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L'antica Pesca a Fuoco
Richiede oscurità, silenzio assoluto e riflessi pronti per riuscire ad infilzare la preda in pochi secondi senza l’ausilio di reti. E soprattutto è ormai patrimonio solo di sparuti lupi di mare. Stiamo parlando di un’antica tecnica di pesca, denominata “a fuoco”, usata ancora soltanto da qualche pescatore anziano. Lungo la costa barese è praticata in alcune località, tra cui Giovinazzo, a una ventina di chilometri a nord del capoluogo pugliese (foto di Paola Grimaldi)
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Andare “a fúche”, come si dice in dialetto locale, vuol dire uscire dopo il tramonto a bordo di un gozzo provvisto di una lampada la cui luce acceca i pesci (chiamata “lampara”). Sperando che qualche cefalo o polpo capiti a tiro così da infiocinarlo "al volo"
Proprio a Giovinazzo conosciamo Giuseppe Palmiotto e Raffaele Spera, rispettivamente 72 e 58 anni, due dei rari portatori rimasti di questa tradizione
Andiamo a conoscere questa tecnica di pesca in un pomeriggio di fine gennaio al porticciolo di Giovinazzo
Nonostante la stagione, la temperatura è mite, il vento assente e il mare calmo. Sono le condizioni ideali per la pesca a fuoco
Raffaele, Lello per gli amici, è già sulla sua barca in legno ormeggiata
Sta preparando quattro diverse fiocine, specifiche per i polpi e per varie tipologie di pesce che spera di catturare
Il suo collega è invece a riva intento a preparare la lampara
Giuseppe ci mostra come viene accesa. La si collega tramite un tubo a una bombola del gas...
...quest’ultima viene azionata e il combustibile arriva alla lampada metallica. E raggiunge così, gonfiandole, delle speciali retine inserite nella lampara
A quel punto con un accendino si produce una fiamma che viene avvicinata alle retine. Lì reagisce con il gas e dà luce
L’illuminazione generata è molto intensa, capace di sfidare il buio della sera e l’oscurità delle acque. Il suo apporto è fondamentale perché serve ad accecare e a far perdere l’orientamento alle prede per qualche secondo in modo da poterle afferrare
Non senza fatica bombola e lampada vengono caricate sul gozzo
Quest’ultima in particolare è sistemata su un apposito sostegno in ferro montato a poppa
Prima di partire c’è ancora uno strumento da portare a bordo: è un vecchio recipiente cilindrico di metallo per l’olio...
... a cui è stato rimosso il fondo e sostituito con un vetro circolare: reggendolo dalla parte superiore verrà calato in mare, permettendo di guardare sotto il pelo dell’acqua
Caricato tutto il necessario sulla barca, Lello e Giuseppe sono pronti ad andare in mare. Noi saliamo su un altro gozzo di proprietà di Carlo, un giovane pescatore e seguiamo quello su cui i due lupi di mare si sono avviati
La pesca inizia quando non siamo ancora usciti dal porticciolo. Giuseppe a poppa si posiziona accanto alla lampara accesa...
...e, sporgendosi leggermente dalla barca, regge con entrambe le mani il contenitore cilindrico in metallo. Il fondo in vetro è immerso in acqua e gli serve per scorgere eventuali banchi di pesci
Da quel momento avviene tutto in pochissimi secondi. La luce della lampara illumina la zona, Giuseppe cala in acqua la fiocina e la ritira su con un grosso pesce infilzato
Il malcapitato è uno scorfano di un intenso arancione che finisce subito sul bancale in legno del gozzo. L’antica “pesca a fuoco” si è quindi materializzata davanti ai nostri occhi