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Il Palazzo dell'Acquedotto Pugliese
Il Palazzo dell'Acquedotto pugliese in tutta la sua magnificenza
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L'edificio si trova in via Cognetti 36, dove le bianche pietre di Trani del suo rivestimento duettano col rosso del vicino teatro Petruzzelli
L'acqua domina tutta la struttura, a partire dal grande androne che si apre oltre il pesante portone in legno da cui si accede all'interno dell'edificio
L'acqua domina tutta la struttura, a partire dal grande androne che si apre oltre il pesante portone in legno da cui si accede all'interno dell'edificio: al di là delle griglie in ghisa lavorata, infatti, si intravede la bellissima vetrata sul fondo, le cui decorazioni in metallo nero rappresentano getti d'acqua. "Cela" il cortile interno
Questo elemento è presente nelle forme delle maniglie
persino negli intarsi madreperlacei dei tavoli creati dallo stesso artista: sembra di sentirne lo scroscio
Le finestre si susseguono su ogni pianerottolo
al pari di un'anfora in marmo rossastro, dalla quale sgorga un getto d'acqua inciso nel marmo bianco
Nelle vetrate sono riprodotte altre anfore dalle quali esce una spiga: tra le anfore e le spighe si scorgono una C rovesciata, a formare un arco e una D che la incontra: le due lettere e la spiga sono la firma del Cambellotti
Un altro esempio della firma del Cambellotti, ripèrodotta su una tenda degli appartamenti privati nel piano superiore
la ritroveremo, in arancione, sulla tela del "salottino", al primo piano, quello degli uffici di rappresentanza
La tela è dominata dalla rappresentazione della nostra regione, sovrastata dalle immagini di San Michele Arcangelo, San Nicola e Sant'Oronzo, cioè i protettori delle tre province esistenti al momento della creazione dell'Acquedotto. A destra c'è Nettuno che domina una creatura marina, a ricordare il forte legame dei pugliesi con il mare, mentre a sinistra c'è una donna che versa l'acqua da 12 anfore
Usciti dal salottino, raggiungiamo il Salotto della Presidenza, dominato da una tela triangolare che occupa quasi tutta una parete, con propaggini lungo la parte superiore delle altre pareti. Nell'alto del dipinto principale compaiono edifici romanici che richiamano il borgo antico di Bari, ma che sfumano, in basso, in strutture più astratte che ricordano invece aree industriali: il Cambellotti, esponente dell'Art Nouveau, aveva sposato la cugina del futurista Boccioni, la cui influenza è evidente
Frontalmente a questa tela, si entra nella Sala del Consiglio, dominata da tele che si rincorrono per tre pareti
Ritraggono una tipica scenetta agreste pugliese, con gli ulivi utilizzati per stendere i panni e l'immagine di un canale che sfocia in fonti d'acqua in marmo, nella parete centrale.
Ai due ingressi dalla sala campeggiano quattro statue di donne che versano acqua in una conca
Si tratta in realtà di lampade da parete.
L'appartamento presidenziale si trova al secondo piano e constava di 11 ambienti più accessori. Oggi ne sopravvivono cinque: tre dell'appartamento vero e proprio e due ex uffici in cui sono stati sistemati i mobili più belli del Cambellotti
Il primo ambiente è un ufficio, a sinistra c'è la stanza dei bambini, dove tutto è riprodotto in duplice copia. Spicca la vetrata colorata che ora si trova davanti alla finestra e che un tempo immetteva nella stanza dei giochi, poi diventata archivio. I segni di una crepa sembrano quasi la cicatrice di una ferita inferta da un distratto impiegato che si lasciò sfuggire una mensola, rompendo la vetrata, che da allora fu spostata qui
A destra del piccolo ufficio, si trova la ex Sala da ballo, che i fratelli Calò Carducci hanno ribattezzato "La Sala del Rammarico", perché nel 1957, sotto la presidenza di Giuseppe Mininni, tutto ciò che adornava la stanza fu eliminato, a cominciare dalla "Fontana delle chiocciole", per finire alle statue in marmo e alle cornici delle porte. Oggi non rimangono che il pavimento in marmo e i mobili da ufficio disegnati e realizzati dallo stesso Cambellotti
La visita termina nel cortile interno: al centro troneggia una fontana il cui tronco centrale in pietra di Trani è oggi rivestito dal Capelvenere, una felce. La colonna è sovrastata dagli stemmi di otto province e sorge da una vasca bianca e azzurra: le fasce azzurre, che riprendono il movimento delle onde, sono fatte da piccole tessere in pasta di vetro di Murano. Nella pavimentazione si alternano marmi di Trani e pietra lavica
Il cortile, di forma geometrica, si comporta come una cassa acustica e qui si può parlare a voce normale, sicuri di poter essere sentiti da chiunque. Si pensa però che questo effetto sia stato casuale e non cercato nella progettazione
Bisce d'acqua in metallo si inseguono lungo le giunture degli otto tubi che fanno defluire l'acqua piovana: questo animale un tempo veniva utilizzato per mantenere pulite le cisterne. Per Cambellotti dovevano rappresentare la purezza dell'acqua
Per lo stesso motivo, anche i cavalli, che bevono solo acqua pulita, sono stati riprodotti dal Cambellotti a più riprese nell'arredamento e nei dipinti.
Un dettaglio del "getto d'acqua" in marmo della fontana, sullo sfondo si intravede una delle bisce decorative
La nostra visita finisce qui, da dove siamo partiti, nell'antro del palazzo. Prima di salutarci però l'usciere ci accompagna per un ultimo scatto di tutta la scalinata, anch'essa frutto della mente inesauribile di Duilio Cambellotti