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Il tempio bizantino sotto la chiesa del Carmine
Un luogo millenario visibile solo attraverso delle vetrate poste sul pavimento di una chiesetta barocca di Bari Vecchia. Parliamo di Sant’Angelo di Mammacaro, tempio bizantino risalente al X secolo che si nasconde sotto il piano di calpestio di Santa Maria del Carmine. Un antichissimo sito che noi abbiamo avuto il privilegio di visitare: la Confraternita che gestisce la chiesa ci ha infatti aperto le botole che celano questo tesoro scoperto solo nel 1997 (foto di Antonio Caradonna)
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Per immergerci nella storia di Bari, raggiungiamo strada del Carmine, pittoresca viuzza che si snoda tra la Basilica e la Cattedrale. A pochi metri da quest’ultima, sulla destra, si staglia la chiesa del Carmine
Varchiamo quindi l’ingresso e ci ritroviamo all’interno di questo sfarzoso gioiello seicentesco, con i suoi ori, stucchi e decorazioni
Ma è solo abbassando lo sguardo che si notano sul pavimento tre vetrate che lasciano intravedere parte di un sito archeologico
Il presidente dell’Arciconfraternita del Carmine, Giuseppe Mele, assieme a degli aiutanti, solleva le teche...
...aprendo nel contempo una botola marmorea situata nei pressi dell’altare
Ci addentriamo così nel sottosuolo, utilizzando delle scale in ferro apposte lì dalle nostre guide
Una volta giù però muoversi non risulta affatto semplice, visto che lo spazio in cui siamo è alto all’incirca 70 centimetri
L’odore pungente di umido avvolge l’ipogeo illuminato da timide luci
L’ambiente è disposto su due livelli. Quello superiore, che si trova quasi all’altezza delle nostre teste, appartiene ai resti del Quattrocento, ovvero al pavimento della tardomedievale San Rocco
È composto da basoli piccoli e squadrati...
...che si differenziano da quelli del piano inferiore sui quali stiamo poggiando le nostre ginocchia
Quest’ultimo pavimento è infatti composto da grandi e spesse tessere del X secolo, facenti parte della più antica chiesa di Sant’Angelo di Mammacaro
Il mosaico calcareo è disposto secondo i tipici motivi bizantini: a spina di pesce, a fiori con petali esagonali, a rombi e pentagoni
Ci spostiamo ora verso quella che doveva essere la zona absidale, scendendo così nella parte più profonda dello scavo. Qui individuiamo due sarcofagi, non più integri e quindi difficili da datare...
...si ipotizza che possano risalire a un periodo precedente a quello bizantino, forse paleocristiano
Continuiamo il nostro percorso e all’altezza del lato sud notiamo i resti di un muro e di quelle che dovevano essere delle colonne del tempio del X secolo
È possibile anche intravedere due delle pareti che delimitavano le navate, sempre in materiale calcareo
Un blocco di roccia sinuoso lascia anche immaginare la presenza in questo punto di alcune arcate
Su un muretto di pietre ne scorgiamo poi una dipinta di rosso scuro: un prezioso frammento di affresco che secoli fa colorava le pareti del tempio
E proprio mentre stiamo per uscire, ci ritroviamo davanti all’ultima sorpresa del luogo: un osso integro, probabilmente una tibia, appartenente a uno dei corpi che un tempo furono seppelliti qui
Ma è arrivato ora il momento di alzare la testa. Su di noi, attraverso la botola, intravediamo gli accesi dipinti della sovrastante chiesa del Carmine...
...mentre una scala è lì pronta a farci risalire in superficie. E così giunge al termine il nostro viaggio tra le vestigia di una città antichissima nascosta sotto gli ignari piedi dei baresi