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La comunità senegalese in Puglia
Hanno la musica nel sangue, una statura più elevata del comune e si fanno in quattro per spedire denaro alle famiglie rimaste nel Paese d'origine. É questa la fotografia della comunità senegalese di Puglia: 17mila persone sparse in tutta la regione, perlopiù dedite al commercio ambulante e tutte accomunate da un'attitudine all'ospitalità chiamata "teranga"
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Hanno la musica nel sangue, una statura elevata e si fanno in quattro per spedire denaro alle famiglie del Paese d'origine. É la fotografia dei 17mila senegalesi sparsi in Puglia. «Molti si appoggiano su dei conoscenti già approdati in Italia - spiega il 57enne Massimo Navach, console onorario del Senegal in Puglia - o sulla Mourid, la loro principale confraternita musulmana»
«Abbiamo il ritmo nel sangue», afferma sicuro l’artista 58enne Ibou Mboye, nato a Dakar ma “barese” da ben 33 anni, protagonista dell’ultima celebrazione della festa dell'indipendenza senegalese all'Officina degli esordi a Bari
A farla da padrone in questi casi è l’amore per la musica e ovviamente il genere mbalax, conosciuto in tutto il mondo grazie al celebre cantante Youssou N'Dour
«Di solito nelle esibizioni indosso abiti sgargianti tipici del griot - afferma Ibou -, cantastorie tradizionale che un tempo allietava con i suoi racconti i sovrani del Senegal»
«Tra i nostri strumenti tipici c’è il sabar – incalza il musicista -, tamburo con tiranti in legno e una superficie di pelle di capra, sulla quale si possono utilizzare sia le mani sia le bacchette...»
«...senza dimenticare lo djambè, che invece è dotato di tiranti in corda e il tama, posizionato sotto le ascelle e capace di produrre suoni che ricordano vagamente la voce umana»
Più raccolta è l’atmosfera dell’altra ricorrenza principale, il Magal Touba, con cui si ricorda lo sceicco Amadou Bamba, fondatore della corrente dei Mourid
«In patria si usa fare un pellegrinaggio a Touba – precisa Ali, 26enne senegalese che studia all'Università di Bari – la seconda città santa dell’islam dopo La Mecca. Noi l’anno scorso ci siamo accontentati di riunirci in una sala affittata per l’occasione ad Acquaviva delle Fonti»
«Non è un momento per ballare – continua il giovane – ma per pregare e leggere il Corano tutti assieme»