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La Bari che non è mai stata realizzata
Un pantheon su via Sparano, un grattacielo in piazza del Ferrarese, una galleria commerciale su corso Vittorio Emanuele e la città vecchia rasa al suolo. È ciò che Bari avrebbe potuto essere se, all’inizio del 900, fossero stati approvati una serie di progetti che miravano a trasformare completamente il volto del capoluogo pugliese
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Lo schizzo pubblicato in occasione della Mostra agricola del 1913: nello spazio adiacente al Petruzzelli, dove oggi sorge la Banca d’Italia, viene rappresentato un fabbricato con uno scenografico ingresso porticato di forma semicircolare che dava accesso a un susseguirsi di padiglioni
Probabilmente risalente agli anni 20 è l’ampliamento del vecchio Hotel Astoria in via Bozzi, nel quartiere Umbertino: prevedeva un’elegante struttura in stile eclettico a più livelli conclusa in due angoli da raffinate cupole, che avrebbe preso il nome di grand hotel ristorante Miramare
Il Palazzo degli impiegati statali del 1922, elaborato dall'architetto Dioguardi assieme all’ingegnere De Paolis. Il piano interessava gli isolati delimitati da via Cognetti, via Bozzi, via Imbriani e corso Cavour e prevedeva due edifici con torri angolari cupolate uniti da una grande galleria in ferro e vetro introdotta da un arcone a tutto sesto...
...fu però realizzato solo uno dei due blocchi, ancora oggi visibile di fronte al palazzo dell’Acquedotto
Sempre di Dioguardi, nel 1926, è la proposta per la sistemazione di Piazza Roma (oggi piazza Aldo Moro).Prevedeva la costruzione di due imponenti e simmetrici porticati disposti “a imbuto” a contrassegnare l’imbocco di via Sparano, asse centrale della città nuova
Per enfatizzare l’importanza d via Sparano, Dioguardi propose anche di inglobare l’ottocentesca chiesa di San Ferdinando in una sorta di “pantheon ai caduti” dai forti richiami classici, conclusa da una grande cupola poggiata su un tamburo colonnato...
...la chiesa sarà poi effettivamente modificata dallo stesso architetto negli anni 30, ma con esiti estetici ben differenti
Sempre al 1926 risale una proposta a dir poco “estrema” fatta dall’architetto Aldo Forcignanò e dall’ingegnere Gaetano Palmiotto, la quale prevedeva la completa demolizione della città vecchia. Il resto del borgo sarebbe stato sostituito da edifici residenziali disposti a scacchiera come nel murattiano e da un’immensa galleria in ferro e vetro affacciata su corso Vittorio Emanuele
Nello stesso anno Dioguardi suggerì di demolire il Kursaal Margherita sostituendolo con un belvedere arricchito da un monumento ai caduti, per poi realizzare una parziale colmata del vecchio porto così da ricavarne una nuova piazza, aree verdi ed edifici rappresentativi
La “casa del fascio” in piazza Chiurlia pensata da Concezio Petrucci. Il fabbricato, che avrebbe sostituito l’attuale sede dell’Oratorio dell’Arciconfraternita di San Giuseppe, sarebbe stata la conclusione prospettica di via Sparano
Nel secondo Dopoguerra il sogno di una “grande Bari” ritorna, ma in termini decisamente diversi. Tra le “ispirazioni” più radicali quella di Marino Lopopolo, che 1949 voleva piazzare un palazzo di dimensioni colossali in piazza del Ferrarese, andando a demolire Mercato del pesce, Sala Murat e Teatro Margherita
Mentre di Marcello Piacentini è il piano del 1951 che prevedeva un ponte di attraversamento della ferrovia sul prolungamento di corso Cavour: un ampio passaggio sospeso sui binari circondato da quattro enormi grattacieli