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La "giostra" di Acquaviva
C’è la “villa del masciaridde”, la “casa degli spiriti” e persino “l’Italia in miniatura”. La campagna a sud-est di Bari è piena di antiche e particolari costruzioni messe su da estrosi proprietari che si sono spesso rifatti a uno stile eclettico e neogotico. L’ultima che abbiamo scoperto, anch’essa abbandonata, si trova ad Acquaviva delle Fonti: si tratta della “giostra”, una bizzarra e colorata residenza estiva degli anni 30 le cui forme ricordano appunto quelle di una giostrina (foto di Valentina Rosati)
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Per visitarla usciamo dalla circonvallazione di Acquaviva per andare a imboccare via Cristoforo Colombo...
...la strada dopo 150 metri incrocia sulla destra un sentiero...
...che ci conduce ai resti di due colonne in pietra che un tempo racchiudevano un cancello
Le superiamo, per ritrovarci davanti alla nostra “giostra”, detta anche “casa di Biancaneve". Parliamo di una costruzione a pianta ottagonale sorretta da otto pilastri, alta circa 15 metri...
...e dipinta con colori che vanno dal rosso al giallo, passando per il bianco e il verde
La struttura è arricchita da “gotiche” finestre ogivali...
...e da un terrazzino superiore coperto da un pergola in metallo
«A costruirla fu mio nonno, il proprietario terriero Eustachio Cosmo», ci spiega il 76enne Gianfranco Solazzo, nipote dell’ideatore dell’edificio e attuale proprietario
Gianfranco ci accompagna quindi alla scoperta dell’edificio: dopo aver percorso alcuni metri tra la vegetazione incolta, ci ritroviamo ai piedi del casino, circondato da alti alberi sempreverdi
Il piano inferiore è aperto: vi accediamo per ritrovarci all’interno di un ambiente devastato, le cui pareti sono ricoperte da scritte di varia natura
Una scala interna conduceva poi al piano superiore, a cui però non possiamo accedere, visto che tutta la struttura risulta essere stata murata
Permangono alcuni riferimenti al Fascismo, come il “Nodo Savoia” ancora perfettamente visibile sullo stipite della porta ingresso e scolpito sotto a una stella a cinque punte
«All’ingresso vi erano anche due “mori”, simbolo dell’impero coloniale italiano – aggiunge Gianfranco -: ognuno teneva in mano una rappresentazione di fascio littorio. Una di esse è sopravvissuta: la conservo nel giardino della mia abitazione di Acquaviva»
L’uomo ci mostra un’altra immagine datata 26 aprile 1943 dove ad essere immortalati sono i suoi genitori, davanti alla “giostra”. La donna è incinta: è in attesa proprio di Gianfranco che sarebbe nato di lì a poco, dopo due mesi esatti