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La grotta di Curtomartino
È innegabile: quando a un barese capita di sentire le parole "stalattiti" e "stalagmiti" il pensiero corre automaticamente alle famose grotte di Castellana. Pochi però sanno che nei dintorni del capoluogo pugliese ci sono altre cavità carsiche, meno conosciute ma comunque ricche di rocce dalla forma spettacolare. È il caso della grotta di Curtomartino, affascinante sito formatosi circa due milioni di anni fa situato ad Acquaviva delle Fonti, all'ombra dell'ospedale Miulli
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Le grotte di Curtomartino sono ubicate nell'omonima contrada di Acquaviva della Fonti. Nel 1968 una ricerca dell'Università di Bari ne mise in luce l'importanza geologica, rilevando anche interessanti aspetti archeologici come la presenza di reperti risalenti al Paleolitico
Raggiungere il luogo non è semplice, se non altro perchè mancano le indicazioni stradali necessarie a "guidare" il visitatore verso la meta. L'ingresso dell'area (almeno quello) è contrassegnato da un apposito cartello azzurro
Qui ad attenderci c'è Lorenzo Di Liso, lo speleologo noto per aver ritrovato nel 1993 il celebre scheletro di Homo neanderthalensis noto come "l'Uomo di Altamura". Lo studioso è una delle guide della grotta e subito ci fa strada lungo la passerella metallica che attraversa l'intero sito
L'entrata della grotta vera e propria, posta un paio di metri sotto il livello del terreno, è preceduta da un prato caratterizzato sulla sinistra da un'ampia rientranza della roccia. «Era lì che gli abitanti del Paleolitico passavano le giornate - spiega Di Liso -. Di solito rientravano nell'ipogeo solo per dormire»
Ci immergiamo finalmente all'interno della cavità
Siamo in un ammaliante ambiente lungo 50 metri e largo 20
La cavità è illuminata con con luci a led
Davanti ai nostri occhi appare un tripudio di stalagmiti e stalattiti
Le prime si propagano con veemenza verso l'alto a partire dal pavimento, le seconde "pendono" dall'imponente soffitto alto almeno quattro metri. In diversi punti le due forrmazioni calcaree si incontrano e danno vita a maestose colonne di roccia
I colori dominanti vanno dal bianco al marroncino, interrotti dal nero dall'oscurità che avvolge i mille buchi e cunicoli presenti lungo tutte le pareti
«Di solito questi scenari fantastici sono il risultato della lentissima penetrazione dell'acqua dalla superficie attraverso diversi metri di spessore del terreno - sottolinea l'esperto -. Nel caso di Curtomartino è stata una colata di fango proveniente da una lama vicina a innescare il processo di erosione».
Attorno a noi ci aspetteremmo di vedere disseminati anche quegli utensili, raschiatoi, punte e lame dei nostri antenati rinvenuti dal 1968 in poi. «La grotta è stata spesso oggetto di atti di vandalismo - racconta però lo speleologo -, per cui a un certo punto la Soprintendenza dei beni archeologici della Puglia si è vista costretta a "requisire" i vari reperti»