Domenico, genero di Filomena, anche lui presente nella stanza assieme alla moglie Maria
Lasciamo la famiglia per immergerci nelle pittorische viuzze del rione. Ci dirigiamo su via Milano, una stradina caratterizzata per basse palazzine a uno-due piani dei primi del 900.  Ne individuiamo una giallo sole e rosso argilla, che reca ben evidente in alto l’anno di costruzione: 1925
Lasciamo la famiglia per immergerci nelle pittorische viuzze del rione. Ci dirigiamo su via Milano, una stradina caratterizzata per basse palazzine a uno-due piani dei primi del 900. Ne individuiamo una giallo sole e rosso argilla, che reca ben evidente in alto l’anno di costruzione: 1925
Sul portone dell’edificio si trova un’edicola di Sant’Antonio: ne scopriremo altre due...
Sul portone dell’edificio si trova un’edicola di Sant’Antonio: ne scopriremo altre due...
...una in via Arcangelo Scacchi...
...una in via Arcangelo Scacchi...
...e l'altra nella I traversa di via Brigata Regina. I residenti sono infatti da sempre devoti al Santo di Padova, che viene celebrato con tutti i crismi il 13 giugno di ogni anno
...e l'altra nella I traversa di via Brigata Regina. I residenti sono infatti da sempre devoti al Santo di Padova, che viene celebrato con tutti i crismi il 13 giugno di ogni anno
Proseguiamo su via Milano dove ci sorprende una casettina che sembra sbucata da un libro di fiabe, dipinta com’è di un tenero verde pastello
Proseguiamo su via Milano dove ci sorprende una casettina che sembra sbucata da un libro di fiabe, dipinta com’è di un tenero verde pastello
Un’altra ha le pareti dipinte di un rosso scuro su cui spiccano la porta e la finestra in legno, ingentilite da candide tende in pizzo
Un’altra ha le pareti dipinte di un rosso scuro su cui spiccano la porta e la finestra in legno, ingentilite da candide tende in pizzo
Anche sulla più ampia via Arcangelo Scacchi, si alternano vecchi edifici abbandonati (probabilmente vecchie stalle)...
Anche sulla più ampia via Arcangelo Scacchi, si alternano vecchi edifici abbandonati (probabilmente vecchie stalle)...
...a immancabili casettine colorate
...a immancabili casettine colorate
Ma ora dobbiamo terminare il nostro giro perché abbiamo appuntamento in via Ricciotto Canudo dove ad aspettarci c’è il 52enne signor Vincenzo, proprietario di un’enoteca
Ma ora dobbiamo terminare il nostro giro perché abbiamo appuntamento in via Ricciotto Canudo dove ad aspettarci c’è il 52enne signor Vincenzo, proprietario di un’enoteca
Vincenzo è il diretto discendente della mitica “Jannìne La Mòsce”, proprietaria di un'omonima locanda nata alla fine dell'800
Vincenzo è il diretto discendente della mitica “Jannìne La Mòsce”, proprietaria di un'omonima locanda nata alla fine dell'800
L'uomo ci mostra una pubblicazione in bianco e nero dove in una foto del 1948 si vedono i vecchi proprietari e una parte della locanda: un patio protetto da una piccola tettoia, panche, tavoli e casse di birra
L'uomo ci mostra una pubblicazione in bianco e nero dove in una foto del 1948 si vedono i vecchi proprietari e una parte della locanda: un patio protetto da una piccola tettoia, panche, tavoli e casse di birra
Della “Mòsce” è ancora possibile scorgere l’accesso, su via Brigata Regina 140
Della “Mòsce” è ancora possibile scorgere l’accesso, su via Brigata Regina 140
In un lungo muro di tufo, nel tratto finale della strada, si nota una piccola porta in metallo arrugginito: è da lì che si entrava nel locale situato proprio tra il lungomare e via Brigata (Foto di Francesca Canonico)
In un lungo muro di tufo, nel tratto finale della strada, si nota una piccola porta in metallo arrugginito: è da lì che si entrava nel locale situato proprio tra il lungomare e via Brigata (Foto di Francesca Canonico)
Oggi varcato quel confine si notano ancora i resti dei muri perimetrali della locanda nascosti in un’area ormai adibita a parcheggio fra pezzi di vecchi mobili e gatti randagi
Oggi varcato quel confine si notano ancora i resti dei muri perimetrali della locanda nascosti in un’area ormai adibita a parcheggio fra pezzi di vecchi mobili e gatti randagi
Il locale fu chiuso nel 1965.  Quelli sono gli anni in cui anche Guaragnella cominciò a vendere i terreni in suo possesso e così in questa zona si iniziò a costruire alti palazzi in cemento armato. Ma i più tenaci fecero in modo di rimanerci come il panettiere che esibisce con orgoglio la storia di famiglia: “Panificatori da tre generazioni”
Il locale fu chiuso nel 1965. Quelli sono gli anni in cui anche Guaragnella cominciò a vendere i terreni in suo possesso e così in questa zona si iniziò a costruire alti palazzi in cemento armato. Ma i più tenaci fecero in modo di rimanerci come il panettiere che esibisce con orgoglio la storia di famiglia: “Panificatori da tre generazioni”
Insomma la “Guaragnèdde”, seppur con difficoltà, è sopravvissuta. Oggi appare come un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato. Le abitazioni sono sempre le stesse e qui tra edicole votive che rimandano ai vicoli di Bari vecchia e fra crocchi di gente che chiacchiera sull’uscio di casa, i bambini giocano ancora a pallone per strada
Insomma la “Guaragnèdde”, seppur con difficoltà, è sopravvissuta. Oggi appare come un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato. Le abitazioni sono sempre le stesse e qui tra edicole votive che rimandano ai vicoli di Bari vecchia e fra crocchi di gente che chiacchiera sull’uscio di casa, i bambini giocano ancora a pallone per strada
E fa nulla che da via Milano si intraveda il nuovo ponte Adriatico che “scende” tra gli alti palazzi circostanti: quella è un’altra città
E fa nulla che da via Milano si intraveda il nuovo ponte Adriatico che “scende” tra gli alti palazzi circostanti: quella è un’altra città