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Il Museo Nicolaiano di Bari
Un luogo sorprendente dove non solo viene raccontata la storia del Patrono di Bari, ma in cui è possibile ammirare alcuni preziosi reperti provenienti dall’epoca romana, bizantina e normanno-sveva della città. È il Museo Nicolaiano, una collezione poco pubblicizzata ma che svela al visitatore la Bari antica e “sepolta”. Al Nicolaiano si può ripercorrere la storia del capoluogo pugliese attraverso sculture, capitelli, pergamene e sarcofagi salvatisi nel corso dei secoli, i quali vanno ad aggiungersi ai quadri e agli oggetti sacri che riguardano la figura di San Nicola (foto di Francesco De Leo)
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Per visitare il Museo basta spostarsi alle spalle della Basilica, lì dove in largo papa Urbano II, accanto al grande arco che conduce sul lungomare, si apre l’entrata della collezione, situata all’interno di un edificio di epoca fascista sorto al posto dell’antico Ospizio dei Pellegrini
Il nostro viaggio comincia al piano terra, con la sezione dedicata alla Bari romana
Catturano immediatamente la nostra attenzione due statuette fittili, cioè di terracotta, raffiguranti due donne, donate alla Basilica da un benefattore
Come si evince dalla loro acconciatura, le donne avevano uno status sociale differente. Una ha infatti i capelli sciolti, il che suggerisce che fosse nubile...
...mentre l’altra li porta legati a cono, segno del suo essere una matrona, cioè sposata con un uomo libero
Proseguendo notiamo un busto di marmo, nerboruto e privo di arti e acefalo: si tratta di una testimonianza barese del culto di Mitra, il dio del Sole. La scultura si trovava nell’area dell’odierna cittadella nicolaiana
Accanto invece si trova un’anfora di media grandezza...
...in origine caratterizzata da un lungo peduncolo posto nella parte inferiore, pervenutoci però mancante della sua metà
Lasciati i reperti di epoca romana, entriamo nell’area dedicata all’età bizantina della città. Qui ci imbattiamo in due opere di marmo. La prima ritrae una leonessa stilofora (portatrice di colonna), che fungeva da ornamento collocato all’esterno del Palazzo del Catapano (che fu abbattuto per far posto alla Basilica)
L’animale è rappresentato con una criniera, come se fosse un maschio. Probabilmente l’autore non aveva mai visto un leone. Comprendiamo però il suo sesso dal cucciolo che porta in bocca: simbolo di protezione, scelto per suscitare la benevolenza divina
La seconda opera è un capitello a stampella raffigurante due scimmie
I primati avevano però in età bizantina un’accezione negativa perchè visti come una cattiva imitazione dell’uomo e quindi opera del demonio
Giungiamo ora alla parte dedicata al periodo Normanno-Svevo. Bari fu conquistata dal re normanno Roberto il Guiscardo nel 1071. Pochi anni dopo, nel 1087, avvenne la traslazione delle ossa di San Nicola da Myra a Bari. Dell’evento è qui conservata un’eccezionale testimonianza: una pergamena del 1175 contenente la lista dei nomi degli eredi dei 62 marinai che trasportarono le reliquie in città
Più avanti ecco la corona normanna di Re Ruggero II, sostituita però da una copia perchè l’originale è temporaneamente esposta nel museo di Mannheim, in Germania. Risalente al XII secolo, vede sulla sua superficie una sottile decorazione con motivo a foglie, che si interrompe sulla fronte per lasciare posto a tre placchette applicate raffiguranti altrettante figure di angeli
Nel Museo è anche conservata una pergamena originale di Federico II
Al suddetto atto è legato con un nastro rosso lo stemma ufficiale reale in cera d’api, sul quale si vede l’imperatore che stringe fra le mani un globo e uno scettro: i simboli del sacro romano impero
Saliamo ora al primo piano, dove sono esposte altre opere che raccontano la storia antica della città. C’è ad esempio un sarcofago di marmo della seconda metà del 1200 appartenente probabilmente a Roberto da Bari, ricco notabile noto per aver firmato nel 1268 la condanna a morte del figlio di Federico II, Corradino di Svevia
Disposte su una parete notiamo invece quattro lastre in marmo. Si tratta di plutei: balaustre rettangolari adibite a dividere in due parti un edificio. Le due poste più in alto sono addirittura di epoca longobarda, del VII-VIII secolo e raffigurano una sfinge...
...e un leone
Quelle collocate inferiormente sono bizantine, dell’XI secolo: finemente elaborate e colorate sia nei motivi che nelle figure...
...rappresentano un angelo e due grifoni
Questo livello dell’edificio è però prevalentemente dedicato al culto di San Nicola. Vicino all’ingresso ci imbattiamo nel quadro che raffigura il Patrono, quello che il 7 maggio viene posto sul peschereccio che parte da San Giorgio per arriva al porto vecchio di Bari dove viene “raccolto” dal corteo storico e condotto sino alla Basilica
La preziosa immagine risale al 1627 (l’aureola sopra il capo è però dell’800) ed è firmata da “Simplicius” dal latino simplex (semplice), parola che si usava all’epoca per indicare un artista che non voleva apparire
Il viaggio prosegue con un altro importante reperto: il pastorale dell’abate Elia, prelato promotore della costruzione della Basilica. L’oggetto è di avorio e di legno e gli fu conferito quando divenne arcivescovo della diocesi di Bari e Canosa
Nella collezione non possono mancare le bottiglie di vetro contenenti la manna, liquido proveniente direttamente dalle ossa del Patrono che viene raccolto il 9 maggio di ogni anno. I contenitori sono stati dipinti dall’artista Michele Montrone , attivo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900
L’ultima chicca del Museo è il piano interrato, che custodisce particolari oggetti votivi
Tra questi i candelabri d’argento donati da Putin quando visitò Bari nel 2007...
...e il pastorale di Papa Giovanni Paolo II, offerto dal pontefice nel 1984 quando fu accolto calorosamente nella città di San Nicola