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La chiesetta di via Bellomo
Il territorio di Bari è pieno di chiesette abbandonate e sconsacrate. Alcune di esse possono definirsi “rurali” perché ubicate in aperta campagna, altre invece sono state inglobate nel tessuto urbano e risultano oggi nascoste da edifici e infrastrutture. È questo il caso di un tempietto che si trova nel quartiere Picone, costruito nel 1892 come cappella privata della famiglia Sylos Labini, originaria di Bitonto. Un edificio tanto grazioso quanto misconosciuto, anche perché da tempo sconsacrato e adibito a sede amministrativa di una società di autonoleggio (foto di Rafal La Perna)
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La chiesetta si cela al numero 83 di via Bellomo...
...qualche metro prima del sottopassaggio che conduce alla basilica di Santa Fara
Si erge accanto a una stazione di servizio Ip ed è divisa dalla strada da una lunga e antica parete in pietra contraddistinta da due colonne che racchiudono un cancello in ferro
Superiamo dunque l’accesso per entrare in un vasto cortile utilizzato dall’impresa di autonoleggio come parcheggio per le macchine. E sulla destra ecco apparire la cappella. Notiamo subito come il piccolo edificio, di color rosa pallido, sia di fatto attaccato a un alto muro: quello che separa l’area dalla sovrastante via Tatarella
Percorrendo quest’ultima strada è infatti possibile scorgere in basso la chiesetta...
...con il suo piccolo campanile a vela da tempo privo di campana
Osserviamo ora più da vicino il tempio, che appare come un semplice parallelepipedo in stile neoclassico. Ha un portale d’accesso architravato...
...caratterizzato da una trabeazione retta da mensole a “S” e stipiti modanati
In asse con il portale si trova un oculo, un’apertura circolare di dimensioni ridotte, mentre la copertura è piana a terrazzo
Una targa in pietra, posta su un’entrata laterale riporta la data “1892”, che potrebbe riferirsi all’anno di costruzione o consacrazione dell’edificio
Ci dirigiamo ora verso la vicina basilica di Santa Fara, lì dove ci è stato rivelato si trovano tre statue in cartapesta presenti un tempo nella cappella Sylos Labini. Furono infatti spostate quando il luogo fu sconsacrato
Entriamo dunque nel grande tempio religioso per andare alla ricerca di queste sculture, che troviamo sparse in vari angoli della chiesa
Si tratta di un Cristo benedicente...
...di un Crocifisso...
...e di una Madonna col bambino dagli accesi colori azzurro e rosa
Tutte presentano una scritta: “Scultura di Carmelo Bruno restaurate nel 2001 da Rocco Zappatore di Palmariggi”. Carmelo Bruno fu uno scultore e cartapestaio nato a Lecce a fine 800 che operò nella prima metà del 900 prima in Puglia e poi ad Arezzo