Tutte le gallerie
Fotogallery
L'antica pratica di fasciare i bambini
Si chiamava “infasciatura”, fu diffusa sino agli anni 60 e non c’era mamma che non la utilizzasse, spesso con la colpevole indulgenza dei dottori. Si trattava della prassi di avvolgere le gambe, i fianchi e talvolta le braccia dei bambini di pochi mesi in strette fasciature di tela lunghe 2-3 metri, così da permettere agli arti di crescere dritti e robusti. Una pratica in realtà tutt’altro che salutare per i malcapitati infanti
4 fotografie
La cosiddetta “infasciatura” era la prassi di avvolgere le gambe, i fianchi e talvolta le braccia dei bambini di pochi mesi in strette fasciature di tela lunghe 2-3 metri (Foto presa dalla pagina fb Somaglia e dintorni)
Certamente non serviva a prevenire problematiche ortopediche o malformazioni. Si trattava semmai di un’azione dannosa che poteva provocare lussazioni di arti e anche, e soprattutto era dolorosa per i neonati
Le fasce erano persino parte del corredino preparato per i nascituri, la mbascianne: una “collezione” di stoffe di varia foggia talvolta decorate con merletti, ciascuna con un nome e una funzione particolare (Foto presa dalla pagina fb Somaglia e dintorni)
Bande che si chiudevano con un nastro azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce. Infine il bebè così “imbalsamato” veniva infilato in un sacchetto di pezza che lo avvolgeva fin sotto le ascelle in modo da rendere visibile solo la testa, spesso decorata anch’essa con una cuffietta