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Il silenzioso Borgo Sette Torri
Un luogo dal nome medievale, immerso tra gli ulivi e "disperso" nell'agro tra Bitonto, Terlizzi e Giovinazzo. Oggi vi parliamo del misconosciuto borgo Sette Torri, silenzioso villaggio sorto addirittura agli inizi dell'800 e composto da una ventina di ville signorili lontane sette chilometri dal più vicino centro abitato (foto di Nicola Imperiale)
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La strada per raggiungere Borgo Sette Torri, silenziosa frazione di Giovinazzo. Dal centro abitato percorriamo la sp 107 e dopo cinque chilometri svoltiamo a destra sulla sp 55. Guidiamo per un altro chilometro e mezzo prima di girare a sinistra in strada vicinale Palmento Cotugno, sulla quale troviamo una prima indicazione del borgo
Svoltiamo ancora nella prima arteria che si presenta sul lato sinistro, quella che tra pittoreschi muretti a secco ci porta finalmente a destinazione
Subito sulla destra notiamo una prima dimora in stile liberty che si affaccia su un prato poco curato
Il bianco delle lesene e il verde scuro delle persiane spiccano sulle sue graziose pareti rosa
Proseguiamo per qualche altro metro e sullo stesso lato balza all'occhio una candida edicola votiva risalente al 1899
Sull'altro ciglio della strada invece da un'inferriata pende un cartello marrone con la scritta bianca "rallentare": più che un avvertimento per gli automobilisti sembra un invito a dimenticare la frenesia urbana
Giungiamo così nel cuore del borgo, una piazzetta dove non si vede anima viva e la quiete regna sovrana. Sulla destra si affaccia quello che secondo alcuni molfettesi conoscitori della zona è il primo edificio a esser stato costruito nel borgo: una masseria a due piani "protetta" da una fila di ulivi
Lo stabile ha una cappella annessa: il suo ingresso è sormontato da un architrave con un'iscrizione del 900, una finestrella rotonda e il simbolo nobiliare degli Uva, famiglia originaria di Molfetta
Proseguiamo lungo l'unica lingua d'asfalto che solca la località, imbattendoci in alcune abitazioni più moderne
Ma ancora della presenza umana non c'è nemmeno l'ombra: nè un bar, nè un ufficio postale, solo tanti gatti che ci osservano pigramente nei pressi dei cancelli
Lasciamo alle nostre spalle un'altra nicchia religiosa e ci soffermiamo su altre due costruzioni posizionate sulla sinistra
La prima, con un ampio terrazzo dotato di fioriere, è contraddistinta da un cartello "vendesi" sull'ingresso e l'anno 1880 inciso sullo stipite
La seconda, munita di un grande cancello verde, presenta una targa commemorativa risalente al 1773: un periodo che dunque precede la datazione ufficiale del villaggio
Un mistero che cerchiamo di chiarire con il proprietario dello stabile, il molfettese Giampiero Giovine, l'unica persona che incontriamo durante l'esplorazione. «Il borgo risale all'800 - afferma il signore -. Questa targa, trovata durante la ristrutturazione della villa, potrebbe essere stata portata al suo interno in un secondo momento»
Salutiamo il proprietario e continuiamo il cammino, scorgendo in lontananza la mole di un'antenna che stona in questo paesaggio dominato dalla natura silente
Dopo una manciata di passi la strada passa tra due magioni rosse poste una di fronte all'altra. Quella a destra, ben tenuta, ha un curioso torrino circolare svettante dal tetto
Quella a sinistra invece è la più grande costruzione del borgo: realizzata in stile liberty, reca la scritta "Regia domus" sulla cima della facciata ed è stata recentemente trasformata in un'elegante sala ricevimenti
Il suo giardino è disseminato di enormi pini...
...popolati da vivaci pappagalli e taccole
Avanziamo ancora, notando come le case diventino sempre più rade, fin quando la strada finisce e si perde tra le campagne. Poco male, visto che tornando indietro avvistiamo all'orizzonte l'intera Giovinazzo: un panorama spettacolare, contemplato da un posto dove il tempo sembra essersi veramente fermato