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Il museo dell'enoteca De Candia

Bari 8 foto 18 November 2016

È uno dei negozi più antichi di Bari, è molto conosciuto in città, ma in pochi sanno che al suo interno, proprio in quei locali dove durante la Seconda Guerra Mondiale ci si rifugiava per sfuggire ai bombardamenti, è custodito un “museo del vino”. È questa la particolare storia dell’enoteca De Candia, storico esercizio commerciale situato nel quartiere Carrassi, in via Buccari (Foto di Katia Moro e Gennaro Gargiulo)

8 fotografie
L'attività, sita in via Buccari, nacque come osteria su iniziativa appunto dei De Candia, famiglia proprietaria di aziende vinicole che, a partire dal 1948, dette vita ai primi imbottigliamenti prima di trasformare vent'anni dopo il luogo di ristoro definitivamente in enoteca
L'attività, sita in via Buccari, nacque come osteria su iniziativa appunto dei De Candia, famiglia proprietaria di aziende vinicole che, a partire dal 1948, dette vita ai primi imbottigliamenti prima di trasformare vent'anni dopo il luogo di ristoro definitivamente in enoteca
L'attuale titolare è Italo De Candia, venuto al mondo proprio negli scantinati della rivendita nel corso di un raid aereo degli Alleati del 1940
L'attuale titolare è Italo De Candia, venuto al mondo proprio negli scantinati della rivendita nel corso di un raid aereo degli Alleati del 1940
Il ritratto del nonno di Italo che durante la guerra usò i sotterranei come rifugio antiaereo
Il ritratto del nonno di Italo che durante la guerra usò i sotterranei come rifugio antiaereo
Non è difficile capire dunque perchè Italo tenga particolarmente a quegli spazi sotterranei, che dal 1968, da quando cioè ha preso in mano le redini del negozio, ha riadattato in museo. L’interessante mostra consiste oggi in una raccolta di circa 800 oggetti tra bottiglie pregiate e antichi attrezzi usati per l'imbottigliamento
Non è difficile capire dunque perchè Italo tenga particolarmente a quegli spazi sotterranei, che dal 1968, da quando cioè ha preso in mano le redini del negozio, ha riadattato in museo. L’interessante mostra consiste oggi in una raccolta di circa 800 oggetti tra bottiglie pregiate e antichi attrezzi usati per l'imbottigliamento
Il primo marchingegno che attira la nostra attenzione è una datata infiaschettatrice metallica usata proprio per imbottigliare, costituita da sei bocchettoni a cui venivano attaccate le bottiglie per essere riempite. Fu usata dagli anni 30 agli anni 70, prima di diventare obsoleta a causa della meccanizzazione di questo processo
Il primo marchingegno che attira la nostra attenzione è una datata infiaschettatrice metallica usata proprio per imbottigliare, costituita da sei bocchettoni a cui venivano attaccate le bottiglie per essere riempite. Fu usata dagli anni 30 agli anni 70, prima di diventare obsoleta a causa della meccanizzazione di questo processo
Il vino giungeva all’infiaschettatrice tramite dei tubi attaccati posteriormente e collegati ad una pompa idraulica, un altro pezzo del museo (qui posizionata tra due bottiglie). Quest'ultima spingeva il vino verso l’alto tramite la forza della pressione dell’acqua
Il vino giungeva all’infiaschettatrice tramite dei tubi attaccati posteriormente e collegati ad una pompa idraulica, un altro pezzo del museo (qui posizionata tra due bottiglie). Quest'ultima spingeva il vino verso l’alto tramite la forza della pressione dell’acqua
Mimetizzati in questo scrigno di ricordi ci sono anche due grandi dischi in canapa dotati di un foro al centro. Venivano posti tra una pompa e l’altra e avevano la funzione di filtrare il vino travasato trattenendo tutte le impurità e lasciando passare solo il liquido depurato
Mimetizzati in questo scrigno di ricordi ci sono anche due grandi dischi in canapa dotati di un foro al centro. Venivano posti tra una pompa e l’altra e avevano la funzione di filtrare il vino travasato trattenendo tutte le impurità e lasciando passare solo il liquido depurato
La piccola botte al centro della foto fungeva, negli anni 20, da unità di misura per calcolare quanto vino si andava a caricare dalle cantine
La piccola botte al centro della foto fungeva, negli anni 20, da unità di misura per calcolare quanto vino si andava a caricare dalle cantine